Mario Tursi

"Pagine corsare"

Mario Tursi
di Roberto Chiesi

Con quattro foto di Mario Tursi sul set (Cappadocia) di Medea (1969)


Mario Tursi era una di quelle persone rare, rarissime, il cui talento si univa ad un senso innato e profondo dell'onestà. L'integrità e la lealtà nei rapporti umani e professionali erano per lui  condizioni normali e necessarie. La disonestà, la falsità, l'arroganza criminale, lo offendevano, lo disgustavano e quindi non poteva non essere disgustato da Berlusconia, dall'Italia orrendamente, squallidamente degenerata in cui stiamo vivendo. Nato in piena epoca fascista, ha avuto la disgrazia di morire negli anni del trionfo di una nuova forma di fascismo.  Ricorderò  sempre,  con  dolore, la sua amarezza  degli  ultimi  mesi  nell’assistere allo sfacelo  dell'Italia finita nelle mani di una banda di criminali e neofascisti.

Lo sguardo di Tursi aveva il dono di cogliere subito il valore espressivo di un viso, di un corpo, di una luce, di un paesaggio vero o ricreato che fosse, come dimostrano le sue fotografie di scena e di set di Visconti, Pasolini, Lattuada, Petri e altri.

Tursi si considerava solo un artigiano e invece era un artista: lo dimostrano le sue fotografie, la bellezza figurativa indiscutibile di quelle immagini, dove appare sempre il balenio rivelatore di una personalità, di un’azione, di un momento.

Mi mancheranno molto la sincerità di Tursi, il suo tatto, la sensibilità del suo modo di guardare e il suo amore profondo per il proprio mestiere e per il cinema. Mi mancherà la sua saggezza piena di passione per la realtà e la sua umiltà nell'apprezzare anche le piccole soddisfazioni del quotidiano. È una di quelle morti crudeli e assurde che ci impoveriscono e ci abbandonano al peggio.

 

 


Mario Tursi, di Roberto Chiesi

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