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Nove saggi dalla mostra "Palabra de corsario" Madrid, 15 settembre-30 ottobre 2005
Antonio Giménez Merino L'opera matura di Pasolini si è trasformata in oggetto di appropriazione multipla, una volta che la storia ha dato ragione al suo pessimismo intorno alla modernizzazione consumistica. Tuttavia conviene ricordare, in primo luogo, che detta opera va interamente associata a una riflessione sociale complessa e attenta della realtà del suo tempo, ciò che spiega la relazione di Pasolini con gruppi sociali e politici differenti. E contemporaneamente che il suo discorso critico, e il suo pessimismo, avevano a che vedere con un comunismo imparentato con quella cultura della resistenza antifascista che l'accelerazione industriale stava lasciandoosi alle spalle. Pasolini visse fino alla fine come comunista, dentro e fuori dal Partito Comunista Italiano. La sua adesione al marxismo ebbe inizio durante l'occupazione tedesca nella Seconda Guerra Mondiale e si cristallizzò con la sua adesione al PCI nel 1947, quando era già coinvolto attivamente nelle rivolte dei braccianti del Friuli contro i proprietari terrieri della regione e i curati che li appoggiavano (si veda Il sogno di una cosa), poco dopo venne la denuncia omofoba contro Pasolini, la sua espulsione dal partito nel 1949 e il conseguente trasloco a Roma. Benché questi eventi rendessero difficile la sua relazione con il Partito, Pasolini non smise di appoggiarlo, rendendo pubbliche le sue valutazioni delle differenze sul terreno dell'analisi culturale mentre contemporaneamente adottava il sottoproletariato romano come oggetto della sua passione popolare (si vedano Le ceneri di Gramsci e Una vita violenta). Ciò motivò le critiche del Partito ma quest’ultimo ebbe anche un ascolto attento verso Pasolini e i problemi esposti nella sua opera. Pasolini oscillò tra l'accettazione delle istituzioni e il riconoscimento della loro inutilità, con un atteggiamento polemico di fronte a qualsiasi atteggiamento che negasse l’ambiguità e la realtà multiforme individuale e sociale. Questo è l'aspetto centrale del suo dialogo coi lettori che Pasolini tenne dalle pagine del settimanale comunista Vie Nuove tra il 1960 e il 1965 (Le belle bandiere), e in seguito sull'influente rivista Nuovi Argomenti. Nel 1965 Pasolini affermò il suo comunismo ed il suo antidogmatismo nel film Uccellacci e uccellini e dieci anni più tardi pensava ancora che il PCI fosse "l'unica forza organizzata che può contrapporsi alla livellazione culturale, l'unica forza del passato capace di ritrovare nella tradizione operaia e contadina i mezzi necessari per la differenziazione e contemporaneamente per l'unificazione della cultura nazionale" (Il sogno del centauro). Pasolini non ignorava che il PCI fosse l'unico grande partito di masse che non partecipasse al "saccheggio generale" dello stato italiano governato irresponsabilmente dalla Democrazia Cristiana. D'altra parte, nel 1975 i dirigenti della Federazione giovanile del PCI, sensibili al processo di svuotamento della cultura italiana, si trasformarono nei suoi interlocutori privilegiati. Il 24 settembre Pasolini partecipò a una manifestazione convocata dalla federazione romana, dove si discusse sulla tolleranza e la droga. In novembre lasciò scritto il suo "Intervento al Congresso del Partito Radicale" (Lettere luterane), al quale era stato invitato ad andare per la sua simpatia verso la "sincera inquietudine democratica" di Marco Pannella ma nel quale si presentava come "comunista che vota per il PCI e spera molto nelle nuove generazioni di comunisti." Oltre alla sua relazione con il PCI, Pasolini prestò il suo appoggio puntuale a settori sociali contestatori che oggi chiameremmo "antisistemici". Durante il suo breve soggiorno in Usa, nel 1966, si informò sulla lotta degli afro-nordamericani per la conquista dei diritti civili, nella quale entravano in gioco motivazioni pacifiste, religiose e razziali, e partecipò a riunioni di gruppi radicali neri. Nel 1968, nonostante il suo manifesto dissenso culturale e ideale con gli studenti italiani ("Il PCI ai giovani!!", in Empirismo eretico), non sfuggì il confronto dialettico con loro, cosciente che erano portatori anche di una nuova idea di democratizzazione contrapposta alla cultura patriarcale dominante. Inoltre, tra la fine del 1970 e del 1972, collaborò con alcuni giovani del gruppo di estrema sinistra "Lotta Continua" nel documentario 12 dicembre, basato sul massacro terroristico di Piazza Fontana e sulla "strategia della tensione”. D'altra parte, Pasolini intervenne attivamente nel "dialogo" tra comunista e cristiani intorno al Concilio Vaticano II, al quale dedicò il suo Vangelo secondo Matteo. Il suo interesse per il cattolicesimo si doveva alla sua idea di religione spiegata attraverso due millenni di cultura, mentre il suo lato istituzionale - coerentemente con il comunismo di Pasolini e con la sua condizione di perseguito dalla destra cattolica del suo paese - è respinto esplicitamente in opere come quella menzionata. L'opera di Pasolini, finalmente, non può imparentarsi con la cultura gay. La formulazione pasoliniana dell'omosessualità procede da un'esperienza personale molto vincolata alla marginalità e le sue penetranti riflessioni sulla falsa tolleranza sociale intorno al sesso vanno collocate, in ogni caso, nell'ambito della denuncia di un sistema sociale che persegue quei comportamenti privati non coincidenti con la morale egemonica. La delusione di Pasolini sulla sparizione della cultura della Resistenza non implicò, dunque, un'abdicazione al lato emancipatorio del marxismo, del suo aspetto politico-morale. Cercò di comprendere una realtà che era andata al di là delle previsioni antiche e questo spiega la sua attenzione verso le ragioni dei gruppi sociali del suo tempo portatori di alcune forme di alterità.
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