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Il cinema


"Pagine corsare"
Cinema

Grinzane, l'importanza della multimedialità
al centro della IV edizione del Festival
Stresa, dicembre 2006
Quattro giorni di kermesse cinematografica e letteraria con proiezioni di film, incontri e dibattiti sul rapporto tra letteratura e cinema
di Elio Matassi, www.avanti.it

Anche la quarta edizione del Festival Grinzane Cinema è stata contrassegnata da un grande successo di pubblico e dalla riuscita intersezione fra i due piani maggiormente indagati, il letterario ed il cinematografico. 

In particolare una sezione, dedicata ad una riflessione sulla borgata a partire dall’esperienza dell’“Accattone” pasoliniano, merita un approfondimento supplementare che coinvolge quello che Paul Schrader definisce “stile trascendentale” nel cinema. 

Per tentare di rappresentare il trascendente e le sue manifestazioni, il cinema classico (soprattutto quello holliwoodiano) si è sempre servito di strategie immanenti, effetti speciali e spettacolari. Schrader, invece, dimostra che autori come Bresson e Ozu, mettendo in atto una specie di de-spettacolarizzazione, portano avanti un modello di rappresentazione per sottrazione, convinti che strategie allusive come il non dire ed il non mostrare siano più valide. 

Per Pasolini, sempre in una prospettiva di contaminazione degli stili, la vita quotidiana, bassa e miserabile, è accompagnata da piccoli eventi a loro modo sacri, da “ierofanie” per utilizzare un’espressione cara a Mircea Eliade. 

La bachiana “Passione secondo Matteo” assume questo stesso significato: il sacro ed il sublime entrano in diretto rapporto con l’umile, il profano ed il volgare. Il coro finale della Passione bachiana, vero e proprio filo conduttore del film, è una “ierofania”, una manifestazione del destino di Accattone, ma anche il preludio per il suo riscatto. 

Sarà proprio la musica ad elevare Accattone, povero Cristo, pappone di borgata, dalla miseria in cui lui e la sua gente si trovano confinati. È la musica che lo mostra al mondo, col suo coraggio e la sua viltà, innalzandolo al cielo in punto di morte, dalla polvere in cui ha sempre vissuto. 

I titoli di testa, in cui ritroviamo il coro della Passione, si chiudono con alcuni endecasillabi del “Purgatorio” dantesco: “l’angel di Dio mi prese, e quel d’inferno/ gridava: “O tu del ciel, perché mi privi?/ Tu te ne porti di costui l’etterno/ per una lagrimetta che ’l mi toglie”(Purgatorio, V, 104-107). Buonconte di Montefeltro, pentitosi in fin di vita, viene salvato dalla dannazione eterna. 

È dunque lo stesso Pasolini ad anticipare, con questa citazione, la conclusione del film, fornendo una chiave di lettura dell’epilogo: una sorta di apoteosi del miserabile, realizzata anche con l’ausilio del sublime bachiano. Come Buonconte, Accattone si salva, non già acquistando la salvezza eterna, piuttosto riacquistando una giusta, umana dignità che fino a quel momento la vita gli aveva negato. 

La musica, dunque, in funzione redentiva, come auspicava già Benjamin nel suo studio sul dramma barocco tedesco e come sottolineava, a proposito di Bach, il musicista tedesco Hans Werner Henze: “Questa musica sta, come il suo autore, dalla parte del popolo, degli umiliati e degli offesi, e parla la loro lingua. Tutti i martiri del mondo si possono riconoscere e ritrovare in queste richieste di soccorso e lamentazioni”. 

Il tema della morte redenta, mutuato dal coro n. 68 della Passione bachiana è anche il primo intervento musicale presente in Accattone. È un pezzo dai toni estremamente toccanti, che si collega alla fine dell’opera, a lenire il dolore profondo di Maria. Il dramma si è concluso, rimane solo la tragedia. Ai piedi della croce restano pianto e profonda contrizione. Il primo elemento da notare nel brano è l’andamento sinusoidale della melodia, la cui frase d’esordio, che inizia nella tonalità di Do minore, è costituita da un dolce antitheton, che armonicamente porta al passaggio al Si naturale dell’accordo di dominante della seconda battuta. Un modulo di domanda e risposta accurato, dunque, che si potrebbe definire tranquillizzante se non intervenisse al continuo un’appoggiatura all’accordo di sottodominante, che crea una forte dissonanza (batt. 2).

La melodia scorre fino all’ingresso del coro con un andamento sinusoidale, e l’unisono della doppia orchestra rende in maniera assai pregnante l’idea di un dolore “omofono”, corale, un dolore quasi topico, che accomuna tutti i presenti. 

Il tessuto melodico è portato avanti dai due flauti, dall’oboe I e dal violino I, sostenuto dagli altri strumenti e dal continuo, ora in un caldo abbraccio, ora con forti dissonanze che esprimono un intenso dolore. 

È molto significativo il fatto che Pasolini scelga il “motivo della morte” come “ouverture”, per accompagnare i titoli di testa; le musiche di commento a questi hanno nei film, solitamente, una funzione molto importante. Attraverso una particolare scelta sonora (ad esempio l’utilizzo del leitmotiv) si possono anticipare alcuni elementi del film. Ne sono testimonianza gli esempi dedotti dal cinema di Stanley Kubrick, che pone a commento delle sequenze iniziali dei propri film musiche assai significative dal punto di vista referenziale o emotivo (o entrambi contemporaneamente). Il motivo del destino, “della morte”, già dai titoli getta un ombra tragica sull’intera storia, assumendo la funzione primaria di anticipazione dell’epilogo tragico. La morte di Accattone, come quella di Cristo, è una morte annunciata; Pasolini suggerisce così apertamente il binomio Accattone/Cristo proprio in funzione di quello stile trascendente- trascendentale di cui si parlava all’inizio. 

In questo caso particolare cinema e letteratura ritrovano un importante anello di congiunzione nella musica e non è certamente casuale se la peculiare narratività cinematografica è stata in diverse circostanze assimilata alla narratività musicale. Il cinema, con il suo “potere di unificazione”, come scrive Pasolini in un saggio sulla musica nel film, è una forma d’arte che ritrova nella multimedialità (ossia nella sua facoltà di unire forme e linguaggi anche mutuati da altre arti) la sua prerogativa principale, prerogativa che la quarta edizione del Festival Grinzane Cinema ha esaltato in tutta la sua estensione.

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Grinzane, l'importanza della multimedialità nella IV edizione del Festival, Stresa, dicembre 2006

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