La vita - I luoghi

"Pagine corsare"

La Roma di Pasolini
Monteverde
a cura di Angela Molteni


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A Monteverde, una borgata particolare: Donna Olimpia

Negli anni Cinquanta il quartiere aveva due anime, l’anima borghese e quella sottoproletaria dei palazzoni di Donna Olimpia. Queste due anime Pasolini volle indagare e rappresentare.
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---- Pier Paolo Pasolini si era trasferito nel 1954 a Monteverde, in via Fonteiana a pochi passi da Donna Olimpia, nel palazzo illustrato nella foto qui a sinistra. Proveniva dal mondo contadino di Casarsa e aveva attraversato la periferia lontana e degradata di Ciampino: due mondi in apparenza diversi nei quali cercava quell’umanità incontaminata che per tutta la vita fu la sua ossessione. Il palazzo nel quale si trasferirono i Pasolini era stato appena costruito. Anche qui il padre di Pier Paolo, Carlo Alberto, non dà grande confidenza. Però si adopera per il figlio, fa la spola con la Biblioteca nazionale per procuragli i libri che lui chiede. Nel 1952  era  uscita  l' Antologia della poesia dialettale   e   nel  1955 il Canzoniere italiano. Ragazzi di vita uscirà per
Garzanti alla fine del '55. Due anni dopo lo stesso editore gli pubblicherà la raccolta di poesie Le ceneri di Gramsci. Del '59 è il secondo romanzo Una vita violenta

Tra calci al pallone, nuotate nel Tevere, i primi passi nel mondo del cinema, questi anni a Donna Olimpia saranno molto fecondi.
 

Donna Olimpia
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«Quattro palazzoni tutti collegati fra loro, in modo che le file e le diagonali di finestre non avevano interruzioni e si allineavano tutt'intorno per centinaia e centinaia di metri in lungo e in largo, e così le trombe delle scale, che si 
riconoscevano all'esterno per le enormi file verticali di finestre rettangolari: mentre sotto, tra arcate, sottopassaggi, portichetti, in stile novencento fascista, si stendevano sei o sette cortiletti interni, di vecchia terra battuta, con i resti di quelle che avrebbero un tempo dovuto essere aiuole, tutti cosparsi di stracci e carte, in fondo all'imbuto delle pareti che si alzavano fino alla luna» [Ragazzi di vita].

Gli sventramenti del centro storico voluti dal fascismo avevano costretto il governo della città a trovare una sistemazione agli sfollati delle case demolite che si aggiungevano agli immigrati e ai senza casa. Erano nate così le borgate ufficiali e, tra queste, Donna Olimpia. Gli enormi casermoni, costruiti dall’Istituto Case Popolari, il n. 5 di piazza Donna Olimpia e il n. 30 di via di Donna Olimpia, erano sorti dal nulla per ospitare migliaia di persone espulse da vari quartieri di Roma.

Borgata di palazzoni popolari, i grattacieli, costruiti nel ‘37, grandi come catene di montagne, con migliaia di finestre, in fila, in cerchi, in diagonali, sulle strade, sui cortili, sulle scalette, a nord, a sud, in pieno sole, in ombra, chiuse o spalancate, vuote o sventolanti di bucati, silenziose o piene di caciara delle donne o delle lagne dei ragazzini. Tutt’intorno si stendevano ancora prati abbondanti, pieni di gobbe e ponticelli...
Così descrive Pasolini i “grattacieli” sorti sulla strada che copre il fosso di Tiradiavoli, la marrana alimentata dalle acque provenienti della valle dei Daini di Villa Pamphili. Ne ricorda la data di costruzione un’iscrizione in rilievo, sulla sommità dell’edificio che si affaccia sul cortile interno: MCMXXXII, X anno dell’era fascista. Accuratamente scalpellate sono invece oggi le insegne del fascio sulle pareti degli altri edifici.

E, lì vicino, la fabbrica, la Ferro-Beton:

Il Ferrobedò lì sotto era come un immenso cortile, una prateria recintata, infossata in una valletta, della grandezza di una piazza, o d’un mercato di bestiame: lungo il recinto rettangolare s’aprivano delle porte: da una parte erano collocate delle casette rettangolari di legno, dall’altra i magazzini”.
I campi in cui i ragazzi si ritrovavano, irrequieto confine tra periferia e campagna, si riducevano a vista d’occhio. Piazza Donna Olimpia era uno di quegli spazi liberi in cui i ragazzi, tra via Ozanam e via Fabiola, avevano realizzato il loro campetto per giocare a calcio.
... andavano a giocare al pallone lì sullo spiazzo tra i grattacieli e il Monte di Splendore, tra centinaia di maschi che giocavano sui cortiletti invasi dal sole, sui prati secchi, per via Ozanam e via di donna Olimpia, davanti alle scuole elementari Franceschi piene di sfollati e di sfrattati”.
Vivevano di espedienti, i ragazzi di Donna Olimpia, e si arrangiavano rubando qualsiasi cosa. Qualcuno finì nel carcere minorile “Aristide Gabelli”, a Porta Portese. Pasolini frequentò i ragazzi del campetto e presto fece parte della squadra; parlava con loro, ne era attratto. Ma fu la periferia romana la vera protagonista delle sue storie.
Non c’è stata scelta da parte mia, ma una specie di coazione del destino: e poiché ciascuno testimonia ciò che conosce, io non potevo che testimoniare la borgata romana”.
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RAGAZZI DI VITA, UNO SCANDALO LETTERARIO, POLITICO E GIUDIZIARIO
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La Roma di Pasolini

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