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Notizie Letteratura in movimento:
Certo, il ritardo di un’ora con cui si è cominciato non ha contribuito a rendere più accogliente la serata e senza dubbio qualche confusione l’ha pure generata l’idea di associare una discussione generale ad un oggetto molto specifico e molto parziale, come il nostro volume (G.Distefano, C.Gemei, G.Pisa “Cercando Pasolini… Trent’anni dopo”, La Città del Sole, Napoli 2006). Ma forse, più o meno involontariamente, questa stessa incongruenza ha fornito una chiave di lettura all’iniziativa: la convergenza della tematica storica con quella letteraria e l’esemplarità di Pasolini come letterato (poeta, anzi: creatore della poesia civile di sinistra, in quanto tale, in Italia) “engagé”, come si sarebbe detto un tempo. Basta ritornare alle relazioni di Marco Armiero e Marco Viscardi, rispettivamente sul portato della storia come chiave di ripercorrenza ed interpretazione dei fatti e del reale e sul senso delle lettere, “alte” e “basse”, nei grandi passaggi storici e nella permanente ambivalenza tra continuità e rottura, all’interno di quelli che, una volta e in fondo ancora adesso, sentiamo nominare come “passaggi di ciclo” o “passaggi di fase”. Per non dire, poi, dell’intervento di Lucilla Fuiano, che non si è sottratta al compito di ricostruire un itinerario recente della letteratura della crisi e del movimento, dalla narrativa della precarietà alle esperienze dell’informale, del pulp e del (post-) punk. Non c’è molto da aggiungere, in definitiva, se non una considerazione: non è sfuggito che “fil rouge” di tutta questa interlocuzione sia stato il rinvenimento (possibile) di una sorta di continuità tematica generale, in altre parole: una “grande narrazione” in divenire. Chissà Pasolini che ne avrebbe detto … La storia, sullo sfondo del materialismo storico, come ciclicità delle permanenze e delle rotture, animate dalla lotta tra le classi antagoniste ed i grandi rivolgimenti del/nel modo di produzione dominante che agisce la configurazione della formazione economico-sociale (e la sua manifestazione giuridico-politica) nella quale siamo immersi. La letteratura come individuazione e narrazione di un orizzonte di senso, nel suo tentativo, di volta in volta, di descrivere (sul piano del “basso”) o di evadere (sul piano dell’“alto”) la realtà: o, più semplicemente, come tentativo di associare alle cose le parole adatte a costruire una architettura semantica, una costruzione di valore, un’immagine critica del reale. Cacciate dalla porta, rientrano dalla finestra: non sarà proprio la descrizione di scenari della trasformazione e “grandi narrazioni” il compito precipuo dell’intellettuale non rassegnato?
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