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"Pagine corsare"
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A Roma in mostra il mito di Maria Callas
di Donato Marrazzo
Il Sole 24 Ore

Abiti di scena, vestiti da sera, camicie da notte, scarpe, gioielli, lettere, filmati, ripercorrono la vita e la carriera aritistica di Maria Callas a trent'anni dalla morte, «donna voce e mito» del Novecento, in una mostra che farà il giro del mondo. Fino al 22 luglio 2007 a Roma, all'auditorium Parco della Musica, poi al Lincoln Center di New York. Fanno da sfondo le gigantografie del palco della Scala, del Metropolitan, dell'Opera di Parigi, del Covent Garden di Londra dove la Divina fu Tosca, Norma, Rosina, Sonnambula, Medea: strabilianti le collane e i diademi creati da Piero Tosi per la versione cinematografica della tragedia diretta da Pasolini nel 1970. Elegante il tubino nero in voile firmato da Biki e creato come abito immagine dell'artista. Floreale quello con cui il maestro Caselli la dipinse prima che la donna di servizio se lo ritagliasse a misura. Recuperato dalla Fondazione Callas, l'abito era stato rubato a maggio ad Atene nel corso della prima tappa della mostra, ma subito anonimamente riconsegnato. Semplici ma preziosi i kaftani di seta da camerino, di taglia piccola, a ricordare la metamorfosi dell'artista da donna grassa e sgraziata degli esordi a dama elegante e sofisticata. 

La sua voce e le sue interpretazioni, che hanno acceso le platee di tutto il mondo, si intrecciano con la sua vita, con il suo difficile carattere. Tragica e disperata sulla scena, lo fu anche nel privato, legandosi sentimentalmente a uomini importanti senza mai esserne davvero amata. Eccezionale il carteggio con Pier Paolo Pasolini: lettere intense, di comprensione e di affetto nei confronti del poeta romano, allora tormentato dal legame con Ninetto Davoli, per cui voleva essere l'unica vera amica. Pasolini le dedicò dodici poesie e numerosi ritratti. Toccante l'ultima lettera scritta all'armatore Aristotele Onassis con cui ebbe una relazione di nove anni: «Sono tua. Fai di me ciò che vuoi», concludeva. Qualche settimana dopo però Onassis sposava nell'isola di Scorpio Jacqueline Kennedy. Maria Callas apprendeva la notizia dai giornali. 

Tracce della sua perenne insoddisfazione, del suo ardore e delle sue sconfitte trapelano dalle fotografie in mostra: le immagini inedite con la famiglia a New York, l'incontro con Elvira Hidalgo, gli anni della guerra fino agli esordi a Venezia, Firenze e Roma e all'incontro con Arturo Toscanini che le aprì le porte della Scala.

Si veda anche in Pagine corsare "Maria Callas, il mito continua".

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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A Roma in mostra il mito di Maria Callas, di Donato Marrazzo

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