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Notizie Oriana Fallaci è
morta
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«Ho sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare. Chi ama la vita è sempre con il fucile alla finestra per difendere la vita… Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare, non è un essere umano» Oriana Fallaci, da un’intervista del 1979, di Luciano Simonelli 2 dicembre 1975: Oriana Fallaci attende di fornire ai giudici la propria deposizione al processo a Pino Pelosi per l'assassinio di Pier Paolo Pasolini. Oriana Fallaci è morta la notte scorsa a Firenze. La scrittrice e giornalista, nata nel 1929, era da tempo malata. Rientrata da New York, dove abitualmente viveva, era ricoverata da qualche giorno in un ospedale fiorentino e aveva chiesto di tenere la sua degenza nel più stretto riserbo, dando perfino disposizione di togliere il nominativo dalla cartella clinica. Pochi intimi, oltre ai parenti, sapevano del peggioramento delle sue condizioni. Ad assisterla la sorella Paola, un nipote e un medico di fiducia. In forma strettamente privata, per sua espressa volontà, si svolgeranno anche le esequie. Oriana Fallaci era nata a Firenze il 29 giugno 1929, negli anni del potere mussoliniano. Durante la giovinezza, lo stato politico e sociale dell’Italia ebbe un notevole influsso sulla sua vita, così come la figura del padre, un liberale contrario alla corsa al potere di Mussolini, il quale continuò l’opposizione per tutto il periodo fascista. Quando l’Italia decise di entrare attivamente nella Seconda Guerra Mondiale, Oriana Fallaci aveva poco più di dieci anni. Unendosi al padre nel movimento clandestino di resistenza, divenne membro del corpo dei volontari per la libertà contro il nazifascismo. Nell’occupazione di Firenze da parte delle truppe naziste, il padre fu catturato, imprigionato e torturato, prima di essere rilasciato vivo. A quattordici anni, ricevette un riconoscimento d’onore dall’Esercito Italiano per il suo attivismo durante la guerra. Il conflitto finì nel 1945 e di lì a poco Oriana Fallaci avrebbe deciso di diventare una scrittrice: «La prima volta che sedetti alla macchina da scrivere, mi innamorai delle parole che emergevano come gocce, una alla volta, e rimanevano sul foglio… ogni goccia diventava qualcosa che se detta sarebbe scivolata via, ma sulle pagine quelle parole diventavano tangibili». Molti sono i ricordi della figura paterna, alcuni dei quali affiorano in un’intervista di Luciano Simonelli del 1979: «[…] Andavo a caccia, mi ci portava mio padre. Avevo nove, dieci anni quando, al capanno, il babbo m’insegnò a sparare. E continuai fino verso i venticinque anni, trenta. Poi un giorno mi accorsi che il fucile era sporco. Sai, lo sporco che impolvera l’interno delle canne quando non lo si usa. E mi chiesi da quanto tempo non l’adoperavo. E scoprii che era un tempo lunghissimo […] ». E poi il ricordo della madre, cui s’intrecciano i giorni trascorsi insieme a Alekos Panagulis, l’uomo, poeta e martire di Un Uomo (1979), cui la scrittrice è stata legata sentimentalmente: «Le due creature che amavo di più. Le amavo tanto che dividere il mio amore per loro era una fatica quasi drammatica; voglio dire, il tempo che passavo con l’uno mi sembrava rubato a quello che avrei dovuto passare con l’altra […] Una della scale, tra piano terreno e primo piano, nella mia casa di campagna, è quella che unisce l’appartamento dove viveva la mamma e l’appartamento dove vivevamo io e Alekos. Ebbene, quando ero lì con entrambi, era tutto un correre su e giù per quelle scale […] Su e giù, su e giù. Poi, di colpo, nel giro di pochi mesi, l’immobilità. Se ne erano andati tutti e due.» Cronista e narratrice, intervistatrice e polemista, Oriana Fallaci ha visto a distanza di decenni i suoi libri divenire bestseller, scatenando accesi dibattiti fra sostenitori e critici. Il suo modo di lavorare è spartano: «Inizio a lavorare presto la mattina (otto, otto e mezza) e vado aventi fino alle sei o sette di sera senza interruzione, senza mangiare e senza riposare. Fumo più del solito, il che significa circa cinquanta sigarette al giorno. Dormo male la notte. Non vedo nessuno. Non rispondo al telefono. Non vado da nessuna parte. Ignoro le domeniche, le feste, il Natale, il Capodanno.» La carriera di giornalista
inizia non ancora diciassettenne come cronista di un quotidiano fiorentino.
La sua eccezionale bravura la porta all’«Europeo», e al Corriere
della Sera, come inviato speciale e poi come corrispondente di guerra:
dal 1967 in Vietnam, poi nella guerra Indo-Pakistana, in Messico (1968),
in Medio Oriente. In questo periodo escono i suoi primi libri: I sette
peccati di Hollywood (1957), Il sesso inutile, viaggio intorno
alla donna (1961), il romanzo Penelope alla guerra (1962) e Gli
antipatici (1963). In seguito si è dedicata alle interviste
a importanti personalità della politica, le analisi dei fatti principali
della cronaca e dei temi contemporanei più rilevanti.
15 ottobre 1968: Oriana Fallaci a Città del Messico. Durante "la notte di Tlatelolco", caratterizzata da una rivolta studentesca sviluppatasi in quei giorni e dalla feroce repressione della polizia messicana, la giornalista italiana fu seriamente ferita. Fra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta, la fama della giornalista cresce, grazie soprattutto ai reportage dall'estero. Inviata in Vietnam negli anni più duri della guerra, pubblica nel 1969 Niente e così sia, che vince il premio Bancarella. Negli anni '70 realizza celebri interviste con capi di Stato e leader politici, da Henry Kissinger a Nguyen Van Giap, da Golda Meir a Gheddafi, da Khomeini a Deng Xiao Ping. Incontri che nel 1974 verranno riuniti nel libro Intervista con la Storia (1974). I suoi libri più celebri, sospesi fra il romanzo, il reportage e il pamphlet, vendono milioni di copie. Da Lettera ad un bambino mai nato (1975), 40 edizioni solo in Italia, fino a Insciallah del 1990, superpremio Bancarella. Il libro successivo uscirà solo 11 anni dopo. È La Rabbia e l'Orgoglio, nato da un articolo per il Corriere della Sera all'indomani dell'attentato alle Twin Towers e primo capitolo di una trilogia anti-islamica, cui seguiranno La forza della ragione e Oriana Fallaci intervista se stessa. Divenuta un ideolo dei teocon italiani, la Fallaci si avvicina anche alla Chiesa cattolica. È dell'estate 2005 la notizia di un suo incontro privato con il Papa Benedetto XVI. Nella sua lettera a Pier Paolo Pasolini, scritta in seguito al tragico evento della morte dello scrittore (2 novembre 1975), affermava: «[…] In una strada deserta, c’era un bar deserto, con la televisione accesa. Si entrò seguiti da un giovanotto che chiedeva stravolto: "Ma è vero, è vero?" E la padrona del bar chiese: "Vero cosa?". E il giovanotto rispose: "Di Pasolini, Pasolini ammazzato!". E la padrona del bar gridò: "Pasolini Pier Paolo? Gesù! Gesummaria! ammazzato! Gesù! Sarà una cosa politica!". Poi sullo schermo della televisione apparve Giuseppe Vannucchi e dette la notizia ufficiale. Apparvero anche i due popolani che avevano scoperto il tuo corpo. Dissero che da lontano non sembravi nemmeno un corpo, tanto eri massacrato. Sembravi un mucchio d’immondizia e solo dopo che t’ebbero guardato da vicino si accorsero che non eri immondizia, eri un uomo. Mi maltratterai ancora se ti dico che non eri un uomo, eri una luce e che una luce s’è spenta?» La Fallaci fu protagonista anche al processo a Pino Pelosi, l’assassino di Pasolini: promosse, con la collaborazione di altri giornalisti, la “controinchiesta” condotta dal settimanale “Europeo”. Recentemente, la Radio Ungherese ha messo in onda un radiodramma ispirato proprio all'inchiesta promossa da Oriana Fallaci e dai giornalisti dell'"Europeo". L'atteggiamento di fondo
di Oriana Fallaci si può comprendere da una sua dichiarazione che
si riferisce al suo modo di condurre le interviste: «Su ogni esperienza
personale lascio brandelli d'anima e partecipo a ciò che vedo o
sento come se riguardasse me personalmente e dovessi prendere una posizione
(infatti ne prendo sempre una basata su una precisa scelta morale)».
La voz rota del sublevado - in spagnolo O corpo massacrado - in portoghese La deposizione di Oriana Fallaci al processo a Pino Pelosi Persona non grata - in ungherese
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