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"Pagine corsare"
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L'Orestiade tradotta da Pasolini
alla Villa Comunale di Roseto
8 agosto 2007

L' 8 agosto 2007 a Roseto degli Abruzzi vi sarà la terza tappa del viaggio nella classicità con Eschilo e l’Orestiade (nella traduzione realizzata da Pier Paolo Pasolini su richiesta di Vittorio Gassman per il XVI Ciclo di Rappresentazioni Classiche del 1960) all’interno di Archèo, la rassegna teatrale promossa dall’Atam. Drammaturgia e regia di Claudio Di Scanno che con questa opera conclude la sua Trilogia nel mondo antico iniziata con il Prometeo Incatenato e proseguita con Antigone di Sofocle, nella rivisitazione di Brecht, lo scorso anno.

Un percorso che ha segnato con efficacia l’assunto per il quale la tragedia antica, nel suo essere strumento di espressione e nel contempo esorcizzazione delle paure dell’uomo, offre a noi contemporanei la bellezza di una necessità: quella di guardare alla realtà che ci appartiene con una onestà di giudizio che è alla base di ogni atto democratico e di civiltà. 

Dal 1996 Di Scanno con la sua Compagnia Drammateatro lavora a Popoli dove gestisce il teatro comunale e dove ha dato vita al progetto “Popoli dei Teatri” di cui è direttore artistico.

Protagonisti dello spettacolo: Emanuele Vezzoli (Agamennone e Apollo); Susanna Costaglione (Clitemnestra e Atena); Claudio Marchione (coro); Marco Lorenzi (Oreste); Ezio Budini (Egisto e religioso); Eleonora Deidda, Simona Di Maria, Barbara Mazzi, Anna Pieramico, Antonia Renzella, Elena Savio (coro).

La scena si apre ad Argo, dove un segnale luminoso annuncia alla regina Clitemnestra il ritorno di suo marito Agamennone, re di Argo, in città dopo la guerra. Clitemnestra, felice della notizia, accoglie il sovrano che giunge con la sua preda di guerra, la giovane Cassandra figlia di Priamo. Ella rimane immobile dinanzi alla soglia e in un profetico delirio annunzia la strage che l’adultera Clitemnestra, unitasi ad Egisto, sta per compiere sul marito e su lei stessa, e la vendetta che ne conseguirà. Dopo poco, infatti, riappare Clitemnestra che mostra alta nella mano la scure insanguinata e i cadaveri di Agamennone e Cassandra. Al Coro dei vecchi argivi che la minaccia, ella giustifica il delitto a lungo preparato nel corso dell’assenza del marito e con il suo amante Egisto si ritira nella reggia. 
Dopo molti anni dal sanguinoso fatto, Oreste torna ad Argo per vendicare la morte del padre, fuggito via dopo il sacrificio della sorella Ifigenia e dato per morto. Mentre prega sulla sua tomba, giunge per ordine di Clitemnestra, oppressa da tristi presagi, un gruppo di giovani donne (Coefore), che portano libagioni per placare l’ira del morto. 
A guidare il Coro delle Coefore è Elettra, sorella di Oreste, che avvicinatasi alla tomba riconosce immediatamente il fratello. Egli spiega che è venuto a compiere la vendetta per ordine di Apollo, e una volta al cospetto di Egisto, ucciderà lui e la madre facendo giustizia per la morte di Agamennone. Oreste, giunto nel tempio di Delfi, verrà assolto dal matricidio compiuto grazie alla giuria popolare istituita dalla Dea Athena, che placherà l’ira delle Erinni oramai trasformate in dee benigne, le Eumenidi.
 
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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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L'Orestiade tradotta da Pasolini alla Villa Comunale di Roseto - 8 agosto 2007

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