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Saggistica RECENSIONE DEL LIBRO
l’immaginario pasoliniano. Non è possibile distinguere
il Pasolini scrittore da quello regista e autore teatrale. Il suo immaginario,
nella moltitudine sterminata di richiami, è profondamente unitario nelle
diverse espressioni artistiche; non è un caso che il primo approccio con
il dramma greco - la traduzione dell’Orestea di Eschilo nel 1959
- avviene mentre Pasolini prepara il suo esordio cinematografico. Il processo
di industrializzazione selvaggia nella società italiana del dopoguerra,
tema centrale della riflessione pasoliniana, rivive nello scontro tra i
poteri primordiali delle Erinni e l’Assemblea, nel rapporto tra mito
greco e mondo contadino. Così un nuovo razionalismo tecnologico (e consumistico)
distrugge le culture locali, i dialetti ; il recupero e
Le tre grandi tragedie greche, l’Orestea, l’Edipo re e Medea, diventano le tappe di un percorso artistico e poetico tra cultura arcaica e moderna, tra speranza e sfiducia verso un pensiero occidentale ricco di dubbi e contraddizioni. Una ricerca lontana dalla riproduzione meccanica per il reale, di tipo naturalistico ; nel continuo scontro tra mitico e realistico nasce una “messa in scena” aspra e originale, autentica cifra espressiva e dell’intero corpus pasoliniano. Ciò che più impressiona positivamente del libro è il continuo confronto tra testo e immagini, tra mito e letteratura. L’impaginazione è di taglio accademico, arricchita da 18 foto (in b/n) ; nonostante la complessità degli argomenti trattati, la lettura si rivela molto stimolante anche per il carattere interdisciplinare delle analisi. Uno strumento ricco di contenuti, indispensabile per avvicinarsi alla lettura pasoliniana del mito greco.
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