Notizie
 


Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998 
.
..
"Pagine corsare"
Notizie

Un italiano a New York
Luigi Fontanella e Pasolini rilegge Pasolini

Si respira l’effervescente tranquillità della sapienza, girando lo sguardo nella stanza luminosa e ariosa di Luigi Fontanella. Qui, al secondo piano di un palazzetto denominato Humanities Building, nella stanza numero 1146, i libri occupano la maggior parte dello spazio disponibile. Ordinati nelle scaffalature, abbandonati temporaneamente sulla scrivania, più o meno mimetizzati tra gli strumenti del lavoro quotidiano come il computer, il fax e il telefono. E poco lontano, sullo stesso piano, c’è la Poetry Room, capace di infondere al Dipartimento di studi Italiani della State University un’aria vagamente familiare.

“Mi trovo bene in questo ufficio. Dalla finestra si vede una buona porzione del campus: il Javits Center, l’edificio che ospita i Dipartimenti di Scienze Sociali, Geologia e Antropologia e, infine, un bellissimo prato verde con vari alberi secolari sul quale sciamano gli studenti che vanno e vengono”.

Quello con Luigi Fontanella è un incontro davvero particolare. Di fronte, infatti, non vi è soltanto un affermato professore della State University di New York a Stony Brook, né il puntuale e preciso curatore del Linguaio: rubrica molto seguita del quotidiano America Oggi, dove si occupa di fatti e misfatti, episodi ed eventi significativi, neologismi, anglicismi (sempre più numerosi), riflessioni, facezie e divagazioni sulla lingua italiana. Quello che siede di fronte e guarda con malcelata simpatia il proprio cactus (“ci sono molto affezionato; mi è compagno fin dal 1982”), è soprattutto un italiano innamorato perdutamente della sua lingua e della poesia che, forse, solo questa lingua sa esprimere con straripante vitalità. E che volentieri ripercorre con l’interlocutore le tappe di una carriera che lo ha portato ai massimi vertici di una disciplina umanistica costantemente in crescita.

“Quando vi arrivai nel 1982 ricordo che nel nostro Dipartimento la presenza di studenti americani che seguivano i corsi d’italiano era piuttosto contenuta, circa 450 studenti – ricorda Fontanella –, e noi docenti d’italiano eravamo decisamente in minoranza rispetto a quelli di francese e tedesco. Dopo 25 anni la situazione si è completamente ribaltata. Come numero di docenti abbiamo decisamente sorpassato sia i tedeschi che i francesi; il numero dei nostri studenti è più che raddoppiato. La nostra lingua, inoltre, è ufficialmente inserita negli Advanced Placement Program, e oggi siamo secondi soltanto allo spagnolo, lingua straniera dominante negli Stati Uniti”.

È un successo che rende decisamente orgogliosi gli insegnanti della State University che però vogliono condividere questo risultato con i tanti giovani italoamericani desiderosi di conoscere e, in qualche modo, di riappropriarsi della lingua e della cultura dei lori avi arrivati in America. Un successo che sicuramente porta la firma della passione di Fontanella per l’universo letterario italiano.

“Arrivai nell’agosto del 1976 all’Università di Princeton con una borsa di studio Fulbright, e dopo essermi laureato alla Sapienza con una tesi su André Breton, mi proposi l’obiettivo di studiare a fondo la presenza del fantastico nella letteratura e nell’arte americana del secondo dopoguerra, ma in poco tempo passai da Marcel Duchamp, Max Ernst e David Hare, alle battaglie per la diffusione e la migliore conoscenza della poesia italiana. Come letterato e scrittore, ne ho fatto la ragione della mia vita umana e professionale”.

Infaticabile ricercatore e autore di numerosi testi, Luigi Fontanella nel 1996 creò l’IPSA, Italian Poetry Society of America, con cui ha organizzato numerosi congressi internazionali – ai quali hanno partecipato studiosi, poeti e traduttori provenienti da America ed Europa –, e il cui lavoro è raccolto in Binding the Lands. Present Day Poets, Present Day Poetry (Firenze, Cadmo Ed., 2004). Con l’Associazione hanno collaborato Paolo Valesio (associate director), Luigi Bonaffini, Marisa Marcelli, Annalisa Saccà, Ernesto Livorni, Irene Marchegiani, Graziella Sidoli, Michael Palma, Jonathan Galassi, Barbara Carle, Ned Condini, Robert Viscusi, Giose Rimanelli, Joseph Tusiani. Il gotha della cultura italiana in America.

“Nel mio volume La parola transfuga. Scrittori italiani in America (Cadmo, 2003), un intero capitolo è dedicato ad Alfredo De Palchi, secondo me il maggior poeta italiano approdato in America. Senza di lui e senza il suo sostegno, una parte consistente dell’attività dell’IPSA non sarebbe stata possibile. In questi anni abbiamo tradotto in inglese numerosi poeti italiani ancora sconosciuti al pubblico americano, indirizzando il tutto nella rivista Gradiva, che compie 30 anni, e nell’Italian Poetry in America. Abbiamo pubblicato, per primi, poeti come Sergio Corazzini, Luciano Erba, Armando Patti, Dante Maffia, Rodolfo Di Biasio, Carlo Della Corte, Giuseppina Luongo Bartolini, Franco Buffoni, Biagia Marniti, Umberto Piersanti, Carlo Felice Colucci, Plinio Perilli, Giovanna Sicari, conseguendo nel 2002 il Premio Nazionale per la Traduzione da parte del Ministero dei Beni Culturali”.

Luigi Fontanella vive con la moglie Irene Marchegiani in un piccolo e graziosissimo paesino, Mount Sinai, a picco sul mare, nell’area di Long Island. Con lei condivide anche la passione culturale, essendo la moglie attualmente la Coordinator of Student Teaching per il programma di lingue del Department of European Languages, Literatures and Cultures della SUNY. Padre di Arianna, e Olivia (che vivono in California) e di Emma (che vive in Italia), il professor Fontanella frequenta varie associazioni italiane, e partecipa ad eventi culturali e popolari italiani, tenendo sempre d’occhio il suo amore viscerale per tutto quanto è letteratura.

“In aree dove sono più massicciamente presenti le nostre comunità: New York, Chicago, Boston, Philadelphia, California, Connecticut, c’è un interesse crescente verso la letteratura italoamericana e italoitaliana; un fenomeno che io stesso – come scrittore italiano che vive e opera per buona parte dell’anno qui – ho sentito fatalmente crescere dentro di me, tanto che vi ho dedicato ben quattro anni di attenta ricerca. In La Parola Transfuga ho esplorato il periodo che va dalla fine dell’Ottocento agli anni Cinquanta, scoprendo il contributo variamente significativo, malgrado le terribili difficoltà di ambientamento e di assimilazione socio-culturale, da parte di scrittori emigrati e americanizzati. Questa riscoperta della letteratura italiana d’America, contribuisce a far capire meglio le varie comunità italiane in America, sfatando lo stereotipo che esse abbiano prodotto solo mafia, spaghetti e meat-balls, come ancora oggi – ahimè – avviene in programmi televisivi di pessimo gusto, tipo i Sopranos”.

Formatosi all’ombra degli scritti di Cesare Garboli, Fabio Doplicher, Adriano Spatola e Giovanna Sicari, Luigi Fontanella, cultore d’eccezione della lingua italiana, intrattiene ancora oggi un fecondo rapporto umano e letterario con poeti del calibro di Milo De Angelis, e con scrittori del calibro di Giose Rimanelli – che Fontanella considera il maggiore scrittore italiano in America –, e Alfredo De Palchi, dal quale ha appreso l’orgoglio di essere poeta, unita a una buona dose di autoironia: il vero sale della vita.

“Dante Della Terza (ad Harvard) e Dore Ashton, critico e storica dell’arte; Judith Davies, scultrice; Carlos Fuente, Maristella Lorch, Michael Palma, Joseph Tursi, Alan Williamson, poeta e critico frequentato a Cambridge, Massachusetts; Sylvia e Renzo Morandina, Mario Mignone: sono tutti nomi importanti della mia vita, nella quale i progetti e le aspettative s’intrecciano nella mente e nella vita quotidiana. Ho appena pubblicato un libro su Pasolini che contiene una bellissima intervista inedita che egli rilasciò a New York pochi anni prima della sua morte (Pasolini rilegge Pasolini, Archinto Ed., RCS). Sto completando un corposo volume antologico, bilingue, che contiene un’ampia scelta della mia poesia (Land of Time. Selected Poems: 1972-2003, a cura di Irene Marchigiani, New York, Chelsea Editions, 2006). Mi piacerebbe portare a termine il mio secondo romanzo, fra emigrazione e utopia, da me iniziato parecchi anni fa, e mi piacerebbe completare una serie di Atti unici teatrali, una forma d’espressione che mi attrae sempre più. Non riesco a dare una valutazione della mia vita, ma spero di mantenere uno stato di curiosità, ma anche di critica, quando è il caso, verso il mondo che mi circonda. Credo che una delle maggiori fascinazioni della nostra vita consista proprio nel saper conservare una disponibilità psicologica a farci sorprendere da tutto ciò che la vita può regalarci ogni giorno”. 

(Generoso D’Agnese- Messaggero di sant’Antonio edizione per l’estero)

 


Un italiano a New York
 

Vai alla pagina principale