La narrativa

"Pagine corsare"
Narrativa

"Ragazzi di vita":
Silvio Parrello, uno di loro
A cura di Angela Molteni, con un ringraziamento
a Silvio Parrello e a Pasquale Tracuzzi

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Silvio Parrello nel suo 'Scrittoio'

Silvio Parrello aveva solo tredici anni quando Pier Paolo Pasolini si trasferì a Monteverde ricorda ancora bene il poeta: "L'ho conosciuto al campetto di pallone, quello dove negli anni '70 hanno costruito una scuola. A quei tempi non era facile a Monteverde integrarsi per un omosessuale, ma poi è riuscito a farsi accettare. Aveva una forte passione per il calcio, ed era un grande lottatore: non si riusciva a buttarlo giù se non si era almeno in tre. E poi era un forte nuotatore, spesso andava a Ponte Marconi, dove attraversava il Tevere a nuoto. Era un acuto osservatore, quando ti guardava sembrava avesse lo sguardo a raggi X. A volte passava i pomeriggi a vederci giocare a zecchinetta. Viveva la stessa nostra vita. E quando cominciò a fare i soldi, lasciava la sua 600 che gli aveva regalato Fellini aperta con degli spicci nelle tasche laterali, di modo che noi potessimo prenderli. Poi, quando se ne andò da Donna Olimpia ci rimanem- mo male, ma lui non ci dimenticò mai: quando ci incontrava, anche se si trovava in compagnia di persone famose, ci chiamava sempre per salutarci”.

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Silvio Parrello, ovvero er Pecetto...
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Silvio Parrello vive e lavora da sempre a Roma, quartiere Monteverde - Donna Olimpia. In via Federico Ozanam 134 [tel. 334/1022827: se lo chiamerete per salutarlo penso ne sarà molto felice]. Nel cuore del quartiere, all'entrata di un piccolo locale, Lo Scrittoio, vi è una targa:
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In questo quartiere nacque il famoso romanzo
"Ragazzi di vita" di Pier Paolo Pasolini
"cittadino di Monteverde"
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Qui lavora il pittore-poeta Silvio Parrello. Pasolini fece di lui ragazzino uno dei personaggi principali del suo primo romanzo pubblicato a Roma: Ragazzi di vita. Parrello era er Pecetto.

Ha scritto di lui Giuseppe Espa: «Lo Scrittoio è un luogo magico dove la figura di Pasolini aleggia indisturbata, circondata dai quadri di Parrello e dai suoi famosi omini volanti che una forza centrifuga fa girare vorticosamente. Nella bottega di Parrello si riuniscono spesso persone che Pasolini lo hanno conosciuto bene e che, a chiunque si trovi a passare di lì, raccontano senza retorica e inutili mistificazioni quegli episodi della loro vita trascorsi accanto al grande poeta [...] La gigantesca figura di Pasolini aiutò non poco la già fertile fantasia di Parrello ad intuire nuove vie di comunicazione. Egli cominciò a scrivere piccoli appunti a tratti poetici, poi atti d’accusa contro un mondo vile, malato di protagonismo, arrogante contro i più deboli.».

Alcuni dipinti di Silvio Parrello illustrano questa pagina; le sue poesie sono in gran parte indirizzate a Pier Paolo Pasolini o riguardano i tempi che lo videro amico dello scrittore. Ne proponiamo alcune ai visitatori di "Pagine corsare".

P.P. Pasolini 1952-1975
di Silvio Parrello
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Seduto sul muretto
Pasolini scriveva
tra i ragazzi del campetto
che lui conosceva.

C’era “Gnolo” er lupetto 
coi calzoni alla zuava
er “Zambuia”e er riccetto 
che la scuola marinava.

Nicola il poveretto
che nessuno più scordava
era il quindici di agosto
ai “piloni” si affogava.

Il simpatico “precetto”
che l’america sognava
e Alvaro dentro il lotto
sempre a carte lì giocava.

Con l’amico “Straccaletto”
er “Capello”che cantava
tra di loro anche “Enzetto”
che le cicche raccattava.

Insieme a “Occhialetto”
e ar “Traballa” che rubava
dalla fame era costretto
altrimenti non mangiava.

Er “Pisi Pisi”col banchetto
alle tre carte imbrogliava
un famoso giochetto
che lui stesso inventava.

Con il socio er “Gobetto”
il lunario sbarcava
al mercato fu scoperto
ed in carcere finiva.

Mentre invece er “Ninetto”
il gregge pascolava
negli orti al “Casaletto”
che il nonno possedeva.

Un invalido monchetto
a dirlo ci teneva
fu nel quindici diciotto
in trincea lo perdeva.

Sor Giuseppe er “Trincetto”
le scarpe riparava
calzolaio di rispetto
il confino raccontava.

Colpa fu d’un manifesto
il regime lo arrestava
con Pertini fu interdetto
cinque anni vi scontava.

Questa zona era un ghetto
rischioso a chi vi entrava
con la banda der”Pescetto”
che in agguato li aspettava.

Nella grotta di rimpetto
alla scuola che poi crollava
dall’interno del boschetto
di colpo giù piombava.

Poi negli anni tutto questo
piano piano tramontava
Pasolini cambiò posto
a via Carini se ne andava.

Lo scrittore da noi sotto
di rado ormai passava
era fine cinquantotto
l’Olimpiade incalzava.

Il suo nome si era imposto
nel cinema approdava
“Accattone” aveva scritto
così poi se lo girava.

Puntuale in conflitto
col sistema si scontrava
che vedeva già sconfitto
e un processo gli montava.

La paura era un fatto
che neppure lo sfiorava
più duro era l’impatto
più forte si accaniva.

Ormai dappertutto
il suo nome si sentiva
e arrivò il sessantotto
che gli scontri partoriva.

Stupore destò il fatto
che le guardie difendeva
come poi contro l’aborto
in difesa si schierava.

Piano piano il suo rapporto
col P:C: si incrinava
entrato era in contrasto
in nessuno più credeva.

Rinchiuso nel salotto
su “Petrolio” si impegnava
un libro di contesto
che purtroppo non finiva.

Il due Novembre in quel posto
Pasolini si spegneva
tutta l’arte scese in lutto
e il sipario si chiudeva.


Susanna Colussi
di Silvio Parrello
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Era dolce e minuta
con un grande cuore
la madre istruita
di Pier Paolo scrittore.

A Roma trasferita
affranta dal dolore
per la perdita subita
di guido il suo minore.

Che perse la vita
partigiano di valore
durante una sortita
in aiuto a un superiore.

Una lotta accanita
con in fuga l’invasore
e la gente inferocita
che fucilava il dittatore.

La guerra era finita
si riprese con vigore
su Trieste ricucita
sventolava il tricolore.

L’Italia ripulita
cresceva di spessore
sull’arte rifiorita
spuntava un nuovo fiore:

Era “ragazzi di vita” 
di un giovane autore
un sensibile poeta
regista e narratore

Sognando Pasolini
di Silvio Parrello
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Lassù lo ha chiamato
per la sua cultura
ora è accanto al Creato
angelica figura.

Il vangelo gli ha affidato
rivederne la scrittura
testamento superato
da rileggere con cura.

Un libro rinnovato
di più facile lettura
meglio ancora raccontato
e di ampia più apertura.

Matteo così scalzato
scende in clausura
ormai mummificato
chissà sotto quali mura.

Così io l’ho sognato
una notte fredda e scura
dal genio posseduto
in quel pezzo di stesura.

Da ventanni è impegnato
giunto ormai a chiusura
sarà forse reincarnato
come premio alla bravura.

Ritratto a Pier Paolo
di Silvio Parrello
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Non beveva e né fumava
era forte ed igienista
al pallone lui giocava
la passione dell’artista.

Con la gente conversava
espansivo ed altruista
il suo sguardo folgorava
dal pensiero di un marxista.

con lo Stato si scontrava
come fosse un brigatista
l’arma che impugnava
una penna e carta scritta

con le quali fronteggiava
un sistema camorrista
che in futuro lui vedeva
destinato alla sconfitta.

Puntuale si avverava
così come prevista
lui da tempo riposava
nella terra fredda e angusta.

Una stele ricordava
la sua morte oscura e brutta
in questa Italia che lui sognava
democratica e più giusta.


Ricordando Pier Paolo Pasolini
di Silvio Parrello
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In dono una seicento
ricevette da Fellini
che attingeva in quel momento
dalla fonte Pasolini.

Lo ascoltava attento
mi rammento sotto i pini
tra la valle a frumento
la marana i ”grattacielini”.

Più lontano il convento 
dei frati cappuccini
gli ospedali a monumento
“San Camillo” e il “Forlanini”.

Come un quadro del seicento
appariva oltre i villini
“Buon Pastore” e pale al vento
così andavano i mulini.

Il fascismo si era spento
si rimboccavano le mani
il sogno era giunto
per milioni di italiani.

Con il nuovo parlamento
la libertà gli americani
ed il primo appuntamento
triste fu ai siciliani.

Primo maggio di sgomento
si abbatté sui contadini
con Scelba in quel momento
e i suoi democristiani.

Pasolini già spinto
denunciò le uccisioni
poi negli anni più convinto
attaccò le istituzioni.

Quel grande labirinto
di mafia e corruzioni 
di stragi per l’appunto
e covo di massoni.

Artista di talento
e grandi intuizioni
predisse il fallimento
i processi le prigioni.

Cavalcò il novecento
tra due generazioni
e fu d’insegnamento
con le sue contestazioni.
 


Quella notte all'Idroscalo
di Silvio Parrello
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Notte di terrore
in quel posto desolato
tra i rifiuti lo squallore
una copia dello stato.

Rombo di motore
volto sfigurato
così lo scrittore
venne all’alba ritrovato.

Grande lo stupore
di chi lo aveva conosciuto
forte lottatore,
da un ragazzo lì finito.

Qualcuno pose un fiore
altri ne han goduto
primo fu il potere
da lui sempre combattuto.

All’idroscalo era notte
la luna su splendeva
Pasolini andava a morte
forse già lo sapeva.

Un uomo così forte
a un ragazzo soccombeva
sotto i tiri e le botte
ma chissà chi altro c’era.

In quel mare forza sette 
il suo grido si perdeva
la verità solo in parte
alla fine emergeva.

Il processo tante carte
ma il dubbio rimaneva
con Pelosi in manette
reo confesso che assisteva.

Il giudice e la corte
al fine sentenziava
si chiusero le porte 
e una pietra si murava.

Negli anni la sua arte
in alto lo innalzava
su quelle grandi vette
che nessuno immaginava.

Così a braccia aperte
il mondo lo accoglieva
tra il via vai di biciclette
anche in Cina approdava..

Ai nemici menti abbiette
da lassù li umiliava
quel che in vita lui credette
con la morte si avverava.

Il poeta nel nostro quartiere
di Silvio Parrello
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Abitava a via Fonteiana
da poco costruita
con la madre friulana
su dal nord trasferita.

Sotto c’era la marana
Donna Olimpia la borgata
la campagna romana
e la villa ancora unita.

Lì giocava di gran lena
a pallone la partita
tra i ponti e la fontana
scriveva “ragazzi di vita”.

Che lo portò poi sulla scena
cominciando la scalata
la democrazia cristiana
già da lui processata.

La curia vaticana
dai suoi film umiliata
una mente assai lontana
di trentenni più avanzata.

Si portava sulla schiena
la morte già annunciata
ma quella sua campana
non si è affatto ammutolita
oggi vibra e risuona
dal tempo ingigantita.

Il nostro quartiere
di Silvio Parrello
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La marana col canneto
la valle di Splendore
lungo lo steccato
il gregge a pascolare.

Dal muro recintato
il convento delle suore
lì sotto situato
così era il quartiere.

Con la scuola il mercato
la chiesa il podere
di Casadio arricchito
che fu il primo pioniere.

Era un posto desolato
pieno di zanzare
poi si espanse e frequentato
da Pasolini scrittore.

Regista e letterato
di grosso spessore 
con il suo libro pubblicato
destò molto scalpore.

L’avere narrato
quella Roma popolare
che aveva sempre amato
e si portò nel cuore.

Sino ad essere ammazzato
a Fiumara giù nel mare
da Pelosi bastonato
per il  rifiuto di un  amore.

Era scomodo allo stato
ne fu duro oppositore
anche dentro il suo partito
era visto con timore.

Ma chi lo ha conosciuto
ne sapeva il suo valore
e non ha dimenticato
che fu grande e innovatore.


Pasolini a Casarsa
di Silvio Parrello
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Uno al secolo ne nasce
grande come Pasolini
quando era nelle fasce
imperava Mussolini.

A Casarza lui cresce
su nel nord ai confini
tra le valli e le querce
i granai, i contadini.

In quel posto recepisce
scrive e legge quotidiani
tra il fascismo che perisce
e volontari partigiani.

Il fratello vi aderisce
si da sugli altipiani
e caduto vi finisce
col moschetto tra le mani.

Grave il lutto che patisce
come tanti italiani
poi Badoglio obbedisce
e l’Italia agli americani.

A Roma lui si trasferisce
sotto i Colli Albani
già d’allora intuisce
che saranno i democristiani.

Contro i quali si accanisce
in quegli anni ormai lontani
con un processo li ferisce
e poi finirono in rottami.

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Un artista scomodo
di Silvio Parrello
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Si abbattè come un ciclone
seminò lo spavento
scardinò ogni portone
con la furia del talento.

Investì la religione
in preda allo sgomento
mise a nudo la questione
per la chiesa fu un tormento.

Impose il suo nome
dette inizio al cambiamento
come una rivoluzione
ovunque è giunto.

Il suo Vangelo
di Silvio Parrello
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Il Cristo del suo Vangelo
si abbatté sul cupolone
tremò tutto il battistero
il colonnato ed il portone:

Stordito apparve il clero
sembrò una punizione
indigesto ed amaro
ingerirono il boccone.

Pasolini come Galileo
subì la persecuzione
lontano il medio evo
e non finì in prigione.

Lottò come un guerriero
con impeto e passione
di un regista condottiero
già autore di “accattone”.

Trasmise il suo  pensiero
la verità sulla religione
giunta ormai al giubileo
con la sua contraddizione.

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INVITO ALLA LETTURA:
BRANI DI PIER PAOLO PASOLINI


TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
A "PAGINE CORSARE" 
DA OTTOBRE 1998
















 


"Ragazzi di vita": Silvio Parrello, uno di loro

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