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"Pagine corsare"
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La metafora del paesaggio
nel Vangelo secondo Matteo di Pasolini
e nelle immagini di Giovanna Gammarota
http://www.cultframe.com/

Cosa significa per un fotografo ritornare nei luoghi nei quali un regista cinematografico ha girato una sua opera? Perché si sente l’esigenza di ripercorrere una strada già affrontata da altri? Perché si avverte la necessità di accostare il proprio sguardo a quello di un autore che lo ha preceduto?

Sono domande alle quali è molto difficile fornire risposte certe. Ciò che sembra palese è che ogni sguardo finisca inevitabilmente per nutrirsi di altri sguardi e che l’idea che possa esistere un artista visivo dallo sguardo totalmente "incontaminato" è semplicemente impensabile.

Nel caso di Giovanna Gammarota, l’impulso a fotografare la Lucania è venuto dal film di Pierpaolo Pasolini Il Vangelo secondo Matteo. Ma andiamo con ordine.

Lungometraggio di capitale importanza nel panorama cinematografico europeo, questo lavoro di Pasolini possiede le sue più grandi qualità senza dubbio in ambito registico e stilistico. A parte le motivazioni culturali e intellettuali che hanno spinto il grande scrittore/regista a tradurre in immagini in movimento uno dei Vangeli, la questione fondamentale risiede nel linguaggio. Il film è sostanzialmente scritto attraverso lo sguardo, e dello sguardo umano possiede tutte le caratteristiche. E tali caratteristiche sono sistematicamente tradotte in segni visivi attraverso la macchina da presa e l’articolazione di una nuova sintassi audiovisiva. Pasolini ha rielaborato la "febbre del guardare" che caratterizza ogni essere vivente (o quasi). A ciò si aggiunge anche una rivoluzionaria consapevolezza dell’uso degli obiettivi che gli ha permesso, anche grazie al montaggio, di edificare un tessuto espressivo di rara complessità, ma anche di assoluta semplicità comunicativa.

Questa architettura linguistica è servita da base di sostegno all’indirizzo visuale che l’autore ha voluto dare alla sua opera, un indirizzo concentrato sul concetto di "analogia visiva", rispetto ai luoghi dove presumibilmente si svolsero i fatti raccontati dal Vangelo di Matteo. È noto come il film non sia stato girato in Israele o nei territori palestinesi, ma nel sud dell’Italia. Nonostante avesse fatto dei sopralluoghi in Medio Oriente, Pasolini scelse la Basilicata, ma non solo, come location. Era inizialmente andato nei territori dei Vangeli perché spinto, evidentemente, da un preconcetto e perché aveva immaginato che Israele degli anni sessanta fosse il luogo naturale nel quale ambientare il film. Ma alla fine, così non fu. E’ interessante notare come 
l’autore di Accattone abbia privilegiato l’analogia (come somiglianza) alla "ricostruzione filologica", poiché ciò che gli interessava veramente non era tanto riprodurre fedelmente i luoghi, in senso realistico, quanto piuttosto evocarli in senso mitico. In Basilicata, Pasolini ritrovò quella atmosfera pre-storica, mitica e pre-culturale che In Israele non era riuscito a rintracciare.

Su questo articolato sistema creativo si è ulteriormente innestato lo sguardo di Giovanna Gammarota che, rispettando il suo personale indirizzo stilistico ha cercato, come già detto, di accostarsi allo sguardo pasoliniano tentando di cogliere la forza evocativa dei luoghi e dei paesaggi. In particolar modo, è chiaro come Giovanna Gammarota abbia preso spunto, per analogia, dalle magnifiche inquadrature pasoliniane, portando alla luce, oggi a distanza di oltre quaranta anni dalla realizzazione del film, la potenza mitica e pre-storica di zone di un’Italia che ancora appaiono simboli di una pre-cultura in totale estinzione.

Le fotografie di Giovanna Gammarota sono dunque elaborazioni (non importa se consce o inconsce) di un precedente testo basato sul concetto di analogia dei paesaggi. È da notare che tale passaggio progressivo non sta a indicare una mancanza di originalità da parte di Giovanna Gammarota. Questo sarebbe un falso problema e un errore di analisi. La fotografa milanese ha invece colto a pieno lo spirito profondo dell’immagine fotografica e, con assoluta sensibilità, ha saputo entrare in sintonia con l’impulso istintivo che, di fatto, nutre lo sguardo dell’uomo fin dalla nascita delle prime forme di espressione artistica.

Il paesaggio, in definitiva, è al centro delle operazioni espressive sia di Pasolini che di Gammarota, paesaggio inteso come vero e proprio personaggio che non vuole esprimere solo un banale senso di bellezza; intende invece manifestare il risultato di un processo metaforico all’interno del quale il paesaggio stesso è il rovescio della medaglia della condizione interiore dell’autore visuale che l’ha elaborato. Nelle immagini di Giovanna Gammarota c’è la raffigurazione della stessa fotografa, così come nelle inquadrature e nelle infinite panoramiche de Il Vangelo secondo Matteo c’è Pier Paolo Pasolini.

Per tale motivo, Giovanna Gammarota ha compreso pienamente il senso del fare fotografia, che non risiede tanto nell’invenzione compositiva/estetizzante fine a se stessa quanto piuttosto nella rielaborazione individuale e metaforica di un senso di sacralità arcaica (che nulla ha a che fare, sia chiaro, con le religioni codificate) che è da interpretare in chiave lirica e politica e che fa parte di un patrimonio collettivo che la cultura borghese e la religione, intesa come insieme oppressivo di regole precise, non hanno mai potuto cancellare.

Maurizio G. De Bonis

venerdì 20 febbraio 2009, alle 19.30
Presso MOCOBO – Centro per le arti e le culture
Via Pellegrino Matteucci 98, ROMA
(metro piramide/garbatella, parcheggio Terminal Ostiense)
Telefono:  065747503

 Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini
tra evocazione e memoria visiva
Dialogo tra Giovanna Gammarota e Maurizio G. De Bonis

Non v’è alcun dubbio sul fatto che la figura di Pier Paolo Paolini abbia rappresentato per l’Italia un esempio cristallino di lucidità e rigore intellettuale ineguagliabile. Il suo sguardo sul nostro paese è ancora oggi assolutamente attuale. Il suo cinema ha rappresentato l’evoluzione di un linguaggio, quello audiovisivo, verso una concezione poetica che affondava le sue radici nell’idea del Mito, della pre-storia, della grazia umana del sotto-proletariato.

Su tale questione dialogheranno Giovanna Gammarota, fotografa, e Maurizio G. De Bonis, critico cinematografico e fotografico.

Giovanna Gammarota esporrà tramite uno slide show il risultato di un lavoro fotografico sulle orme di Pasolini, realizzato nei luoghi della Basilicata nei quali il grande regista/scrittore girò gran parte de “Il Vangelo secondo Matteo”.

Gammarota e De Bonis affronteranno nel loro dialogo, sostenuto anche dalla visione di alcune sequenze de “Il Vangelo secondo Matteo”, la questione riguardante l’influenza che uno scrittore e artista visuale come Pasolini ha avuto, e continua ad avere, sulla produzione audiovisiva italiana. In particolar modo, Giovanna Gammarota parlerà delle potenziali connessioni tra le sue immagini e la spinta intellettuale e creativa scaturita dalla sua personale interpretazione de “Il Vangelo secondo Matteo”. 

Immagini contemporanee, dedicata al confronto di idee sul fare fotografia oggi, è giunta alla sua seconda edizione e nasce, oggi, dalla collaborazione e dall’unità di intenti di tre realtà culturali di Roma che operano nel settore delle arti visive e dell’organizzazione culturale: Mocobo – Centro per le Arti e le Culture, Punto di Svista – Associazione Culturale e Zone d’Ombra – Gruppo Fotografico.

Lo scopo di Immagini Contemporanee è quello di stimolare il dibattito e il confronto aperto e democratico, sotto forma di dialoghi pubblici tra addetti ai lavori, fotografi, critici, operatori culturali, curatori, galleristi, cineasti, appassionati di arti visive e a chiunque voglia approfondire il proprio rapporto con la fotografia e il cinema.
 
 

Giovanna Gammarota vive e lavora a Milano. Comincia il proprio percorso creativo scrivendo scarni racconti ispirati alla prosa di Raymond Carver. All’inizio degli anni Ottanta frequenta corsi di regia cinematografica. Ma è soltanto dopo l’incontro con il cinema in bianco e nero di Wim Wenders e le sue rarefatte fotografie realizzate per il film Paris Texas, che comincia a pensare alla fotografia come mezzo di espressione creativa. L’approccio è autodidatta, nel 1994, dopo aver frequentato un corso alla storica galleria il Diaframma di Milano, comincia una sua personale ricerca caratterizzata da immagini che cercano di dare forma al vuoto e al silenzio misurandosi con la dimensione della memoria. La fotografia diventa così il suo veicolo prediletto d’espressione che non l’abbandonerà più. 

Nel corso di questi anni i luoghi fotografati sono stati privati di ogni orpello superfluo, il paesaggio viene così svelato nella sua dimensione più minimale, raccordandosi finalmente con i brevi racconti all’origine del suo percorso creativo. Tra le sue esposizioni ricordiamo: Donna fotografa, (1995 collettiva, Milano); Là fuori, (1996 personale, Milano); Tempo fermo, (2003 personale, Milano); Sopraluoghi in Lucania. Sulle tracce del “Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini, (2007 personale, Carpi e Milano, 2008 Roma); The place of inspiration, (2008 collettiva, New York).

Svolge da molti anni attività di giornalista culturale, critico cinematografico e delle arti visive. Fondatore e direttore responsabile di CultFrame – Arti visive, testata giornalistica online dedicata al cinema, alla fotografia e all’arte contemporanea. Segretario del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI, direttore di CineCriticaWeb, sito web del SNCCI.  Scrive di cinema su CineCritica (versione cartacea) e pubblica recensioni di film su Cinema.it di cui è redattore da oltre dieci anni. È co-curatore del blog TARBUT – Cultura e arte di Israele. Nel 2007 ha pubblicato il libro “L’immagine della memoria - La shoah tra cinema e fotografia” (Onyx Edizioni, Roma). In qualità di curatore, nell’ambito di FotoGrafia-Festival Internazionale di Roma, ha allestito le mostre “Il corpo è il pensiero - Ritratti, autoritratti e nudi femminili” - fotografie di Simcha Shirman (Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata, Roma 2007); “Cara Moldova” - Fotografia di Alfredo Covino (Biblioteca Rispoli, Roma 2008); “Cronache del quotidiano” - Fotografie e film di David Perlov (Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma - Palazzo delle Esposizioni, Roma 2008). Nel 2006 è stato l’ideatore e il direttore artistico del “Roma Kolno’a Festival - Ebraismo e Israele nel cinema” (Casa del Cinema, Roma). Svolge attività di docenza nell’ambito del Master in Critica Giornalistica organizzato dall’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, Roma e nel corso di Visual Art presso l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma.

ORGANIZZATORI

Mocobo – Centro per le Arti e le Culture
Via Pellegrino Matteucci 98 – Roma
Telefono:  065747503
Email: Info@mocobo.com
Sito: http://www.mocobo.com

Punto di Svista – Associazione Culturale
Telefono:  334.8511811
Email: puntodisvista@gmail.com
Sito: http://www.puntodisvista.com

Zone d’Ombra – Gruppo Fotografico
Via dello Scalo di san Lorenzo 16 – Roma
E mail: info@zonedombra.itcontatti@zonedombra.it
Sito: http://www.zonedombra.it

 

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INVITO ALLA LETTURA
BRANI DI PIER PAOLO PASOLINI


TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
A "PAGINE CORSARE"
DA OTTOBRE 1998
 





 

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