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Notizie "Bellaciao" dal 1°
settembre
Non sarà la Roma dei Papi. Non quella del turismo internazionale. Sarà un altro scenario quello della seconda edizione del Festival “Bella Ciao - Il balsamo della memoria”, diretto da una delle voci più rappresentative ed autentiche del teatro italiano, l’autore-attore romano Ascanio Celestini, ed organizzato con Debora Pietrobono. Partirà tra una settimana, venerdì 8 e si concluderà il 17 settembre 2006 nelle periferie e nelle borgate della capitale, tra l’area del Municipio X e i comuni di Frascati e Ciampino. È la Roma marginale - da Cinecittà ai Castelli - che seduceva anche quel Pier Paolo Pasolini cui Celestini, anni addietro, ha tributato un personale omaggio con lo spettacolo Cicoria. In fondo al mondo Pasolini, scritto con l’attautore Gaetano Ventriglia. In uno dei più sentiti componimenti della raccolta Poesia in forma di rosa (1964) Pasolini rievocava i suoi vagabondaggi tra l’Appia e la Tuscolana, alla ricerca di una vitalità primigenia e pura presso le popolazioni rurali della cintura romana («giro per la Tuscolana come un pazzo, per l’Appia come un cane senza padrone»), sullo sfondo di una campagna incontaminata, non ancora stravolta dalla cementificazione selvaggia del “miracolo economico”. Un’umanità, quella che affascinava Pasolini, ancora legata ad un patrimonio folclorico e pre-moderno che con la “rivoluzione antropologica”, conseguente al boom degli anni ’60, sarebbe infine svanito con tutto il suo retaggio di leggende e credenze. Quella stessa tradizione culturale popolare che costituisce il “blocco strutturale” dell’ispirazione e della poetica magico-realistica di Celestini e quella stessa Roma proletaria e “borgatara” in cui sono ambientate molte delle sue narrazioni, da Vita, morte e miracoli fino al recente e bellissimo Scemo di guerra, resoconto eroico-comico dell’odissea di una brigata di popolani nel contesto dell’ingresso a Roma dei “liberatori” americani. Il Festival diretto da Celestini è orientato da un preciso progetto culturale all’insegna del decentramento, rispetto alla programmazione “classicista” dei teatri cittadini istituzionali (in cui la borghesia rivendica, attraverso i rituali culturali, quella centralità economica che nelle società post-industriali ha ormai perso) e, al contempo, alternativo rispetto al circuito estivo dei festival della “ricerca”, che per lo più ospitano eventi d’avanguardia i cui meta-linguaggi, spesso intransitivi, finiscono per rivolgersi esclusivamente ad un pubblico di “addetti ai lavori”. L’intento di Celestini - sulla scia delle utopie della contestazione sessantottina e del teatro d’animazione degli anni ’70 - è quello di portare lo spettacolo dal vivo nelle periferie della città, in un’area che comprende oltre 200 mila abitanti ma nessuna attività né tradizione teatrale (al massimo il ricordo del cinema degli anni ’50-’60, quando proprio in queste borgate romane venivano ingaggiati i figuranti dei film di Fellini e dello stesso Pasolini). Un Festival “popolare”, un «luogo e occasione di lavoro attorno al senso della memoria, intesa non come operazione nostalgica, ma come strumento privilegiato di interpretazione del presente e del futuro». Il programma ospita artisti di spicco del contemporaneo teatro di impegno civile: su tutti Moni Ovadia, che si dividerà il palco con lo stesso Celestini nella serata d’apertura del Festival, e Marco Paolini che il 10 settembre presenterà lo spettacolo-concerto Song n. 32 accompagnato dai Mercanti di liquore. Si segnalano Radio Clandestina, racconto di Celestini sull’eccidio delle Fosse Ardeatine (11 settembre); Bestie del Teatro delle Ariette (13 e 14), riflessione in forma scenico-poetica sull’alienazione dell’uomo-massa contemporaneo, sull’utopia della trasformazione sociale e sull’amore e la solidarietà; il debutto nazionale di Dissonorata di Scena Verticale (14 e 15), pièce sulla condizione femminile nel Sud Italia; Libera nos, dal romanzo Libera nos a malo di Luigi Meneghello, con Natalino Balasso e Mirko Artuso (16). Per il 9 è in programma la Notte Bianca, che Celestini ha voluto intitolare Notte di lotte ovvero Avanti Pop e altre contestazioni e che sarà seguita in diretta da Radiotre: performance sul tema del lavoro, la disoccupazione e la coscienza di classe di Moni Ovadia, Marco Paolini, Sabina Guzzanti e dello stesso Celestini, che presenterà alcune storie sul precariato nei call center tratte dal suo ultimo spettacolo, Appunti per un film sulla lotta di classe. Completano il programma del Festival le “Incursioni”: improvvisazioni estemporanee per un pubblico escluso dalla fruizione teatrale che artisti di strada e clown condurranno all’interno dei non-luoghi della disidentità contemporanea, già parodiati da Celestini ne La pecora nera. Quegli ipermercati e quei centri commerciali che oggi proliferano nelle borgate “pasoliniane” e che costituiscono gli spazi di aggregazione massificante della società dei consumi (nel caso specifico all’interno del Centro Cinecittà Due, dal 13 al 17 settembre tra le 18 e le 19).
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