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Pier Paolo Pasolini
La narrativa
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Amado
mio / Atti impuri
Dal cassetto di
Pasolini
di Renzo Paris
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Se i rapporti di Pasolini con
la sua omosessualità sono stati scandalosamente al centro del suo
personaggio pubblico, nei suoi innumerevoli processi, non hanno avuto la
stessa rilevanza nelle opere che finora ci era dato conoscere. Pasolini
si era voluto comunista e nel legame tra l'omossessuale e il comunista,
lo scandalo giganteggiò, dentro e fuori di lui, fino all'autocensura.
Aveva sempre rimandato la pubblicazione, ad esempio, di due romanzi brevi,
scritti in gioventù, che ora compaiono insieme in un volume intitolato
Amado
mio. I motivi per cui Pasolini ci aveva nascosto questo libro, mentre
pure aveva riscritto e pubblicato, Il sogno di una cosa, sono ormai
consegnati al mistero. Possiamo provare però a fare delle ipotesi.
Innanzitutto, da gran letterato qual era, immaginava postume le opere "non
finite", dove la forma faceva difetto, dove non si usava sufficientemente
il fren dell'arte. Atti impuri, uno dei due romanzi, è stato
rimaneggiato dalla curatrice del volume, Concetta D'Angeli, la quale ha
dovuto svolgere in prima persona anche quelle parti che nel romanzo erano
state scritte in terza. In secondo luogo l'autore di Ragazzi di vita
non volle darsi ancora un volta in pasto a chi lo accusava di essere un
corruttore di minorenni. Sappiamo che gli ultimi anni di vita li passò
scrivendo un romanzo di più di mille pagine, le sue confessioni
omosessuali, che gli editori e gli eredi non hanno ancora inspiegabilmente
pubblicato. .
Pasolini stesso, a chi lo
interrogava sulla sorte del romanzo, come capitò al sottoscritto
pochi giorni prima che morisse, rispondeva che aveva deciso di pubblicarlo
postumo. Ed era certo un discorso velato di ironia. Ma l'ipotesi forse
più convincente è ancora un'altra. Temendo la rottura di
immagine di scrittore impegnato a sinistra, di poeta civile (immagine ormai
consolidata in tutte le storie letterarie) lo scrittore friulano aveva
accuratamente soppresso la sua omosessualità letteraria. La regola
dell'universalità dell'arte, primonovecentesca, aveva prodotto più
d'un'eco in lui. Le ceneri di Gramsci non poteva sopportare nessuna
luce obliqua. Un poeta insomma non accetta etichette di nessun genere.
Ma cominciamo con il primo romanzo del volume, con Atti impuri.
Il giovane Paolo, appena laureato, renitente alla leva, durante la seconda
guerra mondiale, raccoglie attorno a sé un gruppetto di ragazzi
del suo paese e dei paesi vicini e insegna loro soprattutto il piacere
della lettura poetica. .
In questo lavoro gli é
accanto la madre, insegnante di lingue; presenza muta, carica di significati.
I fanciulli sono il vero argomento del libro e soprattutto uno di essi,
tal Nistuti, che Paolo si accorge di desiderare rapinosamente. Nistuti
é figlio di contadini ma anche Bruno, un altro ragazzo che Paolo
vorrebbe far suo, lo è. Mentre Nistuti è innamorato, di Bruno
ama solo il sesso, la sua "volgarità". Ed è qui che Paolo
rivela la sua provenienza di classe, la sua appartenenza alla piccola borghesia
di provincia, che certo non vede di buon occhio il sottoproletariato rurale.
La vicenda con Bruno è la spia che sia per gli omosessuali che per
gli eterosessuali degli anni quaranta, c’è il sesso e c’è
l’amore, due cose separate e distinte. Per Nistuti solo amore, anche se
non sa vibrare di piacere alla vista di un bel tramonto o al suono del
violino o al canto di un usignolo. C’è anche una ragazza in Atti
impuri. Si chiama Dina e passa il suo tempo, lei che conosce musica
e psicanalisi, a cercare Paolo nella boscaglia, mentre rincorre i ragazzi.
La sofferenza amorosa di Paolo, che arriva al parossismo, quasi potesse
essere concepita come un’ossessione senza oggetto, è atroce. Il
giovane insegnante vorrebbe che tutti accettassero la sua omosessualità,
come accettano la sua bravura, la sua bontà. .
Ed è proprio per
via dell’intensità di una tale sofferenza che Atti impuri
non è un romanzo per omosessuali. Certo può dare fastidio
l’idea che l’omosessuale si debba riscattare, debba soffrire, debba sentirsi
muto. La problematica cattolica sollevata dal romanzo non è delle
più attuali. Che cosa ne penserebbe, ad esempio, uno scrittore come
Tony Duvert, che racconta i suoi furenti amori omosessuali in un borgo
dell’Africa del nord in Diario di un innocente (La Rosa editore).
Forse ne sorriderebbe. Il piacere in Atti impuri è tanto
più bramato quanto più lo steccato del divieto è solido.
La carne non ha il colore e i contorni "pagani" dei narratori moderni dell’omosessualità.
Essa è legata ai tizzoni infernali. E così Dio si accoppia
con Mammona. Paolo si muove tra angeli e diavoli, combatte come l’ultimo
dei cavalieri di un romanzo cattolico che in Italia ha avuto altri fautori.
Quello che caratterizza Atti impuri oltre al sapore violentemente
autobiografico, è la energia quasi settecentesca e musicale del
personaggio, che fa volentieri della sua sofferenza teatro, culto della
bellezza, del manierismo. Può sembrare che tra le bellezze naturali
del Friuli, l’amore di Paolo e le atrocità della guerra, non intercorra
alcun rapporto. Invece, almeno ad un livello di intenzioni, non è
così. Paolo nel suo amore si sente "ammalato". E la guerra è
sempre stata una grande malattia. L’unica a far eccezione è la natura,
che sembra non occuparsi, spavalda, delle vicende umane. E’ la spia del
divino sulla terra? .
Il secondo romanzo breve,
un racconto lungo in verità, che ha dato il titolo al volume, è
scritto in terza persona. La forma si presenta subito più accuarata.
Dove in Atti impuri spirava l’aria della patetica confessione, quasi
di fatto personale, in Amado mio tutta la materia omosessuale è
distanziata, alleggerita, ancor più teatralizzata. Desiderio, il
personaggio conduttore del romanzo, che è però corale, inscena
davanti alla platea dei suoi amici, in nottate all’aperto, nei balli, nelle
lunghe giornate assolate, vere e proprie performance. Desiderio è
frivolo, provocatore, "checca". Pretende baci da tutti i ragazzi della
comitiva e soprattutto da uno di loro, soprannominato Iasis, il quale lo
farà ingelosire presto. All’aperto, dove si balla e si canta "Amado
mio", scoppiano come mortaretti, le effusioni, i trasalimenti, le gelosie
e gli accasciamenti del giovane Desiderio. .
Siamo piuttosto dentro un
musicall che dentro un idillio alessandrino, come suggerisce Bertolucci
nella sua bizzarra presentazione. Alla fine degli anni quaranta certo Pasolini
si sente più cresciuto e domina la sua materia con più maestria,
ma la materia gli ha fatto lo scherzo a volte di scomparire, tanto è
stata travestita, allegerita. Si sarà capito a questo punto che
le preferenze del recensore vanno tutte a Atti impuri, che certo
aggiunge e suggerisce come nuove all’itinerario pasoliniano. Amado mio
prefigura invece, scialbalmente, Ragazzi di vita. .
Detto ciò, i due
romanzi, dal punto di vista stilistico, si assomigliano in più punti.
L’estrema letteralità delle scelte aggettivali e sintattiche, la
presenza di frequenti arcaismi fa pensare al giovane Pasolini che si allontana
dal suo infuocato materiale di vita attraverso una ricerca letteraria più
neoclassica che sperimentale. L’amata filologia è presente in entrambi
i romanzi, ma con esiti diversi, se non opposti.
Da "il manifesto" del 29/9/82,
per gentile concessione
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