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La mafia uccide il futuro
MALACARNE
"Fiore di campo nasce dal grembo della terra nera, fiore di campo cresce odoroso di rugiada,
fiore di campo muore sciogliendo sulla terra gli umori segreti." Peppino Impastato
a cura di Dale Zaccaria

L’audio inserito [http://nonconunlamento.wordpress.com/2011/09/27/audio/] è quello che abbiamo utilizzato nella riduzione teatrale di Malacarne, portata in scena da me e Consuelo Cagnati a Cinisi all’interno del Forum Sociale Antimafia lo scorso maggio, e in seguito a Palermo e a Roma. Questa parte sonora è stata la chiusura, il finale dello studio teatrale, mentre in scena sia io che Consuelo costruivamo attraverso libri (oggetti di scena principale) il binario ferroviario in cui fu fatto saltare in aria Peppino Impastato.

Come detto dal vivo e quasi sempre all’interno degli spettacoli per ora in forma di riduzione, uno dei motivi fondamentali, almeno per me personalmente, di interpretare un ruolo come quello su Peppino Impastato, è ed è stato sapere e vedere con occhi che la mafia pervade ogni cosa, pervade anche il mondo della Poesia, dell’Arte, della Letterattura, che poi è quello per il quale io da molti anni lavoro e sacrifico molto mio tempo, certo i lavori per mangiare sono altri svariati e infiniti. 

Penso che Peppino al mio posto avrebbe satiricamente fatto nomi, lanciato segnali, preso in giro, come faceva con “Il gran capo Tano Seduto” il mondo marcio, fasullo, grigio che si etichetta con il nome di Poesia e che io definisco l’Anti- Poesia, perché ebbene si, di Tani Seduti ce ne sono anche lì, di faccendieri e leccaculo pure, uomini o donne, di speranzose cortigiane, di di-versificati poeti e poetesse boriose, invidiose, che metteno in atto, pur di ucciderti la speranza e il futuro anche sistemi illegali, legalmente non consoni. Per non parlare di quante chiacchiere, come serpentari pronti ad avvelenarti e a strozzarti. 

Uh, potrei raccontare, partendo da me, e qualora il messaggio non fosse stato chiaro, lo renderò ancora più chiaro, alla Peppino Impastato insomma,, in maniera sovversiva: perché noi, i giovani, la mafia non la vogliamo, noi vogliamo un mondo migliore dove costruirci un nido di sogni e di speranza, e non vogliamo gli imbroglioni e gli impostori che con qualsiasi mezzo arrivano, noi vogliamo la Poesia quella vera, quella di Alda Merini che gli è costata il suo inferno e purgatorio. Noi la vogliamo la verità, perché senza verità non c’è futuro e non c’è scrittura.

L’audio comprende:
Discorso di Moravia ai funerali di Pier Paolo Pasolini
Manifestazione di Bologna
Ultima telefonata delle Brigate Rosse sul ritrovamento del corpo di Aldo Moro
Da La storia Siamo Noi di Giovanni Minoli: annuncio televisivo della morte di Peppino Impastato

P.S. -    Per i curiosi dell’Anti-Poesia: “Come hai conosciuto Cetta Petrollo Pagliarani?” Regina anche lei e moglie del grande e poeta tra i pochi vivente Elio Pagliarani (Storia della letteratura Italiana), perché i curiosi si sa hanno altri sistemi. L’ho conosciuta leggendo Il pianto della scavatrice di Pier Paolo Pasolini in una presentazione e non sapendo neanche chi fosse lei, perché come dire, io due calcoli non me li faccio mai, non è nella mia natura. L’ho conosciuta con i fili puliti liberi e buoni della poesia, perché come dice Sibilla Aleramo “età che la poesia ha sempre annunciato, e nonostante gli infiniti orrori, la vita in terra non si è mai estinta”. Questa è l’unica vera strada della Poesia ovvero la Poesia.
 

 

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La mafia uccide il futuro - MALACARNE, a cura di Dale Zaccaria

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