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QUI IL BOOKLET DELL'INTERA MANIFESTAZIONE CON LA NOTA DI ANGELA FELICE RIPORTATA ANCHE IN QUESTA PAGINA ![]() Il debutto è previsto sabato 28 agosto 2010, ore 20.30, al Teatro Luigi Garzoni di Tricesimo (UD) con replica all'Auditorium alla Fratta di San Daniele del Friuli (UD) il 1 settembre sempre alle 20.30.
È già in programma una ripresa nell'ambito della stagione di Teatro Civile Akropolis del Teatro Club di Udine al Teatro San Giorgio: avverrà martedì 16 novembre 2010. L'operazione gode del patrocinio del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia La rassegna di spettacoli di opera, concerti cameristici, musica tradizionale e teatro dopo l’età della Giovinezza e della Passione, temi che hanno caratterizzato la scorsa edizione, nasce sotto il segno della Saggezza. La manifestazione itinerante, che si tiene da sabato 21 agosto a domenica 5 settembre nei territori di undici comuni della regione, annuncia un programma di qualità, ideato tenendo fede all’obiettivo principale di questo progetto culturale ovvero coinvolgere le migliori risorse locali, in particolare quelle giovani, mettendole accanto a personaggi di rilievo nazionale e internazionale, dando così vita a un vero e proprio laboratorio di produzione. Nato nel 2007 d’intesa con i Comuni di Reana del Rojale, Tricesimo, Magnano in Riviera e Tarcento nell’ambito dei Progetti Integrati per la Cultura promossi dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, anche per l’edizione 2010 il Piccolo Festival del Friuli Venezia Giulia si caratterizza per il coinvolgimento delle migliori forze locali accanto a personaggi di rilievo nazionale e internazionale. Di qui anche l’impegno di Gabriele Ribis, direttore artistico del Festival, con il fondamentale sostegno della Regione, ad ampliare il numero dei Comuni che quest’anno ha già raggiunto quota tredici con l’ingresso di San Daniele del Friuli, Pradamano e Nimis in provincia di Udine; Maniago, Frisanco e Casarsa in quella di Pordenone. Di grande rilievo l’intesa con la Federazione Regionale delle Banche di Credito Cooperativo che, in consonanza con lo spirito del Festival, raccogliendo diversi istituti attorno all’evento, ha ampliato la già prolifica collaborazione con Credifriuli. Ricco anche il parterre di sostenitori privati sempre guidati dalle ditte rojalesi Mep e Far. A questo riconoscimento dal territorio si aggiungono altre importanti attestazioni come il patrocinio della Guida Festival of Festivals, la nascita di una collaborazione con la Scuola dell'Opera Italiana del Teatro Comunale di Bologna, i positivi contatti con Cesare Lievi e Marco Tutino, rispettivamente Sovrintendenti del Teatro Nuovo Giovanni da Udine e del Comunale di Bologna per due dei principali spettacoli inseriti nel programma 2010, e l’accordo con Claudio Mansutti per la collaborazione con l’Orchestra Mitteleuropea. Un prestigioso Comitato d’onore, presieduto dal presidente della Regione Renzo Tondo e composto, fra gli altri, dall’assessore regionale alla cultura Roberto Molinaro, dal presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini, dai presidenti di Confartigianato, Carlo Faleschini, Confidustria, Adriano Luci, dell’Ente Friuli nel Mondo, Giorgio Santuz e dal Magnifico Rettore dell’Università di Udine, Cristiana Compagno ha dato il suo appoggio alla manifestazione. * * * Pier Paolo Pasolini, forse già dal maggio 1944, quando aveva 22 anni e viveva nella terra friulana “di temporali e di primule”, scrisse il dramma I Turcs tal Friùl. Un piccolo gioiello di drammaturgia, da epos popolare, che documenta una lucida scaltrezza di scrittura dialogata, per molti versi sorprendente. Non poteva trattarsi dunque di un fiore nel deserto, cioè dello sbocciare improvviso di una sensibilità teatrale da esordiente già genialmente maturo. Presupponeva un interesse più vasto e rodato, anche come abitudine alla visione dal vivo, di cui quel testo era una sorta di punto di arrivo e un coagulo sintetico di temi e stilemi verbali e in versi, da riversare in oralità, qui di una intera comunità di paese. Di questo necessario sottofondo preparatorio molti ignorano l’esistenza. E del resto, sulla drammaturgia pasoliniana, anche quella delle tragedie in italiano e in versi, esplose nel 1966 a seguito di una immobilità forzata per malattia, grava ancora il pregiudizio della letterarietà, dello sforzo a tavolino e dunque della sostanziale inerzia scenica. Come se Pasolini, dall’alto dei prodigi delle sua sapienza letteraria e della sua vasta conoscenza culturale, si fosse autoimposto per volontà la scrittura dialogica e come se, nell’insieme del suo fluviale laboratorio, quel genere in lui fosse poco efficace e per molti aspetti minore. Nulla di più erroneo, invece, come dimostrano anche le tante e folgoranti riletture teatrali che, dopo la morte di Pasolini, hanno prodotto i più grandi maestri della regia contemporanea (Ronconi, Pressburger, Castri, Latella, De Capitani), capaci, ognuno secondo la propria sensibilità e il proprio stile di scena, di valorizzare la fertilità di quella drammaturgia. Essa si assesta perciò al centro, non ai margini, dell’interesse creativo di Pasolini, come un codice comunicativo con cui esorcizzare l’ossessione di un assorbente monologo interiore e da praticare, anche a fatica, nella sua specificità linguistica e come una sfida permanente, con gli attori, poco amati se di mestiere, e con l’artigianato, inevitabilmente polveroso, della pratica materiale. È una centralità che trova un suo archetipo simbolico nel fatto che il primo testo con cui il giovane Pasolini appare in pubblico, nel 1938, è il dramma La sua gloria, premiato al concorso studentesco Ludi Juveniles di quell’anno. E ancora, a riprova di una tensione forte e precoce per la messa in scena della parola, valgono anche i tre quadri dialogati in versi per “Il Setaccio”, la rivista della GIL. Poi, vennero gli anni di Casarsa. Ma anche lì, in mezzo all’infuriare della guerra, mentre fiorisce la scrittura lirica in casarsese, compaiono degli schizzi drammaturgici, come “Dialoghi” in friulano, una sorta di sospesa proto-drammaturgia originaria, incunaboli progettati intorno al nucleo di base dello scambio verbale a due e in una lingua sentita incontaminata e anch’essa archetipica. Per questi ultimi abbozzi, si tratta di esercizi, da collocare tra il 1942 e il 1944, di cui il Centro Studi Pasolini di Casarsa, grazie anche al fondo lasciato dai coniugi Ciceri e costituito nel 2000, conserva la preziosa traccia autografa. Piace pensare che, in Friuli, Pasolini fosse anche concreto promotore di iniziative pratiche di spettacolo, come nell’agosto del 1944 con un “Meriggio d’arte”, che, con gusto incline alla contaminazione, intrecciava un programma alternato tra musiche dal vivo, canti corali di villotte e recitazione di dialoghi, fino alla chiusa commovente e pensosa della “Prejera”, già apparsa nello Stroligut di quell’anno e poi riversata nell’incipit dei Turcs. Poi, nel 1949, la “mitica” stagione casarsese si arrestò, bruscamente e traumaticamente. Pasolini si avviò altrove su tante e diverse esperienze di vita e di scrittura, ma continuò ad essere tentato con intermittenza dal teatro, almeno fino all’altezza della fine degli anni ’60, anche come curioso spettatore di spettacoli di avaguardia (Bene, il Living, Grotowski) e nel 1968 perfino come regista di se stesso, con la messinscena di Orgia (peraltro sfortunatissima) per lo Stabile di Torino. Ma quanto teatro non continuò ad occhieggiare anche nell’attività cinematografica? Insomma, i conti con Pasolini, anche quello teatrale, sono sempre aperti, anzi rilanciati dal corpus di un’opera e di una vita che insistono a parlare al presente e a lasciar trapelare il perturbamento di preveggenti, scomode verità. In linea con questo ininterrotto passaggio di testimone, come un lascito di eredità cui accostarsi con ansia investigativa, si colloca anche lo spettacolo Fuejs, che non vuol essere un omaggio rituale al genio che non c’è più, ma un’indagine sul suo enigma anche friulano e, attraverso lui, sull’inverno del nostro scontento, ancora coi temporali ma senza più lucciole e primule.
Gabriele Ribis - Piccolo Festival FVG direttore.artistico@piccolofestival.org piccolofestival.org mob +39 366 42 18 001
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