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Pier Paolo Pasolini poeta civile
Un convegno a Siracusa celebra l’intellettuale che tradusse per Gassman l’Orestea di Eschilo Ma anche il “paroliere” di oltre cento ballate. Pubblichiamo due testi che il presidente della Siae, Giorgio Assumma, offre al lavoro di chi studia Pier Paolo Pasolini “in musica”
di Rita Sala
Il Messaggero, 30 maggio 2008
Siracusa, Il teatro greco

Attorno all’Orestiade in scena al Teatro Greco di Siracusa fino al 22 giugno, evento ambientato e diretto da Pietro Carriglio per l’Istituto Nazionale del Dramma Antico, Pier Paolo Pasolini (è sua la traduzione della trilogia di Eschilo usata per lo spettacolo) si è scelto un buon posto nella cavea di pietra. Guarda. E riparla di sé. Si è espresso, al convegno internazionale a lui dedicato dalla città siciliana (Pier Paolo Pasolini poeta civile), nei molti modi che gli conosciamo: poeta, traduttore, regista, scrittore, saggista, polemista. Ma attraverso un contributo speciale della Siae, che il presidente dell’ente, Giorgio Assumma, ha portato a Siracusa, ci racconta tutto anche di un mondo a latere, noto solo agli amici e agli esegeti: quello di autore di testi per canzoni. Lui, usando il termine corrente, direbbe forse “paroliere”.

Assumma ricorda che Pasolini, in un’intervista del 1956 alla rivista “Avanguardia”, dichiarava: «Mi interesserebbe e mi divertirebbe applicare dei versi a una bella musica». E che tre anni più tardi aveva concretizzato questa propensione in un centinaio di testi, alcuni inediti, altri musicati da grandi compositori italiani, fra i quali Ennio Morricone, Piero Umiliani, Piero Piccioni. Al prezioso materiale, offerto al lavoro dei convegnisti, si è aggiunta una registrazione (trovata negli archivi della Siae) che Assumma ha addirittura donato all’Inda. «Troppo a lungo - sottolinea - la cultura accademica, i critici letterari e il mondo della scuola hanno trascurato Pasolini. La memoria di lui e del suo lavoro sono, meglio, sono state, più vive all’estero, dove lo considerano l’ultimo personaggio “leonardesco”. Per fortuna è oggi unanime, anche nel nostro Paese, la convinzione che Pasolini sia veramente uno spirito multiforme, preveggente come pochi altri».

Assumma annuncia inoltre che i temi pasoliniani saranno approfonditi in un convegno a Roma organizzato dalla stessa Siae, proprio in collaborazione con l’Istituto del Dramma Antico. «Mi sono accorto che Pasolini risultava, nei nostri schedari, “ex socio”. Ho chiesto si cambiasse dizione, meglio “socio fino al 2 novembre 1975», data della sua morte tragica. Anzi, intitoleremo una delle sale della Biblioteca teatrale del Burcardo, nel cuore di Roma, proprio a lui, il poeta di Casarsa».

Pubblichiamo in questa pagina due testi, musicati e usciti (con altri) in forma di canzone «in un piccolo disco - dice Assumma - irreperibile, stampato in pochissime copie e distribuito solo localmente, ad Ostia». Il primo, Meditazione orale, scritto da Pasolini e musicato da Ennia Morricone, è un magnifico ritratto della Roma città eterna che tanta acqua ha visto e vede passare sotto i ponti (... Molta storia passò su questo asfalto e lungo i muretti di pietra, insensibili al sole d'agosto, molta storia. I vecchi parlamentari onestamente con solennità sedentaria ripresero il loro posto, or ridenti or severi verso i loro elettori, condividendone la pace col mondo: a ognuno il suo realismo! ...). Il secondo, Danze della sera, porta la firma del binomio Pasolini-Ettore De Carolis. Ritrae con amore struggente, disperata amarezza e il fatidico sentore del reo tempo che fugge, l’opera immane d’essere madre e padre (... Voi non mi conquistate con le gioie o i terrori dei freschi silenzi vostri, stelle invecchiate... )

Danze della sera
Ah, se un giorno ancora ti potessi rivedere / schiaccerei la testa sopra i tuoi vestiti / ed allora io vivrei del tuo odore / Canta forte laggiù senza pietà / grida forte alle donne di ridere con te / rideranno pazze le donne insieme a te / O vecchia madre tu non devi piangere più / non lavare tutto con il tuo dolore / se piangi ancora un altro figlio devi dare / o vecchio padre, ciò che tu mi fai veder / non mentire / non è un simbolo d’amore / è un uomo matto per gridare forte: “Amor” / Voi non mi conquistate / con le gioie o i terrori / dei freschi silenzi / vostri, stelle invecchiate / E non mi trepidate / gelide, nel fiore / dove impera un Ardore / dolce, la mia esistenza. / Ma con voi è lontano / (non piango, non rido) / di questo cielo il Dio / che io non so né amo.

Roma Quadraro - Acquedotto Felice al tramontoMeditazione orale
Che Roma fosse città coloniale / dove venire in vacanza / Ne dimorarono molti, poeti non socialmente determinati / liberi dalla burocrazia e con un po' di paura della polizia; / né mancarono i bei soli, in questo secolo; / ciò che scompariva dava un breve dolore, / l'unico vero dolore era nei sogni; nei sogni in cui pareva / di essere costretti a lasciare questa città per sempre! / Non si piange su una città coloniale, eppure / molta storia passò sotto questi cornicioni / (col colore del sole calante) / e fu spietata; / fu una scommessa tra i fascisti e i liberali; / inaspettatamente questi ultimi, imbelli e anche un po' buffi, / (meridionali delicati di fegato) / l'ebbero vinta. I forti furono battuti; / molta storia passò all'ombra dei Ministeri, / ma che lacrime fossero sparse in sogno per questa città / ciò sa di miracoloso, è quasi incomprensibile; / lacrime violente, che parevano sparse sul cosmo; / le lacrime degli addii alle partenze senza ritorno / Poi ricominciava la vacanza / e una sete insaziabile di solitudine / Molta storia passò su questo asfalto / e lungo i muretti di pietra, insensibili al sole d'agosto, / molta storia. I vecchi parlamentari onestamente / con solennità sedentaria / ripresero il loro posto, or ridenti or severi / verso i loro elettori, condividendone la pace col mondo: / a ognuno il suo realismo! / Avevano vinto la scommessa nel Settentrione eroico / nel Meridione segreto / e un sorriso popolare o una serietà piccolo borghese / insomma la ritrovata dignità / riportò pellegrinaggi di poeti liberi da classe sociale, / senza obblighi né orari / sì che dopo il pianto, la cosa più incredibile / fu quel desiderio di solitudine, / che dava una felicità completa e tenuta tutta per sé. / Gli occhi che avevano pianto in sogno / ora guardavano / senza limiti di tempo o scadenze, / con pomeriggi o notti intere davanti, / in cui non accadeva che ciò che la storia dimenticava. / Oh, certo, non fu serio; / fu una vacanza / Tutto doveva poi essere ragione di rimprovero; / Roma fu sede di nuove battaglie. / Da dove erano discesi questi barbari? / Beh, erano nati qua, a Via Merulana, a Piazza Euclide, / a Centocelle: e infatti bastava che impallidissero un po', / ed ecco le faccie dei loro padri, o sconfitti o vittoriosi, / ma tutti perduti nel passato in cui le lacrime non contano / e il desiderio di solitudine non è serio; / la storia ricominciò a passare, / ma ai posteggi verso le quattro del pomeriggio c'era calma e sole, / dietro al Quadraro i prati erano deserti.

ASCOLTA "MEDITAZIONE ORALE" (musica di Ennio Morricone) DALLA VOCE DI PASOLINI

Un ringraziamento a Francesco Pasqua che ha inoltrato la notizia a "Pagine corsare"

 
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INVITO ALLA LETTURA:
BRANI DI PIER PAOLO PASOLINI


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DA OTTOBRE 1998











 


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