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Commenti e notizie Scandalo a Casarsa:
C'è un bel film, pronto da un anno, che non trova l'uscita. Non è un film facile, è scolpito in un bianco nero quasi espressionista, rievoca una vicenda scandalosa. Si chiama Un mondo d'amore, ma Gianni Morandi non c'entra; c'entra invece - il titolo zuccheroso va letto per contrasto - Pier Paolo Pasolini. Rifiutato dai festival di Locarno e Venezia, accolto con interesse a Toronto e Rotterdam, il nuovo lungometraggio di Aurelio Grimaldi ricostruisce "il trauma di Casarsa". Ovvero l'episodio cruciale che costrinse il futuro autore di Le ceneri di Gramsci ad abbandonare nell'ottobre del 1949 l'amata cittadina friulana. Espulso dal Pci (era segretario di sezione), privato della cattedra alla scuola media, sbattuto in prima pagina sul Gazzettino sotto il titolo: «Giovane professore comunista incriminato per corruzione di minori». Solo una colletta organizzata dal cugino Nico Naldini e dalla zia riuscì ad evitare che i genitori dei ragazzi sporgessero denuncia. Sei anni dopo dopo Nerolio, il regista siciliano torna a indagare su Pasolini con un film che definisce «ritratto d'artista da giovane». La volta scorsa successe un putiferio: Laura Betti l'accusò di aver preso «un colpo di sole», Sergio Citti gli tolse il saluto, Vincenzo Cerami, sdegnato, lo bocciò senza riserva. «Feci arrabbiare tutti gli amici di Pasolini. In realtà era un atto d'amore. Raccontavo senza infingimenti un Pasolini adulto, al massimo della gloria, potente, aggressivo, perfino ricattatorio. Grandioso anche nei suoi difetti». Grimaldi non ama i film rassicuranti, sin da quando girò il respingente Le buttane. Reduce dall'insuccesso commerciale di Rosa Funzeca, il regista-scrittore teorizza le virtù del cinema a basso costo, s'intende finanziato dallo Stato: Un mondo d'amore l'ha girato in quattro settimane, tra Roma e Vibo Valentia, contando su un fondo di garanzia di 1 miliardo e mezzo (produce la Ipe di Leonardo Giuliano e Caterina Nardi). Lo vedremo mai? I produttori contano di farlo uscire tra maggio e giugno, puntando sulla decongestione estiva e sulla disponibilità del circuito d'essai. Certo, se Nanni Moretti offrisse il suo Sacher sarebbe tutto più semplice. «Mi piacerebbe almeno mostrarglielo, per conoscere il suo giudizio», dice Grimaldi, sicuro di aver realizzato un film che «stavolta non farà arrabbiare gli amici di Pasolini». Un po' intristito per il chiacchiericcio sulla pedofilia che ha lambito il progetto, il regista riconosce che una vetrina festivaliera avrebbe giovato. Proprio alla Mostra di Venezia conobbe il suo debutto con La discesa di Aclà a Floristella. Ma erano i primi anni Novanta. Oggi, al suo nono film, il prolifico Grimaldi si mostra insieme ottimista e rassegnato. «L'importante è fare». Nel caso di Un mondo d'amore, la fascinazione pasoliniana si nutre di un'ambizione in più: raccontare un Pasolini inedito, squattrinato e ancora sconosciuto, in viaggio con la madre Susanna verso quella Roma che sarebbe diventata fonte inesauribile di ispirazione artistica e di esperienze sessuali. Incarnato con toccante adesione psicofisica da Arturo Paglia, il giovane Pasolini è ben diverso dal Pasolini sportivo e muscolare, nervoso e battagliero, della maturità. «Lo scandalo di Casarsa fu una botta micidiale. Così mi sono immaginato un Pasolini depresso, intimorito. Non poteva aggredire il mondo, doveva solo parare i colpi: la vergogna del padre generale, il mutismo della madre, l'imbarazzo dei compagni di partito, il distacco dagli studenti…». Grimaldi lo definisce «omaggio affettuoso all'artista che verrà», pur riconoscendo le ambiguità di Pasolini in quel frangente. «Forse agli artisti si perdonano troppe cose. Ma è anche vero che Pier Paolo pagò duramente. Sbaglia chi, come la sorella di Moravia, parlò di pedofilìa. A lui non piacevano i bambini. I suoi ragazzi erano adolescenti formati, avviati alla giovinezza, di estrazione proletaria o borgatara». Proprio quelli che in sottofinale,
appena approdato a Roma e ancora disoccupato (solo nel 1955 uscirà
il romanzo Ragazzi di vita), Pasolini osserva giocare a pallone
in un campetto di periferia, in un misto di curiosità antropologica
e di attrazione fisica. «Qui in mezzo a tanti pensieri per il futuro
nerissimo che mi aspetta, mi dà consolazione solo gettarmi a guardare
questi ragazzi saltellanti come fringuelli, ricciuti e neri, tosti come
canaglie, e solo tu puoi immaginare le scosse e i brividi. Perché
loro, solo loro, sono il mio mondo d'amore», recita la voce narrante.
Parole che Pasolini non scrisse, ma che pure sembrano appartenergli.
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