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Commenti e notizie "Porcile". Dramma pasoliniano
Al Teatro Nuovo di Napoli,
per la regia dell'autore-operaio Antonio Latella, è andato in scena
il dramma "Porcile" di Pier Paolo Pasolini. Si tratta della trasposizione
teatrale del secondo episodio, quello ambientato in Germania nel 1967,
del film omonimo diretto dallo stesso autore.
La storia è quella di Julian, figlio dell'industriale e latifondista Klotz, espressione del capitalismo del dopoguerra in uno stato che ancora deve fare i conti con il recente passato nazista. E' il classico dramma borghese che indaga proprio i mali della sua classe sociale, che mette alla berlina il potere dominante usando terapie omeopatiche, ironie amare e rassegnate, che racconta la ribellione dei figli, impotente e subito soffocata nel sangue. Julian dichiara infatti: «Non so essere né ubbidiente né disubbidiente, non ho opinioni. Ho tentato di averne e ho fatto, in conseguenza, il mio dovere. Così mi sono accorto che anche come rivoluzionario ero conformista». Ma fortunatamente la ribellione continua e Ida, giovane diciassettenne che ama Julian ma non è corrisposta, va a Berlino insieme ad altre migliaia di giovani «a pisciare contro il Muro», la barriera che sarà abbattuta soltanto 22 anni dopo per la costanza di chi non si è arreso. Julian non può contraccambiare Ida ma conosce l'amore, un amore intenso e appagante di cui ci racconta senza rivelare l'oggetto delle sue attenzioni. Vive sospeso in una dimensione irreale, travolto dalla sua passione segreta: egli è attratto inesorabilmente dalle carni rosa, dalle setole bianche, dalle code attorcigliate dei maiali, è travolto e sconfitto tragicamente dalla sua insana zoofilia. Nei maiali il padre Klotz identifica, con cinica ironia, gli appartenenti al suo ceto, gli stessi dei tempi di Brecht e di Grozs anche se ora la Germania che fabbrica lane, formaggi, birra e bottoni non è più quella di Hitler. Ma il maggior concorrente di Klotz è proprio un nazista, il sedicente signor Herdhitze, un criminale che si è arricchito con i denti d'oro degli ebrei mandati alle camere a gas. Non potendo sconfiggere l'avversario si giunge al compromesso, all'accordo ignobile in nome dei profitti. L'Universo è suino e lo Stato è porcile, quindi la scenografia e i costumi sono nelle gradazioni dal rosa al fucsia al viola per la rappresentazione del dramma con i suoi personaggi e i suoi simboli del potere e della sopraffazione. La scelta dei commenti musicali
richiama la Sicilia con un brano in dialetto degli scomparsi Kunsertu,
ripropone la contestatissima "Dio è morto" di Guccini/Nomadi e infine
stupisce sarcasticamente con l'inno di "Forza Italia".
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