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Libri La lunga strada di
sabbia
di Philippe Séclier [da La lunga strada di sabbia, Contrasto, 2005]
Nel 1959, quando pubblica il suo secondo romanzo Una vita violenta, Pasolini collabora ancora con diverse riviste. Per "Successo" si lancia quell’anno, al volante della sua Fiat Millecento, in un periplo lungo le coste italiane, da Ventimiglia fino a Trieste, e ne scrive il resoconto in La lunga strada di sabbia. L’anno seguente scriverà la sceneggiatura del suo primo film, Accattone, uscito nel 1961. Mi accorgo oggi che in ognuno dei miei soggiorni in Italia, in un modo o nell’altro, ho incrociato Pasolini, fino a quando poi La lunga strada di sabbia non mi ha portato sulle sue tracce: allora ho voluto mettere i miei passi dietro ai suoi, vedere ciò che lui aveva visto, capito e sentito, lanciarmi a mia volta su quella strada in sua compagnia, seguendola come lui l’aveva descritta. Così, nell’estate 2001, con i miei amici cileni Samuel Leon e Pedro Micelli, due documentaristi, mi metto in cammino. In ogni foto che scatto spero ci sia un’eco di ognuna delle sue parole. Spesso indizi diversi mi conducono in un luogo piuttosto che in un altro, ma rispondo sempre senza esitazione a questi ripetuti richiami che diventano incontri sconcertanti. Al mio arrivo a Ostia, dove Pasolini è stato ritrovato morto nella notte tra il primo e il due novembre 1975, scopro i resti di una corona di fiori. A Ischia vado all’albergo Savoia, dove Pasolini ha soggiornato. L'hotel è in abbandono. Al primo piano, quasi completamente distrutto, vedo una chiave ancora inserita nella serratura di una porta aperta su una stanzetta tutta sfasciata, con i mobili polverosi, dove una valigia e un mucchio di manoscritti sparsi sul pavimento sembrano aspettare me. Più lontano, in un vecchio salone di barbiere di Cutro, in Calabria, c’è la fotografia incorniciata di un Pasolini radioso: un’apparizione sorprendente, in questo paese che l’aveva così fortemente ‘‘impressionato’’ e dove sarebbe nata la famosa polemica sui ‘‘banditi’’. A Selva di Fasano, in Puglia, ci siamo appena ripresi dal furto dei bagagli nella nostra automobile, i miei due compagni e io, che una Fiat Millecento sbuca da un incrocio e si mette proprio davanti a noi: lo stesso modello a bordo del quale Pasolini viaggiava nel 1959! Dopo qualche chilometro, lo confesso, ho creduto di avere davanti a me la mia guida in persona. Al nostro arrivo a Trieste ci sorprende un temporale simile a quello che esplode nelle pagine di Pier Paolo Pasolini. In che modo allora interpretare questo cumulo di coincidenze e molte altre ancora? Non lo so ma il mio unico obiettivo, da quel momento, è stato di liberare questo viaggio da ogni suo significato dando voce a tutti i segni che l’hanno costellato. Quel cielo scuro di Trieste, cosa intendeva dirmi che ancora non comprendevo, nonostante le ombre che avevo sottratto alla luce?
Vedo che il dattiloscritto comincia a Ostia e scopro ben presto che in quei foglietti ingialliti molti brani sono inediti, probabilmente tagliati dalla redazione del mensile "Successo". Quanto alle due pagine manoscritte, portano l’intestazione dell’Albergo Savoia dove avevo scovato quei fogli abbandonati... Seguendo i consigli complici di Graziella, vado a Bologna, al Fondo Pasolini, presso la Cineteca. Trovo gli articoli apparsi sulla stampa calabrese, dopo il passaggio di Pasolini a Cutro e relativi alla polemica sui banditi. Ripenso spesso a quella fotografia un po’ sfocata dove ho visto Pasolini in giacca e cravatta, in mezzo ad una stanza affollata; ora mi sembra sempre più nitida... Non mi resta altro da fare che cercare di contattare Paolo di Paolo, il fotoreporter che aveva avuto l’idea del viaggio, nel 1959, e il cui testo il direttore della rivista Arturo Tofanelli affiderà a Pasolini. Rintraccio il suo indirizzo quasi miracolosamente alla Cineteca di Bologna. Paolo di Paolo mi riceve nel suo studio, a Roma. Generosamente mi mostra documenti, provini. Su uno di questi si vede la sagoma di un uomo ripreso contro il mare. La foto è stata scattata a Genova. E il solo ritratto che Paolo di Paolo ha realizzato di Pier Paolo Pasolini durante il reportage. Per la prima volta, posso leggere il volto della mia guida. Il mio viaggio è finito.
Il fotografo Paolo di Paolo ricorda quei giorni con lo scrittore, di Laura Lilli prime 5 pagine de "La domenica di Repubblica" 25 settembre 2005
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nel libro di Philippe Séclier La lunga strada di sabbia edito da Contrasto, settembre 2005 |