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"Pagine corsare"
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Alla Festa dell'Unità del 1974
Pasolini si riferì a Giorgio Napolitano
"Genocidio"

["Si tratta di un intervento orale alla Festa dell’Unità di Milano (Estate 1974). La stesura scritta è dovuta alla redazione di 'Rinascita'. Vi si sente la mia 'voce' ed è per questo che non escludo dal volume questo scritto ripetitivo e ostinato".
Pubblicato su “Rinascita” il 27 settembre 1974 - Poi in Scritti corsari, Garzanti, Milano 1975]

Pasolini aveva iniziato il suo intervento con una premessa, in cui dichiarava tra l'altro: "[...] ciò che dirò non è frutto di un’esperienza politica nel  senso  specifico, e  per  così  dire  professionale  deIla parola, ma di un’esperienza che direi quasi esistenziale. Dirò subito, e l’avrete già intuito, che la mia tesi è molto più pessimistica, più acremente e dolorosamente critica di quella di Napolitano.

Giorgio Napolitano, attuale presidente della Repubblica, a quell'epoca uno dei dirigenti del Partito comunista italiano, era intervenuto nel pomeriggio di quello stesso giorno alla “Festa dell'“Unità” di Milano criticando a sua volta la pessima direzione del paese da parte della Democrazia cristiana. Ricordo ancora quel discorso, che ascoltai piuttosto sorpresa: Napolitano, infatti, all'interno del Partito comunista italiano faceva parte (insieme a Gerardo Chiaromonte, a Emanuele Macaluso e ad altri) della corrente definita “migliorista” che si rifaceva alle tendenze riformiste di Giorgio Amendola, che prevedevano cioè un graduale allontanamento del Pci dall'ideologia marxista per abbracciare tattiche e strategie riformiste e socialdemocratiche, preferendo il dialogo con partiti più moderati come il Psi e il Psdi, per mettere fuori gioco invece alcuni partiti della Nuova sinistra (tra i quali il più rappresentativo era Democrazia proletaria), che rimanevano fedeli al marxismo ortodosso. In quell'intervento alla “Festa dell'Unità” Napolitano si espresse sorprendentemente con tesi “rivoluzionarie”, lanciando accuse pesanti alla gestione democristiana della cosa pubblica.

La dichiarazione attuale di Napolitano su Pasolini, meraviglia anch'essa, poiché 
l'inquilino odierno del Quirinale non aveva mai nascosto i suoi giudizi critici sullo scrittore.
Napolitano: il pessimismo di Pasolini "non era del tutto infondato" (L'Espresso 22 febbraio 2011)
Gaetano mi scrive: "Sull'ultimo numero de L'Espresso, segnalo un articolo di Walter Veltroni e Gianni Borgna sul caso della morte di Pier Paolo Pasolini. Gli autori ripercorrono le novità emerse negli ultimi anni, una serie di elementi che sembrano cambiare lo scenario che portò, nella notte tra l'1 e il 2 novembre 1975 all'idroscalo di Ostia, all'uccisione dello scrittore. Nella chiusa dell'articolo, Veltroni e Borgna si augurano che gli accertamenti in corso, a partire dai rilievi del Ris dei Carabinieri sul corpo dello scrittore, portino finalmente luce su quell'episodio". 

Sempre con riferimento a Pasolini, nell'intervista che il presidente della Repubblica ha rilasciato qualche giorno fa al quotidiano tedesco 'Welt am Sontag', Napolitano ricorda il suo legame di stima con l'intellettuale casarsese, descrivendolo come 'un visionario - e le sue visioni erano spesso cupe. Ma senza dubbio presagì alcuni sviluppi che poi si verificarono veramente. Il suo pessimismo non era del tutto infondato'. 

Dallo speciale punto di osservazione di un presidente della Repubblica, nella temperie politica che stiamo vivendo, queste parole fanno meditare.
 
 

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Alla Festa dell'Unità del 1974 Pasolini si riferì a Giorgio Napolitano

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