
|
|
![]()
|
.. |
Notizie Pasolini nel cuore
dell’Impero
Allo
Spazio
Forma di Milano le scorribande di un poeta marxista nell’America amata-odiata
e il «Reportage dall’Italia» di Philippe Séclier.
A guardarlo curiosare nelle edicole di Manhattan, o in posa pancia (poca) in dentro e petto in fuori di fronte a una vetrina con immagini di pin-up e altri gadget luccicanti, sembrerebbe un turista qualsiasi. Invece non lo è: nell’impermeabile stazzonato, che anni dopo avrebbe fatto tanto Tenente Colombo, c’è Pier Paolo Pasolini. Siamo nel settembre 1966, molto prima dei viaggi di massa negli Stati Uniti. Pasolini era già poeta famoso, scrittore scomodo, e regista di film come «Accattone». Ma soprattutto era comunista, e non è necessario aver visto il film di George Clooney per capire che l’aria, nel cuore dell’Impero americano, non è mai stata molto respirabile per i «rossi». L’unico viaggio di Pasolini negli Usa è ben documentato dalle immagini di Duilio Pallottelli, in mostra da venerdì 7 ottobre 2005 nello Spazio Forma a Milano, al Ticinese. Foto in bianco e nero che illustrarono un articolo di Oriana Fallaci per «L’Europeo», nel quale appunto si raccontavano le scorribande di un intellettuale della sinistra in una terra amata e odiata. Il titolo di quel servizio era «Un marxista a New York», ed è così che oggi - 39 anni dopo, e a 30 anni dall’assassinio di Pasolini - si intitola la mostra di Milano. Ma che cosa percepì il marxista Pasolini di quel mondo? Del tutto diverso dalla bucolica terra d’origine (Casarsa della Delizia, in Friuli), e dalle disperatamente vitali periferie romane, il cuore dell’Impero lo attrasse. Anzi se ne innamorò. Fino al punto che i suoi entusiasmi - per le poesie di Allen Ginsberg, per i beatnik e le chitarre del Village, per le facce non omologate del popolo - alzarono un polverone polemico. Arrivarono bacchettate anche dal conformismo di sinistra (esisteva, allora come oggi). Pasolini si difese con un articolo su «Paese Sera», e ne approfittò per meglio spiegare il suo «pensiero corsaro». Che forse gli faceva prendere lucciole per lanterne se sosteneva che «in America, sia pure nel mio brevissimo soggiorno, ho vissuto molte ore nel clima clandestino, di lotta, di urgenza rivoluzionaria, di speranza, che appartengono all’Europa del ’44 e del ’45». Era in corso la guerra del Vietnam, covavano sotto la cenere i fuochi che avrebbero acceso la rivolta studentesca. Era visibile la protesta pacifista, palpabile la lotta contro la discriminazione razziale. Insomma, la solita grande America in uno dei periodi più convulsi (e insieme più creativi) della sua storia. Il marxista Pasolini la capì a modo suo, un po’ da «marziano» che scende su un altro pianeta. Colpito dal vuoto di senso, che ravvisò nella trafficata vita all’ombra dei grattacieli - gente che va, e non si sa dove - ebbe una premonizione: «Il vuoto, immenso, pretende di essere riempito dallo spiritualismo». Chissà se vide prima di tutti la complessa America delle sette mistiche e dei «neo-con», del «disegno intelligente» contro la vulgata darwiniana, della religione a supporto della spada. Con le foto di Pallottelli, rubate all’oblio dal giornalista Amilcare Ponchielli (nel ’90, per «7» del «Corriere»), documento storico di una singolare «scoperta dell’America», a Forma sono in mostra anche le immagini del francese Philippe Séclier: «Reportage dall’Italia. La lunga strada di sabbia». Pasolini non c’è, ma la sua anima sì: Séclier ha fotografato con affetto, e attenzione nostalgica, l’Italia delle vacanze di massa che il poeta aveva registrato (con crescente allarme) nel 1959. Era, Pasolini, l’inviato speciale in Millecento per la rivista «Successo». Raccontò gli «orli» del Belpaese, dalla Versilia all’Adriatico. Su uno di quegli orli, nella ghiaia sporca dell’Idroscalo di Ostia, un destino cupo lo portò via per sempre. Il 2 novembre del 1975. «Viaggio negli Usa. Un marxista a New York», con immagini di Duilio Pallottelli, e «Reportage dall’Italia. La lunga strada di sabbia», di Philippe Sécleir, verranno inaugurate giovedì 6 ottobre 2005 e aperte al pubblico da venerdì 7 fino al 6 novembre. Forma, piazza Tito Lucrezio Caro 1, Milano. Tutti i giorni dalle 10 alle 20 (giovedì fino alle 22, lunedì chiuso), ingresso libero, tel. 02.58.11.80.67. Pier Paolo Pasolini Una certa idea del mondo Fotografie di Duilio Pallottelli - Fotografie di Philippe Séclier Giovedì 6 Ottobre, alle ore 18,30 si inaugura a FORMA, nello spazio laboratorio Pier Paolo Pasolini - Milano Si tratta di una piccola mostra che vuole ricordare, a trenta anni dalla morte, il grande intellettuale italiano, la sua folgorante presenza e l’osservazione sempre nuova e sincera sul mondo. Due diversi reportage, e due diverse testimonianze fotografiche, si confrontano e si completano: uno sguardo sull’Italia e uno sugli Stati Uniti. Nel 1959 Pasolini si trova a percorrere l’Italia delle prime vacanze borghesi, delle spiagge che cominciano ad affollarsi, della spensieratezza di massa, e realizza così, per la rivista Successo, il bellissimo reportage “La lunga strada di sabbia”. A quarant’anni di distanza, il fotografo Philippe Séclier ha ripercorso lo stesso itinerario cercando le tracce, la testimonianza, gli indizi così carichi di significato di quel viaggio. Nel 1966, negli USA, Pasolini scopre un paese forte, duro che lo affascina e lo conquista con la sua immediatezza: ”Io sono un marxista indipendente, non ho mai chiesto l’iscrizione al partito, e dell’America sono innamorato fin da ragazzo. Perché, non lo so bene” - così, sulle pagine dell’Europeo, racconta la sua esperienza a New York. Il fotografo Duilio Pallottelli - colonna dell’Europeo - è accanto a lui e scatta i ritratti dell’artista in giro per la città, a Times Square o in un ristorante, e ne registra lo sguardo stupito e ammirato del viaggiatore curioso. Pallottelli ferma anche, in una serie di rari e preziosi provini, l’incontro tra Pasolini e il grande fotografo Richard Avedon. Insieme guardano i libri di fotografia, parlano e Avedon allestisce per lui uno studio di posa pronto per un ritratto. Una mostra di scrittura e immagini. Gli appunti di viaggio, la malinconia per l’Italia che cambia, l’entusiasmo per il mondo nuovo. E poi i ritratti di Pasolini a New York, anonimo passante o in studio con Avedon, e infine, nelle foto di Séclier le traccia del suo passaggio; il vuoto che ha lasciato, nei luoghi dove è stato e nelle nostre coscienze. FORMA è un’iniziativa di Fotospazio, una società costituita da Fondazione Corriere della Sera e Contrasto. Il progetto si realizza grazie all’importante collaborazione con ATM, che ospita FORMA all’interno dello storico deposito dei tram del quartiere Ticinese, e anche grazie alla speciale partecipazione di CANON ITALIA. FORMA si avvale anche della collaborazione di COOP LOMBARDIA, CORBIS FASTWEB e POSTE ITALIANE. La collaborazione tecnica è assicurata dalle società MITSUBISHI, TARGETTI e PROGETTO LISSONE.
|
|
|