"Pagine
corsare"
Notizie
Pasolini, Quilici,
Moretti
10 documentari che hanno fatto la Tv
italiana
Benedetta Perilli, Kataweb
24 giugno 2010
Uno sguardo sulla realtà
ma anche un’occasione per rilanciare un genere troppo spesso sottovalutato.
“Il documentario” è un omaggio alla storia del documentario italiano
e andrà in onda su Rai Uno a partire dal prossimo 18 luglio, per otto
domeniche. Grandi titoli che promuovono un genere di nicchia attraversando
registi e tematiche trasversali. A selezionarli è la redazione di Speciali
Tg1 che, in collaborazione con Rai Cinema, ha stilato un pacchetto di otto
documentari d’autore: si va dall’Oro di Cuba di Giuliano Montaldo
a Sotto il cielo azzurro di Eduardo Winspeare, da Tessere di
pace in medio oriente di Luca Archibugi a Siamo tutti vecchi
di Francesca Muci, da Ward 54 di Monica Maggioni a Petrolio
di Roberto Olla, per concludere con Ritratto di artista, due documentari
firmati da Vincenzo Mollica. In occasione del lancio dell’iniziativa
ripercorriamo la storia del documentarismo italiano, dagli anni ’60 ad
oggi, attraverso dieci grandi titoli.
1962 Mondo Cane, regia
di Paolo Cavara, Gualtiereo Jacopetti, Franco E. Prosperi
Caso unico nel panorama
del documentarismo italiano “Mondo Cane” è uno dei primi esempi di
documentario sensazionalista e primo episodio del genere “Mondo movie”.
Premiato al 15esimo Festival di Cannes, al David di Donatello del 1962
per il migliore produttore (Angelo Rizzoli) e nominato agli Oscar del 1963
per la colonna sonora (Ti guarderò negli occhi) scritta da Nino Oliviero
e Riz Ortolani, il lungometraggio racconta gli usi e i costumi più bizzarri,
e raccapriccianti, del mondo. Dalle lotte tra animali alle mutilazioni
genitali, dalla medicina alternativa all'operato di alcune sette. Il successo
del documentario fu così grande che a quello del 1962 ne seguì un altro,
“Mondo Cane 2”, realizzato dagli stessi registi nel 1963. Al centro
dell'investigazione ci sono sempre le usanze scioccanti di popolazioni
che vanno dall'America all'Africa fino al nostro Sud Italia. Nel 1986 ai
due documentari fece seguito il primo un sequel sotto forma di film diretto
da Stelvio Massi, “Mondo cane oggi, l'orrore continua” e nel 1988 il
secondo, “Mondo cane 2000: l'incredibile”.
1965 Comizi d'amore,
regia di Pier Paolo Pasolini
Alla ricerca di luoghi e
volti per il film “Il vangelo secondo Matteo” Pierpaolo Pasolini parte
nel 1963 alla volta dell'Italia. Durante il viaggio, sfruttando la possibilità
di incontrare persone di ogni genere ed estrazione, il registra decide
di realizzare un progetto da tempo rincorso: quello di un documentario
che parli del rapporto degli italiani con sessualità, amore e morale.
Un'inchiesta fatta con microfono e macchina da presa che parla - tra gli
interventi di personaggi come Ungaretti, Moravia, Fallaci – di temi allora
tabù come omosessualità, verginità, divorzio e prostituzione. Il risultato
rovescia l'opinione comune di un Sud fatto di tradizione e un Nord votato
all'emancipazione e ritrae un'Italia fatta soprattutto di vergogna e di
ignoranza. Suddiviso per tematiche e località il documentario passa dalla
borghesia delle grandi città alla classe contadina delle campagne.
1971 Oceano, regia
di Folco Quilici
In occasione del recente
ottantesimo compleanno è lo stesso maestro del documentario naturalista
italiano a scegliere “Oceano” come uno dei suoi film più rappresentativi.
«Il lavoro a cui mi sento più legato è sempre l’ultimo che ho fatto
– spiega Folco Quilici – ma se proprio devo scegliere dico “Oceano”
del 1971, che racconta l’odissea di un pescatore delle Tuamutu». L'idea
del documentario, vincitore del David di Donatello per la regia del 1972,
nasce durante uno dei viaggi in Polinesia dell'instancabile regista e scrittore
grazie a una favola raccontata da un anziano. In “Oceano” Quilici racconta
l'avventura di Tanài, un giovane polinesiano che con una canoa parte dalla
sua isola per compiere un antico rito. Nel viaggio in solitario Tanài
si confronta con il mare fino ad arrivare sull'isola di Pasqua ed essere
fatto prigioniero da una tribù locale. La colonna sonora fu composta da
Ennio Morricone.
1977 Forza Italia,
regia di Roberto Faenza
Dal dopoguerra agli anni
Settanta passando dalla ricostruzione al boom economico per raccontare
l'Italia in un documentario politico. Roberta Faenza realizza un montaggio
di spezzoni di filmati storici con l'aiuto di Marco Tullio Giordana, Antonio
Padellaro e Carlo Rossella come sceneggiatori. Tra gli episodi scelti per
delineare lo stato politico della Repubblica ci sono il viaggio americano
di Alcide De Gasperi nel 1947, la formazione del Piano Marshall, le elezioni
del 1948, la sconfitta della Democrazia Cristiana, la strage di Piazza
Fontana, la visita di Nixon in Italia, le “corna” di Giovanni Leone
e il congresso della Dc del 1976. Ma anche vicende di cronaca come il crollo
della diga del Vajont, o di costume come il festival di Sanremo. Il documentario
fu accolto con molte polemiche e ritirato dalle sale durante il sequestro
Moro. Riproposto nel 1993 da Rai Tre nella trasmissione “Italiani brava
gente” venne sequestrato il giorno successivo. Nel 2006 è stato distribuito
con il titolo “Forza Italia! Il ritratto più divertente, spietato, censurato
della Prima Repubblica”.
1984 D'amore si vive,
regia di Silvano Agosti
I rapporti sentimentali,
l'amore, l'intimità raccontati da una madre, un bambino, una prostituta,
un transessuale e un travestito. Tutti residenti a Parma e provincia. Una
riflessione lucida e poetica sulle varie sfumature del concetto di amore
realizzata montando oltre nove ore di interviste. Nella prima parte del
documentario firmato da Silvano Agosti una giovane donna appena diventata
madre racconta la gravidanza e il parto; un'altra madre spiega il suo rapporto
conflittuale con il sesso dovuto a una rigida educazione cattolica; una
tossicodipendente parla della sua esperienza di prostituzione e una vecchia
prostituta raccontata la sua vita. Nella seconda parte a parlare sono un
bambino, un transessuale e un travestito. Su tutte la testimonianza più
toccante è quella del piccolo di soli 9 anni che con il candore di un
bambino illustra una coscienza sessuale già adulta.
1985 Andata e ritorno,
di Daniele Segre
Un'inchiesta raccontata
attraverso gli occhi di Carlo Cuteri, giovane calabrese che torna a Pazzano,
il paese in provincia di Reggio Calabria dove è nato. Quella che trova
è una Calabria povera e depressa, dove è assente la presenza dello Stato.
Ma non manca la grinta di un popolo che vuole far sentire la sua
voce e lo fa raccontando storie di migrazioni, di figli caduti per la patria,
di lotte sociali. Pochi sono rimasti nel paese e chi resta deve affrontare
il dramma della disoccupazione. Il documentario, recitato parte in italiano
e parte in dialetto, è stato realizzato tra il 1 e il 4 novembre 1985
e, oltre al protagonista Carlo Cuteri, appaiono molti residenti di Pazzano.
Alcuni anni dopo, nel 1993, il regista Vittorio De Seta racconterà di
nuovo la situazione calabrese con il documentario girato per la Rai “In
Calabria”.
1990 La Cosa, regia
di Nanni Moretti
Non ci sono commenti audio
ma solo immagini per il documentario diretto, montato e prodotto da Nanni
Moretti. Otto dibattiti politici ripresi nell'autunno del 1989 in altrettante
località italiane, che vanno da Milano a Napoli passando per Roma, mostrano
gli interventi di alcuni militanti comunisti. Achille Occhetto è
nel pieno della “svolta della Bolognina”, ovvero la proposta di trasformare
il Partito Comunista in una nuova realtà politica che porterà al conseguente
scioglimento del partito il 3 febbraio 1991. Ottima l'accoglienza della
critica per un documentario assolutamente atipico nel suo genere: secondo
il Dizionario Mereghetti «trova una sua perfetta giustificazione nel percorso
di Moretti», il regista riesce a fare cinema «evitando ancora una volta
di cadere nelle trappole della faciloneria e del qualunquismo dei mass
media». Per il Dizionario Morandini, si tratta di «un buon esercizio
di documentario antropologico prima che politico.
1999 Non mi basta mai,
regia di Guido Chiesa, Daniele Vicari
Pietro è un animatore per
bambini, Ebe fa la sindacalista, Pasquale e Vincenzo lavorano in organizzazioni
non governative e Gianni si occupa di difesa ambientale. Cinque voci diverse
tutte impegnate nel sociale unite da un episodio cardine della storia dell'Italia
del dopoguerra. I cinque vivono tutti a Torino e hanno tutti vissuto in
prima persona la marcia dei 40mila che nel 1980 chiudeva la vertenza tra
Fiat e movimento operaio dopo 35 giorni di sciopero. É la fine di un'ultima
e agguerrita classe operaia, ma anche del fordismo, e l’inizio dell'era
della globalizzazione. Nelle 5 storie di fuga e riscatto le interviste
di oggi si alternano con spezzoni di materiali d'epoca, di film militanti
(A. Giannarelli, U. Gregoretti e altri) e riprese amatoriali con colore
e sonoro, girate da Pietro Perotti durante i 35 giorni del blocco dei cancelli.
2007 Biùtiful cauntri,
regia di Esmeralda Calabria
Una pagina di grande attualità
come l'emergenza rifiuti in Campania viene raccontata in presa diretta
durante la crisi del 2007. Il documentario parla di inquinamento, ecomafia
e discariche abusive. Non solo. Si affrontano anche le ripercussioni che
una politica scellerata ha portato su allevamento, soprattutto pecore,
e agricoltura, oltre a servire da inchiesta sul business nato dai fatturati
dello smaltimento illegale dei rifiuti. Presentato al Torino Film Festival
del 2007 (menzione speciale) e vincitore del Nastro d'argento come miglior
documentario uscito in sala nel 2008, è stato proiettato nel marzo 2008
in dieci sale nazionali e nel luglio dello stesso anno è arrivato nelle
sale francesi per poi essere distribuito in dvd dalla Rizzoli.
2007 Vogliamo anche le
rose, regia di Elina Mazzari
Teresa (Teresa Saponaro),
Anita (Anita Caprioli) e Valentina (Valentina Carnellutti) danno voce a
una approfondita inchiesta sulla nascita del movimento femminista in Italia.
Attraverso i diari di tre ragazze italiani cresciute in contesti sociali
e culturali diversi si ricostruisce il percorso che ha portato alla conquista
di importanti traguardi come l'aborto, il divorzio e l'emancipazione. Si
parla anche si sessualità, lavoro e modello femminile. Alla narrazione,
fatta attraverso le voci delle tre attrici, si aggiungono filmati ed interviste
d'epoca. Anita è una ragazza borghese che vive con repressione il rapporto
con il sesso; Teresa invece viene dal Sud, incinta a soli venti anni si
trova immersa nel dibattito sull'aborto; Valentina infine è una femminista
matura. Un film tutto femminile che è riuscito ad aprire una nuova pagina
nella storia del documentarismo italiano grazie a una regista come Alina
Marazzi che si era già fatta notare per il poetico documentario del 2002
“Un'ora sola ti vorrei”.
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