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"Pagine corsare"
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L'eresia di Pasolini
L'avanguardia della tradizione dopo Leopardi
di Gianni D'Elia



Logo del quotidiano LIBERTA'Un nuovo libro di Gianni D'Elia. Il poeta ha chiuso il laboratorio a Bobbio presentando il suo libro sul Pier Paolo Pasolini. Per D'Elia, vi è la stessa mente dietro le morti dello scrittore e di Enrico Mattei.

La copertina del libro di Gianni D'EliaLa seconda giornata del laboratorio di poesia Le sudate carte che si è chiusa ieri a Bobbio ha visto di nuovo protagonista il poeta Gianni D'Elia che ha presentato ai partecipanti la sua opera L'eresia di Pasolini - L'avanguardia della tradizione dopo Leopardi, libro arrivato in libreria il 6 settembre con le edizioni Effigie. «La poesia è il vero centro e cuore della polis»: così D'Elia ha voluto proporre la riscoperta di Pasolini a trent'anni dalla morte. «Ho cominciato a scrivere questo libro dopo i fatti di Genova. È rivolto ai giovani del movimento. Perché io penso che per loro sia importante scoprire Pasolini» spiega l'autore. Un saggio che vuole ridare all'autore di Trasumanar e organizzar un posto nel pantheon della “vera” poesia. Ma dove, in una paginetta, si annida un'ipotesi choc sulla sua morte: Pasolini fu fatto uccidere dalla stessa mente che avrebbe fatto uccidere Enrico Mattei. L'autore definisce la sua opera una rilettura critica di Pasolini (1922-1975) come poeta eretico del Novecento italiano.

Per D'Elia, l'autore friulano è stato perseguitato in vita ed è stato apparentemente “scandaloso” nella morte, quando invece il vero scandalo è stato quello “politico”, di chi lo ha fatto impunemente uccidere. «Forse le radici del delitto di Pasolini vanno rintracciate nell'incompiuto Petrolio, una denuncia dell'intreccio corrotto tra i servizi segreti di Stato. Pasolini si è esibito come testimone autentico dell'epoca in cui viveva, sapendo di dover pagare di persona. 

Un autore poliedrico - narratore, critico, cineasta - che non ha mai dimenticato la fontana poetica della sua opera, che avrà varie svolte (almeno tre), e che sarà sempre sul punto di ricominciare dalla propria crisi, nell'analisi della decadenza italiana, frutto della morte dell'umanesimo. Una poetica incoativa, mutante - secondo D'Elia - lega Pasolini a Leopardi, costituendo l'avanguardia della tradizione: una tradizione oppositiva, dantesca, civile e incivile, perché senza cittadinanza politica e letteraria». 

Lo scrittore Gianni D'EliaC'è per D'Elia un nuovo pubblico che aspetta Pasolini: è il grande uditorio che vive la «disperata vitalità» della guerra e della pace cercata. Il libro vorrebbe agevolarne l'incontro, per le generazioni che - lui vivo - hanno mancato, o soltanto in parte trovato. [...]
[LIBERTÁ, 26 settembre 2005]

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Gianni D’Elia (Pesaro 1953), libero docente e traduttore, tiene corsi e seminari di letteratura italiana e francese. Ha fondato e diretto la rivista «Lengua” (1982-1994), collaborando come critico a numerosi quotidiani e riviste. Ha pubblicato il romanzo Gli anni giovani (Transeuropa, 1995) e le raccolte poetiche Non per chi va (Savelli, 1980; Marcos y Marcos, 2000), Interludio (Taccuini di Barbablù, 1984), Febbraio (Il lavoro editoriale, 1985), Città d’inverno e di mare (Campanotto, 1986), Segreta (Einaudi, 1989), Notte privata (Einaudi, 1993), Congedo della vecchia Olivetti (Einaudi, 1996), Guerra di maggio (San Marco dei Giustiniani, 2000), Sulla riva dell’epoca (Einaudi, 2000), Bassa stagione (Einaudi, 2003). Ha tradotto poeti simbolisti e surrealisti: Taccuino francese (Edizioni di Barbablù, 1990), I nutrimenti terrestri di Gide (Einaudi, 1994) e Lo Spleen di Parigi di Baudelaire (Einaudi, 1997). Nel 1993 ha vinto il premio Carducci.

 


L'eresia di Pasolini, di Gianni D'Elia
 

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