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Notizie La mostra di Venezia
L'Italia, in un corpo a corpo doloroso ma necessario, ricorda Pasolini, gli rende omaggio. Con qualche eccezione. Come quella grave e pesante della Mostra del cinema di Venezia che proprio ieri è stata ufficialmente inaugurata. Pasolini è stato un grande protagonista di quella mostra, con i suoi film, la sua teoria del linguaggio cinematografico, la sua idea di impegno attraverso le immagini. La Venezia blindata per paura degli attacchi terroristici, la Venezia che guarda ad Occidente, non ha dedicato neanche una serata, una proiezione, un sia pur fugace momento per ricordare il grande regista. Il 31 agosto del 1961 è proprio al Lido di Venezia che Pasolini presenta il suo primo film, Accattone. Ha già lavorato per il cinema, ma quello è il primo film completamente suo. Il segno è indelebile: non solo per il linguaggio, per il carattere dei volti, la passione delle immagini, per la poetica, ma anche per la forza sovversiva rispetto alla morale consolidata. Accattone viene vietato ai minori di diciotto anni, diventa oggetto di polemica, di attacchi che non risparmiano l'autore. È solo l'inizio. Da quel momento in poi anche con il cinema Pasolini fa discutere, suscita l'ira dei benpensanti, costruisce una sua poetica, una sua visione del mondo che colpisce, appassiona, stordisce, coinvolge migliaia e migliaia di spettatori. La filmografia la conosciamo. È lunga. Ognuno può scegliere il film che più ama: da Mamma Roma, passando per Il Vangelo secondo Matteo, fino alla “Trilogia della vita”. Ognuno può dire quale scena preferisce, quale volto ricorda, quale film detesta, quale aspetto critica. Per arrivare a Salò, film che esce postumo subito dopo la sua morte, considerato da molti, insieme al romanzo Petrolio, il suo testamento intellettuale e politico. Una filmografia che è anche una mappa culturale, politica, antropologica dell'autore e dell'Italia che Pasolini, attento e spietato osservatore, ha raccontato, denunciato. Parlava delle stragi di quegli anni (parlava dell'Italia) e accusava: «Io so i nomi...».
Troppo disturbante? Forse sì, forse ci atterisce un po' l'idea di mettere a paragone la grandezza dell'intellettuale Pasolini e il panorama dell'intellettualità italiana di oggi. Per Pasolini il cinema nella sua immediatezza linguistica è uno strumento in più, speciale, di comprensione del reale, delle sue dinamiche e dei suoi poteri. Anche per questo, non solo perché ricorre l'anniversario, sarebbe stato bello che Venezia lo avesse ricordato. ---------------------
Vedi anche l'articolo di Mario Passi sull'Unità del 27 agosto 1968 "In corso a Venezia le trattative per una mostra più libera e democratica".
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