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La
Roma di Pasolini
Nei ragazzi incontrati a Donna Olimpia Pier Paolo Pasolini credette di trovare quello che cercava: furono loro i protagonisti del primo romanzo romano, Ragazzi di vita.
La targa a Pier Paolo Pasolini è stata inaugurata il 15 Ottobre 2005 in Via Abate Ugone (Piazza Donna Olimpia) in occasione delle manifestazioni commemorative a Monteverde a trent'anni dalla tragica morte di Pasolini. Disegnata dallo scenografo Enzo De Camillis, è stata realizzata in collaborazione con lo scultore Alessandro Ferretti e Adriano De Angelis della CineArs. Le borgate costituivano una pericolosa cintura di sofferenza umana e sociale intorno alla capitale. Gli sventramenti del centro storico voluti dal fascismo avevano costretto il governo della città a trovare una sistemazione agli sfollati delle case demolite che si aggiungevano agli emigrati o ai senza casa. Erano così nate le borgate, e tra esse Donna Olimpia. Pasolini diede voce, una voce urlata, a una realtà che, con lui, entrava prepotentemente nel mondo della letteratura. Mentre la società del benessere economico avanzava, quella visibile piaga della borgata faceva scandalo. E quel romanzo, Ragazzi di vita, creò subito scalpore. Si alzarono molte voci di riprovazione, pochi furono i consensi. Anche gli intellettuali del Pci usarono parole forti, emisero la loro condanna, ne denunciarono il vuoto di prospettive politiche. “Tutto trasuda disprezzo e disamore per gli uomini”, scrisse Giovanni Berlinguer. E Carlo Salinari: “Pasolini sceglie apparentemente come argomento il mondo del sottoproletariato romano ma ha come contenuto reale del suo interesse il gusto morboso dello sporco, dell’abietto, dello scomposto e del torbido”. Quando i ragazzi di via Donna
Olimpia lessero le pagine del libro riconobbero solo in parte la verità
della loro vita nella vicende narrate. Vollero discuterne nella sezione
della Fgci e invitarono Giovanni Berlinguer. In quell’incontro, che resterà
per loro memorabile, con grande passione, Pasolini denunciò le tendenze
staliniste del Pci. I ragazzi compresero, stettero con Pasolini. Lui continuò
a frequentare quel campetto dove i giovani si ritrovavano per discutere,
per organizzare la loro vita di emarginati.
"Io mi sono sempre opposto al PCI con dedizione, aspettandomi una risposta alle mie obiezioni. Così da procedere dialetticamente! Questa risposta non è mai venuta: una polemica fraterna è stata scambiata per una polemica blasfema".In un'intervista a Enzo Biagi (1971), che gli chiedeva quali fossero le obiezioni da rivolgere ai comunisti, Pasolini rispose: "Le ho sempre fatte: un eccesso di burocrazia, e l'avere permesso, all'interno del partito, atteggiamenti che sono borghesi: un certo perbenismo, un certo moralismo. Però continuo a votare per loro" [...] "Il mio atteggiamento è di adesione al Pci, perché voto comunista da quando ero ragazzo, dal tempo dei partigiani, sono stato dalla loro parte, benché non iscritto, sono un indipendente di sinistra e la mia posizione adesso è una posizione abbastanza personale, devo dire, perché non sono decisamente nel Partito comunista, benché lo appoggi nei momenti, insomma, di lotta, di emergenza" […].La posizione di Berlinguer e Salinari era condivisa, allora, dalla maggior parte dell’opinione pubblica di sinistra. Nel 1975, anno della morte di Pasolini, nella realtà fortemente mutata, in un’Italia che aveva conosciuto le contestazioni del ‘68 e i profondi cambiamenti nel costume, Giovanni Berlinguer tornò sulle proprie posizioni e nella riedizione del saggio Borgate di Roma [Editori Riuniti, Roma 1975] che aveva scritto con Piero Della Seta nel 1960 prese le distanze dal giudizio di condanna ammettendo l’unilateralità del proprio punto di vista. . 21 luglio 1955, Ragazzi di vita. Segnalazione della Presidenza del consiglio dei ministri al procuratore della repubblica di Milano per contenuto pornografico [Presidenti del consiglio dei ministri: febbraio '54-giugno '55 Mario Scelba; luglio '55-maggio '57 Antonio Segni]. Ragazzi di vita viene sequestrato. È una delle tante, troppe occasioni in cui Pasolini fu sottoposto a procedimenti giudiziari. Pasolini viene citato in giudizio, insieme a Livio Garzanti [editore della prima edizione del libro], dal procuratore della Repubblica di Milano, per contenuto osceno del romanzo, segnatamente alle pagine 47, 48, 101, 130, 174, 227, 231, 242. Il processo, inizialmente, viene rinviato perché i giudici non hanno letto il libro. Dopo quattro udienza, il 4 luglio 1956 il P.M. chiede l'assoluzione degli imputati "perché il fatto non costituisce reato". I giudici accolgono la richiesta e dissequestrano il libro. . . |
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