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Radiogiornale di
Radio Vaticana
anno XLIX n. 306
Trent'anni fa veniva barbaramente ucciso l’intellettuale, 
scrittore, regista Pier Paolo Pasolini, figura complessa e anche discussa ma senz’altro significativa nel panorama culturale italiano del secolo scorso.

Testo della trasmissione di mercoledì 2 novembre 2005

 

La notte tra l'1 e il 2 novembre 1975 veniva ucciso Pier Paolo Pasolini. 

Trent'anni dopo il Comune di Roma, per ricordare l'intellettuale friulano, ha realizzato un nuovo monumento all'idroscalo di Ostia, nel luogo in cui venne trovato il suo cadavere barbaramente massacrato. 

La capitale italiana, dove Pasolini scelse di vivere a partire dal 1949, ha organizzato  una rassegna di momenti di arte, cinema, teatro e  occasioni di dibattito. Sulla figura di Pier Paolo Pasolini, complessa e anche discussa ma senz’altro significativa nel panorama culturale italiano del secolo scorso, ascoltiamo il servizio di Luca Pellegrini.

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Chi davvero morì in quella tragica notte di trent’anni fa ad Ostia? Cultura, società e politica ancora si domandano chi fu davvero Pier Paolo Pasolini, sospeso tra i versi della poesia, il romanzo popolare, il saggio letterario ed il cinema di onirica visione, religiosa passione o turpe degrado. Esempio di un’indomabile, patriottica coscienza ancora traumatizzata dagli echi della guerra e delle violenze, figlio fedelissimo della sua terra e di una madre cui non esitò ad affidare il ruolo di Maria nel suo Vangelo cinematografico, non privo di ispirazione religiosa. In fondo un ribelle alle convenzioni, alle imposizioni e ad ogni tipo di fariseismo pratico, Pasolini fu testimone non muto, ma eloquentissimo, di un’Italia problematica, non scevra di ingiustizie, di vite ai margini e violente, vite povere e disperate, una Italia che rimaneva indifferente a queste critiche taglienti e sofferte sollevate da un artista indomito e, pur nelle sue tante contraddizioni, coraggioso. Pasolini, non un martire laico, ma un laico profeta il cui pensiero e dubbio non sono stati travolti né dal tempo impietoso né da una morte orribile. Ma l’opera di Pier Paolo Pasolini continua oggi a provocare la cultura e l’arte italiane? Risponde, al microfono di Fabio Colagrande, padre Virgilio Fantuzzi, critico cinematografico di “Civiltà Cattolica”:

R. – Lui stesso, Pasolini, è stato una figura di opposizione. Lo ricordano in tanti - immagino - perché questo mondo ha bisogno di qualcuno che dica che le cose, come stanno, non vanno bene. Pasolini considerava la figura di Gesù, in particolare, Gesù di Matteo, come una figura di opposizione, un grande contestatore nei confronti di una società che si avviava verso un futuro contrassegnato dal cinismo, sul rapporto tra gli uomini, nel rapporto tra le nazioni. Sono contento che sia ricordato da tanti e spero che questo ricordo possa fare del bene.

 


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