La saggistica
 

"Pagine corsare"
Nove saggi dalla mostra
"Palabra de corsario"
Madrid, 15 settembre-30 ottobre 2005
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Gli scrittori sotto indicati sono autori di alcuni dei saggi preparati per la Mostra Palabra de corsario che si è tenuta a Madrid lo scorso anno dal 15 settembre al 30 ottobre. Le versioni in lingua spagnola - alcune delle quali si trovano nella sezione dedicata alla mostra madrilena -  si riferiscono ai testi pubblicati anche nel Catalogo della Mostra. Per chi fosse interessato, il Catalogo Pier Paolo Pasolini. Palabra de corsario può essere richiesto al Círculo de Bellas Artes, calle Alcalá, 42 - 28014 Madrid ES (tel. +34913605400).
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Bertolucci Casi Castro Cerami Gonzaléz Maresca Merino Montero Santa Cecilia
Bertolucci Casi Castro Cerami Gonzaléz Maresca Merino Montero Santa Cecilia
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Le officine e la sepoltura
Luis García Montero

Pochissimi poemi mi hanno impressionato tanto fin dalla loro prima lettura come Le ceneri di Gramsci. Gli ultimi versi sono rimasti in me come un tono di vita, come un stato morale di pensiero: "Ma io, con il cuore cosciente / di chi soltanto nella storia ha vita, / potrò mai più con pura passione operare / se so che la nostra storia è finita?" Sentii un dolore pungente davanti alla nuova formulazione dell'io e del noi. Un io cosciente, disposto a non tradire la sua vita, e un noi necessario, tanto legato all’evento individuale come a quello collettivo, ma vincolato a una storia cancellata. Pasolini parlava come poeta con l'ombra di Gramsci, come Baudelaire parlava con Parigi, la città che si disfece prima di lui, abbandonandolo al tempo eccedente di una narrazione conclusa. Benché non si trattasse oramai solo di una città, bensì della storia dell'emancipazione umana, quella storia nella quale io avevo incominciato a credere, quella storia che andava a trasformare la malinconia in giustizia. Di che sincerità vitale parlare allora? Può esserci passione in un'esistenza dove gli ideali non coincidono con la vita? 

C'è solo storia nella vita, dice Pasolini. Un'affermazione dura per i nati ed educati nella vertigine del ventesimo secolo che ha significato una minuziosa conversazione con la morte. La barbarie, i campi di concentramento, i dogmi criminali, la perversione dei sogni e la trasformazione di una realtà già disabilitata a pensare alla sua storia politica, nella nostra storia, presuppongono le sfumature di una lunga conversazione con la morte. Era logico che mi colpisse la meditazione di Pasolini in un giardino straniero, davanti alle ceneri di Gramsci, perché io avevo passato la mia adolescenza visitando a Granada l'Orto di San Vicente, la casa di Federico García Lorca, e salendo al Burrone di Víznar, per mettere alcune violette sulla fossa comune dove fu sepolto dopo la sua esecuzione. L'ottimismo che nasce vicino alle tombe normalmente passa presto, e io non tardai molto a comprendere che parlavo con la memoria di García Lorca come Pasolini aveva parlato con Gramsci: una conversazione del ventesimo secolo con i suoi morti, in alcune città e alcuni sogni che si disfacevano dopo averci educati. La Storia si incarica di cercare travestimenti concreti per vestire una vertigine di sempre. 

Non sono molto differenti le tentazioni dei sogni e le tentazioni della ragione, soprattutto quando i sogni si trasformano in una ragione che fa chiudere gli occhi davanti alla vita. García Lorca scrisse su Mariana Pineda, la donna liberale che rappresentò nel secolo XIX la lotta contro l'assolutismo. Il giovane García Lorca volle fare poesia pura, dimostrare come la ragione può ordinare, dominare, trasformare in un'astrazione i sentimenti. Innamorata di un cospiratore liberale che la tradisce, Mariana si stacca dal proprio cuore, cancella se stessa come donna liberale innamorata, e si trasforma in un simbolo di Amore e di Libertà. Cancella la sua identità concreta per trasformarsi in un'idea, come il cipresso delle metafore che smette di essere un albero per trasformarsi in una rappresentazione della morte. Mariana affrontava l'assolutismo politico, dissolvendosi in altro assoluto. Era quella la strada? Pasolini venne a dirmi il contrario, che c'è solo storia nella vita. Per quel motivo il sogno di Gramsci, il mio sogno, il sogno di Pasolini, è un tempo compiuto e marcisce in quello che il poeta italiano chiamò la dopo-storia. Una inattività tragica, perché lo sfruttamento continua a esistere, e in un modo più sanguinante che mai. Non basta neppure la nostalgia di un'epoca nella quale era possibile l'errore, perché la storia ci ha trasmesso la luce. Però la luce a che cosa serve, se non per trasformarsi in un oscuro scandalo di coscienza tra la realtà delle nostre miserie e le bugie astratte dei nostri ideali.

La meditazione di Pasolini in Le ceneri di Gramsci mi aprì il cammino verso le sfumature posteriori della sua avventura intellettuale e vitale. Non volle mai staccarsi dalla tensione, convertita in coscienza, che sorge tra la pace dal sepolcro (dove riposa la storia che lo fece come era) e il baccano delle officine di Testaccio, dove palpitano la sincerità degli istinti e le esigenze di una vita non sognata. Per i cittadini spagnoli che hanno vissuto il cambiamento antropologico da una società povera a una società di domande omologate dal consumo, vi sono poche lezioni tanto profonde, tanto illuminatrici quali quelle che offre l'opera di Pasolini. Essere arrivati tardi all'appuntamento non ci esime da colpe. 

Come piace ricordare Mariano Maresca, citando a Pasolini, i suoi eredi sono una forza del Passato, e solo nella tradizione sta il nostro amore, ma siamo condannati ad essere più moderni di tutti i moderni. Ringrazio Mariano Maresca e Pasolini per avermi aiutato ad accettare con dignità l’attesa di una vita che è la mia e di una storia che non mi appartiene, e a comprendere sempre di più il disprezzo che sento, istintivo, per le vigenti verità del capitalismo. Le ceneri e le rovine mi fanno compagnia in tempo di discariche. 

 


Le officine e la sepoltura, di Luis García Montero
 

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