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La
Roma di Pasolini
A Monteverde, una borgata particolare: Donna Olimpia Negli anni Cinquanta il quartiere
aveva due anime, l’anima borghese e quella sottoproletaria dei palazzoni
di Donna Olimpia. Queste due anime Pasolini volle indagare e rappresentare.
Tra calci al pallone, nuotate
nel Tevere, i primi passi nel mondo del cinema, questi anni a Donna Olimpia
saranno molto fecondi.
Gli sventramenti del centro storico voluti dal fascismo avevano costretto il governo della città a trovare una sistemazione agli sfollati delle case demolite che si aggiungevano agli immigrati e ai senza casa. Erano nate così le borgate ufficiali e, tra queste, Donna Olimpia. Gli enormi casermoni, costruiti dall’Istituto Case Popolari, il n. 5 di piazza Donna Olimpia e il n. 30 di via di Donna Olimpia, erano sorti dal nulla per ospitare migliaia di persone espulse da vari quartieri di Roma. “Borgata di palazzoni popolari, i grattacieli, costruiti nel ‘37, grandi come catene di montagne, con migliaia di finestre, in fila, in cerchi, in diagonali, sulle strade, sui cortili, sulle scalette, a nord, a sud, in pieno sole, in ombra, chiuse o spalancate, vuote o sventolanti di bucati, silenziose o piene di caciara delle donne o delle lagne dei ragazzini. Tutt’intorno si stendevano ancora prati abbondanti, pieni di gobbe e ponticelli...”Così descrive Pasolini i “grattacieli” sorti sulla strada che copre il fosso di Tiradiavoli, la marrana alimentata dalle acque provenienti della valle dei Daini di Villa Pamphili. Ne ricorda la data di costruzione un’iscrizione in rilievo, sulla sommità dell’edificio che si affaccia sul cortile interno: MCMXXXII, X anno dell’era fascista. Accuratamente scalpellate sono invece oggi le insegne del fascio sulle pareti degli altri edifici. E, lì vicino, la fabbrica, la Ferro-Beton: “Il Ferrobedò lì sotto era come un immenso cortile, una prateria recintata, infossata in una valletta, della grandezza di una piazza, o d’un mercato di bestiame: lungo il recinto rettangolare s’aprivano delle porte: da una parte erano collocate delle casette rettangolari di legno, dall’altra i magazzini”.I campi in cui i ragazzi si ritrovavano, irrequieto confine tra periferia e campagna, si riducevano a vista d’occhio. Piazza Donna Olimpia era uno di quegli spazi liberi in cui i ragazzi, tra via Ozanam e via Fabiola, avevano realizzato il loro campetto per giocare a calcio. “... andavano a giocare al pallone lì sullo spiazzo tra i grattacieli e il Monte di Splendore, tra centinaia di maschi che giocavano sui cortiletti invasi dal sole, sui prati secchi, per via Ozanam e via di donna Olimpia, davanti alle scuole elementari Franceschi piene di sfollati e di sfrattati”.Vivevano di espedienti, i ragazzi di Donna Olimpia, e si arrangiavano rubando qualsiasi cosa. Qualcuno finì nel carcere minorile “Aristide Gabelli”, a Porta Portese. Pasolini frequentò i ragazzi del campetto e presto fece parte della squadra; parlava con loro, ne era attratto. Ma fu la periferia romana la vera protagonista delle sue storie. “Non c’è stata scelta da parte mia, ma una specie di coazione del destino: e poiché ciascuno testimonia ciò che conosce, io non potevo che testimoniare la borgata romana”.. |
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