"Pagine
corsare"
Notizie
RIAPERTURA
DELLE INDAGINI PER L'OMICIDIO DI PIER PAOLO PASOLINI
«Sapevano ma hanno
taciuto»
all'Idroscalo 35 anni
di omertà.
Un testimone: "Lo scrittore
gridava mamma mentre in 5 lo ammazzavano"
di Claudio Marincola,
"Il Messaggero" 31 maggio 2010
ROMA
- La verità sulla morte di Pasolini la conoscevano in tanti. Nonni, zii,
nipoti, figli, cugini acquisiti. L’Idroscalo di Ostia era una grande
famiglia, tante parentele intrecciate. Una grande famiglia allargata che
per anni ha custodito un pezzo di verità su uno dei delitti più oscuri
del secolo scorso. «Pasolini è morto davanti a tutti, ci fu anche chi
quella notte prima dell’arrivo della polizia andò lì a vedere il cadavere»,
rivela il figlio dell’uomo che allo scrittore di tanto in tanto affittava
una baracchetta. E’ un racconto molto diverso dalla verità processuale.
Confermato da un altro nipote che ha sempre saputo ma che soltanto ora
ha trovato la voglia di parlare. Unica condizione: «Le dico il mio nome
ma non voglio leggerlo sul giornale».
Tutti zitti. In tanti videro
e sentirono cosa accadde quella notte del 1° novembre 1975. Lo videro
grazie ai fari di un’altra auto che illuminò la scena del delitto. E
sentirono perché sarebbe stato impossibile tapparsi le orecchie e non
udire lo strazio di Pasolini. Il testimone. «Ero piccolo ma
l’ho sempre saputo. Se ne parlava in casa. So come si svolsero i fatti
anche se all’epoca ero solo un bambino». Parla Ottavio M., il nome è
di fantasia anche se le iniziali sono quelle vere. I suoi genitori vivevano
in una casetta abusiva all’Idroscalo. Il padre se l’era costruita da
solo. Erano amici e vicini di casa di Alfredo Principessa e Maria Teresa
Lollobrigida, i due che dissero di aver trovato per primi il cadavere dello
scrittore.
Suo nonno si chiamava Ennio
Salvitti. Fu intervistato subito dopo il delitto da Furio Colombo,
allora cronista de “La Stampa”. Fu l’unico a dire
la verità: «Lo scriva che è tutto ’no schifo, che erano in tanti,
lo hanno massacrato quel poveraccio. Pe’ mezz’ora ha gridato, ”mamma!
mamma! mamma!". Erano 4 o 5». «Ma lei queste cose le ha dette alla polizia?»,
chiese Colombo. «Ma che so’ scemo?», rispose Ennio, il nonno di Ottavio.
Furono la Lollobrigida e
il marito a raccontare in che modo la mattina del 2 novembre, poco dopo
le 6, avevano trovato il cadavere. Scesa dalla macchina lei vide il corpo
che all’inizio le sembrò un sacco dell’immondizia. «Mio marito -
disse agli agenti la donna - doveva andare al lavoro quella mattina e stava
accompagnandomi alla casetta».
Abusivi. «Alfredo e Maria
quella notte avevano dormito all’Idroscalo - ricostruisce quelle ore
Ottavio - Sentirono Pasolini invocare aiuto e uscirono per vedere cosa
stava accadendo. Temevano che fosse mio padre Sergio che non era ancora
rientrato. In quel periodo i miei si stavano separando. Mia madre aveva
un altro uomo, si erano picchiati. Quando videro che non si trattava di
mio padre ma di Pasolini tornarono a farsi gli affari loro».
Lo zio di Ottavio è uno
dei tre figli di Ennio Salvitti. Vive a Roma. «All’epoca avevo 23 anni
ma già non vivevo più all’Idroscalo. Due giorni dopo mio padre Ennio
mi raccontò tutto: quella notte ci fu una caciara infernale. Non potevano
non sentire. Pasolini affittava una casetta per portarci i ragazzi. Mio
padre mi ha sempre detto di aver raccontato anche questo. Sono cose che
qui tutti sapevano. Mi disse anche che di auto qui all’Idroscalo quella
notte ne arrivarono altre».
Pasolini moriva e l’Idroscalo
si girava dall’altra parte. Nessuno diede l’allarme: «In casa avevamo
la luce ma non l’acqua e il telefono. Bisogna arrivare al cantiere navale
e svegliare il guardiano. Nessuno lo fece. Pasolini era quello “famoso”
ma questo non vuol dire che piacesse a tutti...».
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La stele commemorativa
di Pasolini posta dal Comune di Roma nel 205 - Foto di Jordi Corominas
y Julián
LA
PAURA
Avevano paura che se avessero
parlato avrebbero buttato giù le loro casette abusive ignari che qualche
anno dopo le avrebbero demolite. E oggi? Oggi Ennio non c’è più. E
anche Alfredo e Maria, i due che scoprirono il cadavere, sono morti. La
scoperta della verità è una corsa contro il tempo. «Alfredo - racconta
Gino B., un altro parente - non ha mai avuto la patente né posseduto un’automobile.
E poi quel giorno era domenica. Perché avrebbe dovuto andare a lavorare?
Quando serviva si facevano portare dal figlio Franco». |
ALL'IDROSCALO
TUTTI CONOSCEVANO PASOLINI
C’è un altro particolare
che rende più strazianti, se possibile, gli ultimi istanti di Pasolini.
«All'Idroscalo lo conoscevano tutti - riprende Ottavio - ci veniva spesso
per giocare a pallone. E tutti noi conoscevamo molto bene anche Ninetto
Davoli - continua - prima di fare l’attore faceva il fornaretto, veniva
a portare il pane anche a casa nostra». Ninetto si è chiuso in un silenzio
lunghissimo. Un lutto privato, il suo. Ottavio, invece, a un certo punto
della sua vita ha conosciuto Pino Pelosi, |
l’unico
condannato per il delitto. Hanno lavorato insieme in una concessionaria
di automobili vicino Piazza Bologna.
LA
TESTIMONIANZA VERRÀ SENTITA DAL PM FRANCEDCO MINISCI
La testimonianza di Ottavio
e di suo zio potrà essere utile al magistrato Francesco Minisci che ha
riaperto l’inchiesta. In attesa che i Ris, il Reparto speciale dei carabinieri
concludano l’esame dei reperti trovati quella notte accanto al corpo.
I risultati si conosceranno a giugno. |
«PENSAVAMO
DI COSTRUIRE UNA PISCINETTA...»
Gli abitanti della borgata
riuscirono per qualche tempo a salvare le loro case. «Ricordo benissimo
quando furono costruite le palizzata e la rete - racconta Ottavio - avremmo
costruito anche una piscinetta ma scavando i miei zii trovarono un ordigno
della II guerra mondiale che gli artificieri disinnescarono». La casetta
si salvò ancora una volta. Finché non arrivò la vendetta postuma di
Pasolini. «Per costruire il suo monumento l’hanno abbattuta. Pelosi
mi deve una cas». |
QUELLA
NOTTE DEL 1975
Tra l’1 e il 2 novembre
1975
Pasolini venne ucciso
in modo brutale: Il cadavere
massacrato venne ritrovato
da una donna alle 6,30.
Lo identificò Ninetto Davoli |
IL
GIALLO DELL’AUTO ROTTAMATA
L’Alfa Gt 2000 dello scrittore
venne lasciata in eredità
all’attore Ninetto Davoli
ma la famiglia di Pasolini
ha chiesto e ottenuto la
rottamazione dell’auto |
HA
PAGATO PINO LA RANA
Giuseppe Pelosi, conosciuto
come “Pino la rana”,
è l’unico a essere stato
riconosciuto colpevole
dell’omicidio di Pasolini,
e
condannato a 9 anni e 6
mesi |
LA
BORGATA ABUSIVA E LA STELE
Gli abitanti della borgata
abusiva non parlarono
per paura di perdere le
loro
abitazioni, ma per costruire
la stele di Pasolini
alcune furono abbattute |
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