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"Pagine
corsare"
Notizie
Filo d’Arianna
Festival 2005 - Belluno
28 giugno-3 luglio 2005
Superata la boa del decennale,
il Filo d’Arianna ritorna ad occupare le strade e le piazze di Belluno
per l’undicesima volta. Un'edizione che riprende il legame mai interrotto
con l’eredità del mito, ma leggendone quest'anno l’essenza alla
luce della riflessione elaborata dal pensiero moderno, da Kant a Pasolini.
Il risultato è un
programma fitto di offerte teatrali, ma anche di momenti che attingono
ai nuovi porti a cui è approdata negli anni la capacità di
far precipitare gli elementi antichi quando sono messi a contatto con le
potenzialità, altissime e terribili, di oggi: di qui lo spazio riservato
al cinema o ai video, ma anche alla danza, alle azioni sceniche portate
in piazza o nelle strade o infine alla musica itinerante nelle vie di Belluno.
Il cartellone abbina magicamente,
come sempre, i nomi più interessanti della ricerca teatrale italiana
ad un uso dello spazio urbano capace di creare negli spettatori, ma forse
e ancora prima, volutamente, negli stessi abitanti della città,
un approccio nuovo con le quinte dove ogni giorno, anno dopo anno, per
secoli, si dipana la commedia umana.
Un richiamo forte, come ha
saputo essere il messaggio ancora tragicamente attuale di Pasolini, ed
un monito a non cedere, caparbiamente, ostinatamente, alle tentazioni del
Minotauro televisivo, che ogni volta chiede (ed ottiene) sempre nuove offerte
di giovani umani (veline o calciatori, poco importa) da immolare nello
spettacolo immondo di cui tutti siamo complici e spettatori. Tutti, tranne
i pochi capaci di uscire dal labirinto mediatico trovando, e imparando
a seguire, il filo sottile di Arianna.
Marco Perale
Vicesindaco – Assessore
alla Cultura
Comune di Belluno
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IL
PROGRAMMA COMPLETO DELLA MANIFESTAZIONE
QUI DI SEGUITO, LE INIZIATIVE
IN OMAGGIO DI
PIER PAOLO PASOLINI:
BELLUNO - Cortile Auditorium
Comunale
MERCOLEDÌ 29 GIUGNO
h 21.30 - ingresso libero
MITO IN FORMA DI CINEMA
MITI E MITOLOGIE NEL
CINEMA DI PASOLINI
Video omaggio di Mario Bianchi.
Il video ripercorre e ricerca
i temi del Mito nel cinema di Pasolini indagando nella poetica del
regista friuliano, ma anche sulle sue vicende della vita pubblica e privata
che lo hanno consacrato autore unico ed inconfondibile. Edipo e la condizione
umana, Medea ed il suo rapporto con la madre, l’omologazione e la ricerca
della bellezza vengono enucleati non solo attraverso le immagini del suo
cinema, ma anche riproponendo contributi dell’epoca con sequenze di autori
a lui vicini nel tentativo di dipingere un affresco che, seppure molto
personale, sia il più possibile in sintonia con il mondo poetico
pasoliniano. Un omaggio
quindi alle sue opere, alla
sua vita... quasi a non distinguere il confine in cui finiscono le une
e comincia l’altra...
Mario Bianchi, autore,
regista, animatore e critico, si occupa da diverso tempo di teatro. Nei
primi anni ’70 è fondatore di Teatro Gioco-Evento con cui creava
performance che tendevano a sgretolare le codificazioni e i miti del teatro
di parola. Per diversi anni è redattore di Radio Como collaborando
all’ideazione di diversi programmi. Nel 1977 fonda con Dario Tognocchi
il Teatro Città Murata di cui è attualmente direttore artistico.
Tra gli anni ’70 e ’80 si dedica ad una ricerca della spettacolarizzazione
totale intesa quale potenzialità del sogno, agendo nel campo della
performance come atto teatrale irripedibile. Appassionato di cinema - possiede
una cineteca personale composta di tremila cassette - è autore di
video-montaggi tematici tra i quali: Sguardi leggeri (i bambini
nel cinema - 1996), Essere o non essere (omaggio dell’arte dell’attore
- 1996) presentato al festival TTV di Riccione, Gli anni di corsa
(i bambini e i sentimenti - 2002), Topoi in fabula, i luoghi dell’immaginario
del teatroragazzi nel cinema (2003), Gigli bianchi Gigli neri
(2004).
Negli ultimi anni si è
dedicato soprattutto al teatro per ragazzi e di narrazione, il festival
nazionale della narrazione di Mariano Comense, è inoltre direttore
della rivista telematica Eolo.
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BELLUNO - Cortile Auditorium
Comunale
MERCOLEDÌ 29 GIUGNO
h 22.30 - ingresso libero
VISIONI PASOLINI
EDIPO RE
Incontri, riflessioni e
proiezioni in collaborazione con ACT! Archivi del Teatro Contemporaneo
di Riccione Teatro - a cura di Massimo Marino.
L’ossessione di Pasolini
fu quella di sfidare con le parole l’enormità della vita... spremeva,
sfruttava le parole per costringerle a catturare più vita possibile
e quando le parole non bastarono più fu la macchina da presa a diventare
strumento di un’ulteriore poeticità, ma non solo, anche di una ricerca
di una più profonda ed immediata verità. Il suo cinema trasuda
la sua poetica, il suo pensiero, la sua avversione e contrarietà
nei confronti di un sistema economico e sociale proiettato verso la massificazione,
ma anche la sua fragilità, la sua sensibilità, i suoi conflitti
interiori. La figura di Edipo interessa Pasolini non solo per la sua statura
tragica o per le implicazioni psicanalitiche dell’interpretazione freudiana,
ma anche per l’ansia autobiografica del regista, per il suo personale complesso
di Edipo.
Pasolini aggiunge al contenuto
della tragedia greca un prologo ed un epilogo ambientati nella contemporaneità;
così facendo attribuisce alla figura di Edipo un’ansia ed un senso
di sbandamento che superano lo sgomento dell’eroe tragico dandogli una
dignità universale.
La vicenda di Edipo diviene
quindi emblema della condizione umana occidentale, di una vita resa cieca
dalla volontà di non sapere ciò che si è, di ignorare
la propria verità. Scrive ne Le regole di un’illusione - Quaderni
1991 «La permanenza dei grandi miti nel contesto della vita moderna
mi ha sempre colpito, ma più ancora l’incessante ingerenza del sacro
nella nostra vita quotidiana. È questa presenza, al tempo stesso
indiscutibile e che sfugge
all’analisi razionale, che
io cerco di individuare nella mia opera scritta e cinematografica».
Massimo Marino è
critico teatrale, collabora con L’Unità e con varie riviste: Lo
straniero, Hystrio, www.tuttoteatro.com, ARTò, Ubu - cènes
d’Europe. Come saggista ha pubblicato numerosi interventi su diversi aspetti
della scena contemporanea, in particolare sui gruppi emersi negli anni
novanta, sulla relazione fra teatro, testo, video, corpo, musica, sui problemi
e le metodologie della critica teatrale. Svolge, inoltre, attività
didattica con corsi sulla critica
teatrale e sui modi per
guardare lo spettacolo, collaborando con istituti universitari, teatri
e festival: Cimes/Dams di Bologna, Emilia Romagna Teatro, Santarcangelo
dei Teatri, l’arboreto di Mondaino, Contemporanea 05 e altri. Dal 1998
al 2003 è stato condirettore artistico del Festival Santarcangelo
dei Teatri. Nella stagione 2002-2003 è stato coordinatore artistico
del Teatro Studio di Scandicci (Firenze). Ha curato il volume Teatro
da mangiare? sull’omonimo
spettacolo del Teatro delle
Ariette.
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BELLUNO - Teatro Comunale
GIOVEDÌ 30 GIUGNO
h 21.30 - ingresso € 10,00
L'ESTATE.FINE - A PASOLINI
IN TRE MOVIMENTI: CORTEO, RITO E ULTIMA CENA POPOLARE
Teatro delle Ariette, un
progetto di Paola Berselli e Stefano Pasquini
con la presenza e il lavoro
di Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Gregorio Fiorentini, Marta Moriconi,
Stefano Pasquini, Claudio Ponzana; regia Stefano Pasquini.
Lo spettacolo è nato
come evento teatrale in un terreno di 6000 metri quadrati, in mezzo agli
ortaggi e al mais, in una scenografia vivente in grado di accogliere e
condizionare la presenza umana... ora L'ESTATE.FINE vive fuori dal
campo, in altri luoghi e si reinventa di volta in volta nell'ambiente che
lo accoglie, mantenendo il senso intimo e profondo dell'esperienza che
lo ha generato. Una stanza, un suono forte di campane, una cassabaule da
morto con intorno lumini, fiori, frasche, petali a formare la sagome di
un angelo... sale un groppo in gola, è chiaro che siamo ad un funerale,
ma tutto comunque trasuda odor di vita... e poi si esce fuori... e via,
tutti dietro. L'emozione dello spettacolo
sta nel viaggio, nel cammino
fianco a fianco... nell'attesa di una riscoperta dei territori della memoria,
dei ricordi che ci permettano di vedere ciò che da svegli è
lì, sotto i nostri occhi, ma che ci viene sottratto dall'indifferenza...
ci si trova a camminare come quando si era bambini, nell'ingenuità
della scoperta, sulle tracce delle vite che ci hanno preceduto... con un'innocenza
nuova... a cuore aperto... Viene offerto del cibo, perché teatro,
terra e nutrimento non si possono scindere ed intanto scorrono le note
scatenate del twist di La ricotta di Pasolini, le sue stesse parole,
finché esplode Romagna mia a ricondurci dall'incanto alla
materialità del cibo e del vino che sono lì ad aspettarci.
«La nostra ricerca,
la nostra vita sono un cammino attraverso l'umano, il teatro è lo
strumento e la casa è il luogo, ma quello che cerchiamo è
l' umano. Noi lavoriamo, continuamente, pazientemente, per forzare e aprire
quella porta che conduce dentro: nel teatro invisibile del cuore. Lì
sta il nostro teatro e lì cerchiamo di condurre gli spettatori.
Il nostro è un teatro semplice».
La storia del Teatro
delle Ariette, già raccontata al Filo d'Arianna Festival
2002 nello spettacolo Teatro da mangiare? nomination Premio
Speciale UBU 2001 è il racconto di piccole e grandi cose che fanno
l’esistenza, un'esistenza in cui rimane centrale il teatro, ma un teatro
di terra costruito con le mani e vissuto dal corpo. Dal ’95 fanno, preparano
e presentano i propri spettacoli nella loro casa, un podere sui colli bolognesi
di Castello di Serravalle dove vivono e lavorano. Nel ’99 costruiscono
il Deposito Attrezzi, un edificio rurale per il teatro che diventa il centro
della loro produzione teatrale ed agricola. Dal ’97 curano il progetto
A
teatro nelle case che dal 2000 è diventato Festival d’autunno:
quattro giorni di spettacoli, confronti e riflessioni a proposito di teatro
fatto fuori dai teatri.
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BELLUNO - Cortile Auditorium
Comunale
GIOVEDÌ 30 GIUGNO
h 22.30 - ingresso libero
VISIONI PASOLINI - OEDIPUS
REX
di Jean Cocteau e Igor Stravinskij;
regia teatrale Mario Martone.
In quest’opera di Cocteau
e Stravinskij si inseriscono immagini di percorsi teatrali al di fuori
dello spazio scenico principale; la città di Tebe è costruita
con gigantesche sagome attraverso le cui fessure passano luci e personaggi,
l’immagine che suscita è quella di una città malata, appestata
o forse moderna metropoli vista dai palazzoni della periferia. La presenza
pasoliniana è più che una citazione: il linguaggio, la fisicità
indefinitivamente e sobriamente vestita di nero, ma soprattutto la maschera
non invecchiata, fanno di quell’Edipo un contemporaneo archetipo; il racconto
in prima persona diventa prospettiva
del pubblico... altri degradi
e nefandezze possono sostituirsi, per ciascuno, a quell’enorme peccato
originario.
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BELLUNO - Cortile Auditorium
Comunale
VENERDÌ 1°
LUGLIO h 21.30 - ingresso € 10,00
ITALIA MIA!
ORATORIO INCIVILE PER
PIER PAOLO PASOLINI
Compagnia Babbaluck.
Italia mia è
una stanza cinema in cui le ombre senza tempo del mondo di Pasolini prendono
vita... quelle ombre sono i suoi argomenti-personaggi: il sottoproletariato
mitizzato e carnale, il poeta visionario ed ambiguo, il profeta, l'infanzia
felice, il sacro e il profano, la chiesa e il pallone, la canzone, gli
anni '70... e soprattutto l'Italia. Sulle tracce di Pier Paolo Pasolini
alla ricerca del suo essere e dei suoi pensieri, le evocazioni prendono
corpo nella verità degli attori che attraverso la semplicità
delle azioni sceniche emergono quali fantasmi... immagini a metà
tra un sogno struggente e un talk show disperato... sensazioni e pensieri
sospesi tra la vita e la morte... quando la morte arriva e dà un
senso
alla vita... Dice il poeta
«La morte compie un fulmineo montaggio della nostra vita: ossia sceglie
i suoi momenti veramente significativi (e non più ormai modificabili
da altri possibili momenti contrari o incoerenti) e li mette in successione,
facendo del nostro presente, infinito, instabile e incerto, e dunque linguisticamente
non descrivibile, un passato chiaro, stabile, certo, e dunque linguisticamente
ben descrivibile. Solo grazie alla morte, la nostra vita ci serve ad esprimerci».
La Compagnia Babbaluck
nasce nel 1997 con uno spettacolo di strada intitolato Babbaluck, Grand
Seigneur ispirato al romanzo Il sorriso ai piedi della scala
di Henry Miller. Per l'attuazione dei diversi progetti la compagnia, diretta
dall'attore e regista Sergio Longobardi, si avvale di collaborazioni artistiche
non solamente legate al mondo teatrale, ma anche a quello delle arti visive,
del circo, della musica e del cinema. Nel 1999 vince il premio Scenario
con lo spettacolo CORE. Nel 2000 si dedica all'opera di Eduardo
De Filippo in un percorso sperimentale e drammaturgico sfociato in Natale
in casa Babbaluck. Del 2002 il progetto Collezione, installazione-spettacolo
nato dal desiderio di sviluppare ed ampliare l'interazione dei linguaggi.
Il loro ultimo spettacolo Stupìdo, è dedicato al duo
tragicomico Stanlio e Ollio.
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BELLUNO - Cortile Auditorium
Comunale
VENERDÌ 1°
LUGLIO h 22.30 - ingresso libero
VISIONI PASOLINI
L’ALTRO ENIGMA
da Affabulazione
di Pier Paolo Pasolini, scritto, prodotto e diretto da Vittorio Gassman
e Carlo Tuzii.
«Riassumiamo: i padri
vogliono far morire i figli (perciò li mandano alla guerra) mentre
i figli vogliono uccidere i padri (per questo, per esempio, protestano
contro la guerra disprezzando pieni di fierezza la società dei vecchi,
che la vuole). Ebbene, io anziché voler uccidere mio figlio... volevo
esserne ucciso. E lui non voleva né uccidermi né lasciarsi
uccidere!... Ma come avrai capito questa è la storia di un solo
padre...». Così Pasolini, nelle parole del protagonista, sintetizza
Affabulazione,
la sua sofferta e provocatoria versione dell’Edipo
di Sofocle, riletto
come un serrato corpo a corpo tra gli esponenti di
due generazioni successive,
carico di violenza e risonanze affettive.
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BELLUNO - Giardini via
Sottocastello
SABATO 2 LUGLIO h 17.30
-
ingresso libero
VISIONI PASOLINI
IL TEATRO NELL'OPERA
DI PIER PAOLO PASOLINI
a cura di Massimo Marino.
Pier Paolo Pasolini è
stato studiato da molti punti di vista, mettendo in risalto ora la sua
produzione poetica, ora la prosa e la saggistica, ora la cinematografia
e l’impegno poetico nel leggere il suo tempo... scriveva tutti i giorni,
e conservava tutto... si ha quasi l’impressione che ogni sua opera sia
solo un capitolo di un’opera piu vasta che è la produzione di tutta
la sua vita. Anche il corpus delle sue tragedie occupa un posto di rilievo
nell’universo letterario del secondo Novecento facendo di Pasolini uno
degli autori
italiani più rappresentati
in Europa ed in patria dopo Pirandello. La sua produzione teatrale nasce
dalla terra friulana fin dalla giovinezza arrivando poi alle sei tragedie
borghesi maggiormente conosciute: Pilade, Orgia, Affabulazione,
Porcile,
Calderón e Bestia da stile, di carattere marcatamente
autobiografico e con una netta coloritura antiborghese. A ben guardare,
segni di teatralità sono comunque presenti in tantissimi suoi scritti
che alla scena non erano destinati... e come in ogni sua opera, anche nel
teatro, Pasolini ha avuto
uno sguardo quasi d’anticipo,
premonitore, sperimentale e innovatore.
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BELLUNO - Teatro Comunale
SABATO 2 LUGLIO h 20.15
- ingresso € 10,00
SECONDO PASOLINI
EVENTO INNATURALE
Teatro delle Ariette, con
il lavoro di Paola Berselli, Maurizio Ferraresi, Gregorio Fiorentini, Stefano
Pasquini, Claudio Ponzana.
Secondo Pasolini è
una camminata, e una sosta... bisogna avere scarpe comode per seguire il
corteo di quattro uomini che reggono una portantina e due donne che hanno
sulla schiena due grandi gerle... assieme a loro il poeta friulano funge
da compagno di viaggio. Ogni tanto devono fermarsi « perchè
il mio giogo è soave, il mio carico leggero», dice una voce
registrata mentre partono le note della Passione bachiana dal Vangelo
secondo Matteo di Pasolini. Ad ogni sosta se ne ascoltano frammenti
registrati, a volte
sono gli attori a dar loro
voce... Si arriva... spontaneamente ci si siede in circolo... posano il
baule e le gerle. Spuntano bottiglie e bicchieri, viene stesa una tovaglia.
Comincia a girare il vino, mentre affettano il pane fatto in casa, il formaggio,
il salame. Intanto tirano su tre croci e vi appendono un telo bianco, uno
schermo. Ormai è quasi buio. Rivedremo le immagini del Vangelo
pasoliniano, ascolteremo cosa ci dicono ancora le sue parole. Fino a tardi.
D'improvviso vicino appare una piccola luce in movimento, poi tante, tutt’intorno...
si riempie di lucciole. Per Pasolini la scomparsa delle lucciole era stato
il segnale visibile di un mutamento intervenuto nella società italiana,
questo inaspettato ritorno può riempirsi di una singolare commozione.
NON CENATE
NON METTETE I TACCHI A SPILLO
NON INDOSSATE SOLTANTO UNA
CANOTTIERA
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