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Notizie Vincenzo Cerami: «Il
"maestro" Pasolini mi ha insegnato a raccontare il Paese»
Lui, poco più che ventenne, gli fece da aiuto regista nel film Uccellacci e uccellini. Se ne stava tutto il giorno in roulotte con Totò a ripetergli il copione, ché il Principe ormai era accecato dalle luci dei film che aveva girato per una vita. Negli anni '70 ha scritto un romanzo divenuto poi un celebre film di Mario Monicelli: Un borghese piccolo piccolo, a cui diede volto Alberto Sordi. Più tardi ha lavorato con Federico Fellini e l'amico di scuola Giuseppe Bertolucci, con Marco Bellocchio ed Ettore Scola, e infine con Roberto Benigni per cui nell'88 ha scritto Il piccolo diavolo. Una vita intensa quella dello scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami, ospite d'eccezione dell'AsSaggio l'altra sera a Castellarquato. Cerami - di fronte ad un folto pubblico raccolto al Palazzo del Podestà - ha raccontato dei suoi compagni di viaggio, stimolato dalle domande del capocronista di Libertà Giorgio Lambri. «Scoprii che sapevo raccontare storie quando il mio maestro Pasolini lesse i miei temi liberi. Mi incoraggiò sempre. Anche di fronte a quei cinque racconti sulla piccola borghesia, mi disse di svilupparne uno che sarebbe diventato Un borghese piccolo piccolo. Volevo raccontare il Paese. Anche Pasolini lo fece, con lo spirito di un poeta che s'accorgeva di cose che altri non vedevano. Lui era un vero pedagogo, voleva insegnare. È vero: più capisci, meno le cose ti fanno paura». Un modo per raccontare il Paese è anche quello che Cerami ha scelto scrivendo il suo ultimo libro Fattacci. Quattro delitti della cronaca romana dei decenni '70 e '80, tra cui il terribile omicidio del "canaro" (un tosacani che torturava le sue vittime prima di finirle, nella gabbia coi cani) e quello del nano della Stazione Termini (raccontato anche nel film L'imbalsamatore). «Da giovanissimo giornalista facevo la nera - racconta Cerami - Mi sceglievo i casi in cui l'assassino veniva acchiappato - "quelli insoluti li lascio a Lucarelli", scherza in un robusto romanesco. Mi ricordo ad esempio del mostro di Merola, che seminava sulla strada puntine, aspettava che la vittima bucasse, la attirava nella sua cascina isolata e la uccideva. Ne ha ammazzate a decine. I delitti - avverte Cerami - sono segnali del tipo di società. Io prendo casi estremi per raccontare la normalità». Quella normalità apparente che si ritrova anche nel Borghese piccolo piccolo, con Sordi che impazzisce alla morte del figlio, e diventa assassino. L'epilogo è anticipato da una scena iniziale dove il protagonista ammazza un pesce. Anche in La vita è bella, scritto con Benigni e premiato con l'Oscar, Cerami conosce la fine della storia di Giosuè, prima ancora di iniziare a scriverla. Una storia in cui il comico incontra l'assurdo del campo di concentramento. Una scommessa coraggiosa, che Cerami e Benigni hanno vinto, facendo poesia sull'inenarrabile.
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