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Notizie «I documenti
lirici di Pasolini»
Dare uno scossone a quanto c'è di ovvio nella normalità è il compito dei poeti, «eterni indignati», secondo Pier Paolo Pasolini. A trent'anni dalla morte resta intatta la sua capacità profetica e la bellezza delle sue immagini, nei film come nei documentari, selezionati per il programma nella II Prospettiva LevanteFilmFest, in programma per il 15 e 16 giugno al Fortino Sant'Antonio di Bari. Il regista Mimmo Mongelli, direttore artistico della rassegna, ha preso spunto dalle parole pasoliniane, scritte per il soggetto del film La rabbia, per l'ispirazione della rassegna. Appuntamento di rilievo tra gli eventi che anticipano la terza edizione del «Levante Film Fest» (festival del cinema indipendente, in programma a Bari per settembre), la rassegna «I documenti lirici di Pasolini» realizzata con la consulenza del critico cinematografico Alfonso Marrese dall'associazione Nuove Produzioni Spettacolari, con il sostegno di Comune e Provincia di Bari e Regione Puglia, sarà inaugurata il 15 giugno 2005 alle ore 20. Anticipata dal monologo conclusivo del Calderon di Pasolini, Rosaura, recitato da Vincenzo Grasso, l'inaugurazione vedrà gli interventi del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, dell'assessore alla Cultura della Provincia di Bari, Cesareo Putignano, e dell'assessore alle Culture del Comune di Bari, Nicola Laforgia. Seguiranno la presentazione del progetto, a cura di Mimmo Mongelli, e il contributo di Italo Moscati (scrittore e regista, sceneggiatore e critico cinematografico). Alle 21 inizieranno le proiezioni, con Le mura di Sanàa (1970, realizzato nello Yemen), Appunti per un film sull'India (1968, da un documentario per la Rai, sull'India neo-democratica), Sopralluoghi in Palestina (1963, sui paesi nei quali inizialmente doveva girare Il Vangelo), Appunti per una Orestiade africana (1973, con musiche originali di Gato Barbieri, girato tra Uganda e Tanzania). Anche per il giorno successivo (16 giugno ore 20) sono attesi preziosi interventi, come quelli di Pasquale Voza (docente all'Università degli Studi di Bari) e di Carlo di Carlo (regista e docente di cinema alla Scuola Nazionale di Cinema - Centro sperimentale di cinematografia di Roma), autore del documentario Pasolini: cultura e società (1967) che concluderà la rassegna dopo la proiezione del film in cui egli stesso è stato aiuto regista di Pasolini: La rabbia - Prima parte (1963, con le voci di Giorgio Bassani e Renato Guttuso). Alfonso Marrese ha evidenziato i tratti comuni delle opere in rassegna: «Il cinema, per Pasolini, è la continuazione di un discorso letterario, portato avanti con gli scritti e la poesia. Oltre alla vasta opera filmica, con cui ha dato testimonianza di sé, Pasolini ha svolto un'intensa attività documentaristica, sviluppata soprattutto in anni di solitudine, con riflessioni sulle mutazioni sociali e antropologiche e un'interrogazione del presente. Le opere in rassegna sono indicative delle varie stagioni della sua vita. Singolare è la realizzazione del documentario realizzato nello Yemen, Le mura di Sanàa. Aveva appena finito di girare Il Fiore delle Mille e una notte quando decise di riprendere, per un documentario (era avanzata della pellicola) immagini delle mura di Sanàa che sparivano nascoste da catapecchie moderne». Il documentario testimonia anche l'interesse per la salvaguardia dei centri storici e del patrimonio artistico-culturale. Alcune pellicole della prima serata si riferiscono al periodo in cui Pasolini era orientato verso il Mito e una dimensione classica. «Sempre più immerso in una irreversibile fuga dal presente - conclude Marrese - Pasolini orienta il proprio cinema, per un quadriennio, verso il «mito» (Edipo, Medea), ma il percorso viene bruscamente troncato con il progetto di un'Orestiade africana, quando è costretto a prendere atto che, anche nella presupposta purezza incontaminata delle civiltà «primitive» è subentrata una mutazione antropologica che le fa rifuggire dal mito per ambire ai riti del nuovo potere industriale». Nicola Morisco
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