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Notizie Pasolini al Museo di
Roma
Arriva a Roma dunque. E ricomincia. Com'è il rapporto con la città? Chi conosce? A chi chiede aiuto per lavorare? Dove abita? Chi frequenta? Chi sono i suoi amici? Come si evolve il suo pensiero? Cosa dice di lui la stampa? E lui, cosa dice? "Pasolini ha bisogno di lavoro, ha bisogno di solidarietà; la sua angoscia non è placata, anche Roma, l'idea stessa di Roma lo ha mutato. Scrive: "Sono due o tre anni che vivo in un mondo dal sapore diverso: corpo estraneo e quindi definito in questo mondo, mi ci adatto con prese di coscienze molto lento". Ecco le parole di Enzo Siciliano, tratte dal catalogo della mostra "Pasolini e Roma", allestita al Museo di Roma in Trastevere sino al 22 gennaio 2006.
Il racconto è fatto attraverso splendidi bianchi e nero di fotografie, film documentari, dattiloscritti originali, appunti autografi, libri regalati con le dediche dello scrittore, opere di artisti vicini a Pasolini, opere di artisti contemporanei ispirati dalla sua poetica, tra i quali spicca il poetico cortometraggio a disegni animati di Gianluigi Toccafondo, l'illustratore dei libri della Fandango, "Essere morti o essere vivi è la stessa cosa". È un percorso denso, originale e impregnato di sguardi attenti, che cattura il visitatore e lo immerge in una strana atmosfera sospesa e nello stesso tempo impegnata. Vi è perfino una selezione di trasmissioni Rai, dai primi anni '60 ad oggi, che mostrano le interviste a Pasolini, rendendo ancora più viva la sua presenza e il suo pensiero ferocemente attuali. La vita di un uomo tesa a raccontare, a denunciare, a esprimersi e a scuotere da torpori mentali. La mostra, promossa dall'Assessorato alle Politiche Culturali e dalla Sovraintendenza ai Beni culturali, è ideata da Gianni Borgna e curata da Enzo Siciliano e Federica Pirani. I fotografi, dai più quotati e conosciuti, come Cartier-Bresson (con le meravigliose immagini delle periferie romane, tanto care al poeta), Adriano Mordenti, Franco Pinna, Tano D'Amico, Umberto Cicconi, Federico Garolla, per citare i più noti, sono anche i suoi amici. Ci sono belle immagini scattate da Dacia Maraini, che immortala Pasolini in compagnia di Moravia (i tre: Pasolini, Moravia e la Maraini hanno intrapreso insieme un viaggio in India). E uno degli aspetti più teneri della mostra è tutto il mondo delle frequentazioni "illustri" di Pasolini: lo si vede ritratto, tra gli altri, anche con Giuseppe Ungaretti, Laura Betti, Bernardo Bertolucci. Sono immagini attraverso le quali trapela un mondo fatto di stimoli, di conversazioni, e di affetto.
Bellissime le immagini sui set dei suoi film, tra le quali emergono gli occhi volitivi della Callas in Medea, all'epoca innamoratissima del poeta, e la forza possente di Anna Magnani. Basterebbe per una mostra. E invece, quasi a sorpresa, salendo al secondo piano del Museo di Roma in Trastevere, si scoprono come un regalo inaspettato altre due mostre, più classiche, fatte "solo" di fotografie: "Miracolo a Roma", curata dal centro Sperimentale di Cinematografia, con 60 scatti di Angelo Pennoni sul set dell'Accattone, tra i quali alcune immagini inedite e mai montate nel film, e "La lunga strada di sabbia", proposta da Contrasto con le foto di Philippe Séclier, che a trent'anni dalla morte di Pasolini, ripercorre il viaggio che il poeta aveva percorso con Paolo di Paolo nel 1959 per il reportage "La lunga strada di sabbia", appunto. Séclier "ri-scatta" gli stessi luoghi e le sue immagini contemporanee si adeguano a parole scritte più di trent'anni fa, con un effetto straniante e curiosamente coincidente, come se l'Italia si fosse fermata. Scoprire Pasolini nel cuore di Roma. Come avrebbe accolto la mostra lo stesso Pasolini? Lui che amava le borgate. Forse sarebbe stato orgoglioso di aver trasformato in così tanta arte una fuga. E, forse, se non ne fosse stato sepolto, sarebbe stato grato a quella Roma che gli ha dato la possibilità di ricominciare, di più: di far esplodere la sua arte. Una città che sicuramente amava, così come amava la vita, tanto da criticarne con veemenza tutte le storture nei sistemi di potere, quegli stessi che alla fine, inesorabilmente, lo uccidono.
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