Libri

"Pagine corsare"
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Il Vangelo secondo Matera
di Domenico Notarangelo
Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria 2008
Recensione di Damiano Laterza, "Il Sole 24 Ore" 7 febbraio 2008
'Il Vangelo secondo Matera', copertina del libro

Da Ostia a Matera: Pier Paolo Pasolini. Il ricordo - struggente - di colui che mise le periferie al centro del mondo, riemerge con forza nel volume del giornalista e scrittore lucano Domenico Notarangelo: "Il Vangelo secondo Matera". Notarangelo fu appassionato corrispondente per L'Unità negli anni in cui veniva "scoperta" la questione meridionale. Raccoglieva testimonianze mai udite prima, fotografava, filmava, scriveva. Scriveva di una poetica delle cose - inedite - che il Poeta gli disse a quel tempo: "Finalmente ho trovato la nuova Terrasanta". Laddove il termine, così carico di rimandi biblici, sta ad indicare condizioni di arretratezza del tutto simili a quelle dell'anno zero dell'era volgare. Cioè dell'anno in cui nacque Cristo. Che, forse, oltre Eboli non era mai stato perché ancora lungi da sé il venire alla luce. 

A Matera, Cristo non nasce, perché è qui che vi muore. Tutte le volte, dall'iperuranio marxista e da quello teocratico, dal senso di colpa alla colpa del senso. Notarangelo lo racconta, anche, e soprattutto, per immagini. Che ci dicono di quei sei mesi che Pasolini trascorse in Lucania, lontano da tutto, lontano dal mondo. Vicino ai suoi attori - dalla madre Susanna, allo studente ribelle Irazoqui - e motivato a trasformarli nei simboli di un martirio tutto contemporaneo, pur se di classica e parca forma architettonica. Mesi che l'autore del libro visse a stretto contatto con il maestro. Pasolini gli diede il ruolo del centurione, due battute da pronunciare - di cui una tagliata al montaggio - e il compito di cercar comparse. Di restituire, a quel mondo contadino, dignità letteraria.

"Voglio facce stronze, fasciste..." soleva ripetergli il poeta dei borgatari. Che infatti non si meravigliava più di tanto quando andava a scoprire che quelle facce erano gli stessi giovani della locale sezione del Pci. Quelli che, difendendolo dagli "stronzi fascisti", lo aiutarono nell'impresa. Contraddizioni di un periodo fortemente "ideologico". Era il 1964 e la passione intellettuale non poteva prescindere dal fervore politico. Il giovane Notarangelo bazzicava questi "salotti sottoproletari" e Pasolini gli permetteva, tra le altre cose, anche di scattar foto su set e dintorni. Quelle stesse foto che compongono il volume. Che narra di passeggiate notturne tra i ruderi abitati di una civiltà morta. E tuonava, il regista, contro l'abbandono forzato di quelle caverne, le stesse che stava usando per ambientarvi il suo Cristo morto. Le stesse in cui scorgeva le vite di quella gente umile che tanto amava. Matera fu una specie di luogo simbolo in cui fare incontrare il Pasolini antropologo con quello drammaturgo, il poeta col politico, l'artista con i suoi scheletri. E, ancora: Marx e la religione, il bene e il male. Pasolini inventò il Cristo più umano che l'iconografia di tutti i tempi ricordi. E lo fece a partire dall'uomo e dalla sua disperazione geopolitica.

Locandina della presentazione, a Matera, il 12 gennaio 2008
 
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INVITO ALLA LETTURA:
BRANI DI PIER PAOLO PASOLINI


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Il Vangelo secondo Matera, di Domenico Notarangelo

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