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aggiornamento a “Pagine corsare” è dedicato a un evento veramente
“speciale”. Dopo una ricerca e grazie alla collaborazione della Compagnia
Nuove Indye ho potuto disporre di un prezioso CD, la Cantata per Pier
Paolo Pasolini, di Giovanna Marini. Il CD è stato registrato
dal vivo nella chiesa di San Lorenzo a San Vito al Tagliamento (Pordenone)
nel novembre 2000, in occasione del venticinquesimo anniversario dalla
morte di Pasolini, dal Quartetto vocale composto dalla stessa Giovanna
Marini e da Patrizia Bovi, Francesca Breschi, Patrizia Masini. Dopo avere
interpellato l’autrice, ho avuto autorizzazione a presentare su “Pagine
corsare” i brani della
Cantata composti su testi dello stesso Pasolini:
sono lieta quindi di proporli ai visitatori di “Pagine corsare”. Un vivissimo
ringraziamento a Giovanna Marini, alla sua arte e al suo impegno ma anche
alla sua squisita cortesia e disponibilità.
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Angela Molteni, agosto 2003 AVVERTENZA Per ascoltare i brani proposti occorre Flash Player, scaricabile gratuitamente da www.macromedia.com/it/ . LINK IMPORTANTI http://www.giovannamarini.it/ Sito ufficiale di Giovanna Marini http://www.cnimusic.it/ Sito della Compagnia Nuove Indye, distributore di CD di Giovanna Marini. http://www.cnimusic.it/giovannamarini/ Sezione della Compagnia Nuove Indye dedicata a Giovanna Marini. Qui è anche possibile, per chi fosse interessato, l'acquisto on line di alcuni CD dell’artista, tra cui la Cantata per Pier Paolo Pasolini. http://www.kataweb.it/community/live/giovanna_marini/ Nel sito Live di Kataweb, due filmati: un concerto e una intervista a Giovanna Marini (16 minuti). . ERA UN MAGNIFICO INSEGNANTE... http://www.kataweb.it/community/live/giovanna_marini/ Kataweb presenta in esclusiva in questo sito alcuni brani dall'ultimo CD di Giovanna Marini, Buongiorno e buonasera, che fa seguito al CD realizzato con Francesco De Gregori, Il fischio del vapore (due dischi da non perdere). Inoltre, sul sito Kataweb si può seguire un'intervista estremamente interessante (16,39 minuti - Windows Media Player oppure RealAudio) alla stessa musicista. In tale intervista Giovanna Marini parla anche di Pasolini e di quanto oggi si senta la sua mancanza... |
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Allora non avevo mai visto Pasolini di Roberto Calabretto [dal fascicolo che accompagna il CD Cantata per Pier Paolo Pasolini]
A quel punto si unì alla discussione Enzo Siciliano ed entrò anch’egli nel vivo del problema. Parlarono così della bellezza e della ricchezza del canto popolare, denunciando l’arretratezza della cultura musicale italiana che ignorava lo studio delle tradizioni orali. Siciliano iniziò così a cantare alcune canzoni degli anni ‘20, mentre Pasolini propose alcune Villotte del suo Friuli. Pagine stupende, come Si saveis ches fantazinis ce che son penseirs d’amoùr che non ho più dimenticato. Fu allora che Pasolini e Siciliano m’invitarono ad andare a Milano dov’erano nate le edizioni dell’"Avanti!". E proprio Pier Paolo mi parlò di un disco, Bella ciao, curato dall’istituto De Martino dove c’era Giovanna Delfini che cantava Bella ciao e Sandra Mantovani”. Nella sua Cantata per
Pier Paolo Pasolini Giovanna Marini è solita iniziare la serata
con questo simpatico aneddoto. Allora, siamo nel 1958, spesso veniva invitata
nei salotti della borghesia romana per intrattenere il pubblico con la
sua chitarra, “rigorosamente classica”. Occasione preziosa per chi come
lei, appena diplomata ai Conservatorio, necessitava di farsi conoscere
e di suonare in pubblico. Nel salotto di Adele Cambria, dove solitamente
si riunivano gli intellettuali che formavano anche l’entourage di Pier
Paolo, aveva così avuto modo di conoscere il poeta di Casarsa in
questo simpatico frangente. Quest’incontro sarà decisivo nel suo
percorso artistico e contribuirà a segnare una ben precisa svolta,
per cui di lì a poco diventerà uno dei musicisti maggiormente
interessanti e significativi dell’universo folclorico italiano.
Ricorda spesso, la cantautrice romana, questo momento. Un momento illuminante che le fece intravedere la bellezza delle culture musicali orali e del canto popolare, e che la portò a conoscere il poeta di cui poi spesso metterà in musica i versi della lirica friulana e della sua produzione teatrale. Tutti conoscono, infatti, le sue musiche di scena per I Turcs tal Friúl, che anni fa hanno ottenuto un clamoroso successo non solo in Friuli ma anche in Italia e in Francia; pochi, invece, sanno che le sue melodie accompagnano alcune poesie de La meglio gioventù, servendosi di una scrittura musicale ricca di pathos e attentissima alle più recenti acquisizioni dell’avanguardia musicale europea. Una scrittura leggibilissima - con frequenti impennate di tono che ricordano gli stilemi dei madrigali, del canto monodico modale e la ballata epico-narrativa - che permette di cogliere le risonanze musicali dei versi de Il dì da la me muàrt, della Dansa di Narcìs, di Amòur me amòur e di EI testament Coràn. Ben aveva colto Michele Straniero la poeticità di questa scrittura quando, già nel 1984, scriveva che la Marini in queste liriche riesce a dar vita ad un “neo-madrigalismo che rappresenta il suo più recente punto d’approdo nella lunga navigazione compiuta tra le due sponde opposte e parallele della musica alta e del canto popolare”. Proprio per questi motivi, proprio a Giovanna Marini verrebbe da pensare quando Pasolini sosteneva la necessità di trovare degli interlocutori con il mondo popolare che sapessero far lievitare questa realtà, dando ad essa una veste colta e lontana dal folclore di facile maniera. Il linguaggio musicale della Marini, cosi ricercato ed elaborato con atteggiamenti compositivi che nascono dall’osservazione dei modi popolari poi decantati in formule compositive moderne, si rivela proprio per questo incredibilmente fedele alla sensibilità di Pasolini. Anche al primo ascolto, infatti, questa musica manifesta subito il grande pregio di saper cogliere nel profondo la sua lirica friulana, contrariamente a tante altre esperienze musicali protrattesi nel corso del tempo che spesso non hanno nulla a che vedere con la natura di queste poesie. Quest’affinità nasce, innanzitutto, da un preciso modo di comporre. “Quando scrivo della musica sui versi pasoliniani - ha detto ancora la Marini - cerco di fare un’operazione ovvia e penso solamente al testo. Però, in questo, normalmente è sotteso un equivoco. Quando uno dice “il testo” si pensa sempre che uno si ispiri in modo diretto, immediato e meccanico, mentre non è così. Meccanico sarebbe fare una musica triste se il testo è triste, se è allegro fare una musica allegra, se è drammatico... Invece a me piace sentirmi leggere il testo, e immaginare dei suoni che si associno a quelli del testo stesso. Il friulano da questo punto di vista è stupendo; è una lingua, di lingua si tratta e non semplicemente di dialetto!, che possiede una straordinaria musicalità. Le sue vocali implicano dei suoni precisi, per cui non si può scrivere una musica al di fuori di quelli, dev’essere una musica adeguata, come altrove ho fatto in altri miei lavori”. Parole, queste, che ricordano quelle note di Enzo Siciliano: “Sera imbarlumida tàl fossal a cres l’aga..., dice la prima poesia salvata per tale dal poeta. E fu subito musica”. Ma non è solo la bravura della cantautrice a rendere possibile queste risonanze sonore dei versi pasoliniani. È anche il suo sentire musicale molto vicino a quello del poeta che, da un lato, volgeva a Bach e Mozart e, dall’altro, alla musica. popolare. Pasolini ha subito fortissimamente il fascino della musica nel corso della sua vita. Un fascino di natura passionale, dato da fortissimi impulsi e folgorazioni nei cui confronti la riflessione razionale che ha costellato la sua attività di polemista e di scrittore, pur sempre viva e interessantissima, resta ancillare e subordinata. Ecco allora i cori bachiani di Accattone, i concerti di Vivaldi in Mamma Roma, i canti popolari nella Trilogia, la Missa Luba congolese nel Vangelo e tutti gli “adagi” musicali che attraversano i suoi romanzi e le sue poesie. La Marini ha saputo scavare
nel profondo non solo dei testi ma anche dell’universo di Pasolini e propone
le sue versioni di alcune liriche (Amòur me amòur,
Il
dì da la me muàrt, Dansa di Narcìs), altri
significativi aneddoti della vita del poeta a cui lei ha avuto modo di
assistere o partecipare e una commovente pagina dai Turcs tal Friúl,
dove la musica, con un seguito di brevi frammenti monodici, contrappunta
suggestivamente le ansie, la paura e la disperazione di un popolo che osserva
il dolore del mondo che scorre sotto i suoi occhi.
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