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"Pagine corsare"
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Pasolini, una vita a fumetti
da www.lospaziobianco.it

A trent'anni dall'efferato omicidio che pose fine alla sua esistenza, Pier Paolo Pasolini è vivissimo. La sua opera, la sua coscienza etica e civile, il suo pensiero continuano ad essere scomodi ed attuali, ci parlano dei nostri giorni e di noi stessi come se, da un qualche punto di vista privilegiato, egli continui a seguire, analizzare e commentare lo sfascio sociale e culturale nel quale (soprav)viviamo. Complice la recente pubblicazione del notevole Il Delitto Pasolini e la ristampa di Intervista a Pasolini di Davide Toffolo, LoSpazioBianco dedica un piccolo speciale a uno dei più grandi intellettuali italiani del ventesimo secolo.

Il delitto Pasolini
Gianluca Maconi - Edizioni Becco Giallo

Il 7 maggio 2005, Pino Pelosi, l'uomo accusato di essere l'assassino di Pier Paolo Pasolini, ha dichiarato di non essere stato lui l'autore dell'omicidio. Dopo aver scontato quasi 30 anni in carcere, Pelosi ha affermato di non avere avuto il coraggio di dire la verità per paura delle conseguenze e ha così deciso di farlo solo ora perché, con ogni probabilità, i veri responsabili del delitto erano nel frattempo morti.
6 mesi dopo le dichiarazioni di Pelosi e a 30 anni dalla morte del poeta, Becco Giallo pubblica "Il delitto Pasolini", una ricostruzione a fumetti di Gianluca Maconi, basata su una notevole raccolta di documenti e sul significato che questo delitto ha rappresentato per la storia d'Italia.
Come lo stesso Maconi dichiara nella postfazione, questo lavoro intende essere un omaggio a "un importantissimo e discusso personaggio della cultura italiana", un intellettuale, un poeta e un regista su cui, nel tempo, è stato scritto di tutto. Maconi fornisce un'accurata descrizione dei fatti come sono realmente avvenuti (salvo pochissimi errori, perlopiù non corretti per mancanza di tempo), sostenuta da una massiccia ricerca basata su libri, giornali e documentari. Ma, a differenza di molti altri approfondimenti su questo delitto, l'autore non si ferma al semplice racconto dell'omicidio né vuole mettere di nuovo in discussione una sentenza notoriamente sbagliata; tenta invece un'operazione ben più difficile. Sfruttando le molteplici possibilità offerte dal fumetto, Maconi aggiunge una profondità senza tempo alla vicenda tragica e alle parole di Pasolini.

Il fumetto si apre con una presentazione in stile cinematografico, come dei titoli di testa, e inizia con l'inseguimento di Pelosi ad opera dei Carabinieri, narrato con vignette strette e lunghe come un 16:9.
Segue il ritrovamento del corpo di Pasolini, basato su servizi televisivi dell'epoca: qui la vignetta diventa più rettangolare, come un 4:3 televisivo. Maconi fa poi una doverosa panoramica sul funerale del poeta, scandito dai titoli dei giornali e accompagnato dalla celeberrima e commossa arringa di Alberto Moravia: "Abbiamo perso prima di tutto un poeta, e di poeti non ce ne sono tanti, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo..." Al funerale c'è gente senza volto, ci sono gli amici e i colleghi di Pasolini, gli intellettuali a cui era legato da una sincera stima reciproca; non ci sono politici. Dopo il funerale ci sono gli interrogatori, le carte processuali e le sentenze, racchiusi dentro piccole vignette uguali e quadrate, ripetitive come i processi nelle aule di un tribunale, in cui i volti dei protagonisti raccontano la loro versione dei fatti.

È subito alla fine di questi momenti di cronaca a fumetti che inizia il lavoro più delicato e intenso di Maconi. La ricostruzione del delitto, le ultime ore di vita di un ignaro Pasolini vengono raccontati con rispetto e sensibilità, usando immagini e metafore prese in prestito dalle opere del poeta stesso, alternando momenti di vita e di dialogo a fotogrammi di storia. Non sono soltanto il racconto di un'intervista, di una cena, di un abbordaggio a pagamento e di una tragedia. Esse diventano la metafora della sua vita e delle sue parole, una lunga metafora spiegata ora riascoltando la sua intervista a Furio Colombo o il suo ultimo dialogo con Davoli al ristorante; ora usando immagini simboliche, come quella rubata agli "Appunti per un film sull'India", in cui Pasolini cammina in un set cinematografico di una città indiana e si ritrova, uscendo dagli studi, in una landa desolata, di fronte a un branco di tigri quasi morte di fame. In quest'ultima sequenza, Maconi riprende il taglio in 16:9, riducendolo alla fine, per passare dal contesto di finzione/immaginazione a quello domestico, in cui inizia l'intervista di Furio Colombo, che avrà come titolo "Siamo tutti in pericolo". Un'intervista difficile, che diventa il cuore stesso di tutto il fumetto, in cui Pasolini, con la consueta passione e lucidità, fa un'analisi tremenda della società moderna, dominata da una violenza senza quartiere: "L'educazione ricevuta è stata questa: avere, possedere, distruggere", un'educazione imposta da un sistema/regime capitalistico. L'autore alterna le durissime parole di Pasolini a riproduzioni a fumetti di fotografie celebri di cronaca nera, guerra, pestaggi, stragi, rapimenti e attualità (dall'Olocausto al Vietnam, passando per Moro, la Strage di Bologna, l'Afghanistan e altro); con immagini di celebri film come "Salò e le 120 giornate di Sodoma" o "Uccellacci e uccellini". Le frasi del regista, in questo modo, acquistano forza e diventano attuali, critiche e feroci: non a caso Maconi decide appunto di alternare immagini d'archivio a immagini d'attualità, storia recente che Pasolini non ha vissuto e chissà come avrebbe commentato.

Una tavola di Maconi Il racconto prosegue verso il suo epilogo, passando per la cena insieme a Davoli e finendo con l'incontro di Pelosi. Maconi decide di raccontare gli ultimi minuti di vita di Pasolini per quello che hanno rappresentato a più livelli di interpretazione, più per come probabilmente sono stati. E lo fa dando una tinta cupa alle ultime vignette, scomposte, deframmentate, violente, su una pagina a sfondo nero e tagliata a metà dal racconto dell'uomo davanti alle tigri moribonde: qui l'autore riprende la metafora sospesa per arrivare a un'immagine forte e muta sul significato del sacrificio del poeta. Lo stile, qui, è tanto più nitido, bianco e puro, quanto più sono nere e sporche le immagini di violenza che la circondano.
Forse un Pasolini insospettabilmente mostruoso ha aggredito un minorenne, stando alle parole di Pelosi e stando a quanti, soprattutto in quegli anni, volevano usare il pretesto dell'omosessualità del poeta per condannare lui, la sua arte e le sue critiche allo stato (con la "s" minuscola, più pasoliniana). Forse un gruppo di ignoti lo ha massacrato, stando all'incompleta interpretazione della sentenza. Forse è la storia di un mistero e di un sacrificio, la fine di un intellettuale scomodo. Maconi non vuole concentrarsi tanto sulla dinamica del delitto quanto sul senso che esso ha avuto e lo fa reinterpretando gli stessi appunti del poeta, come se l'autore cercasse di guardare il delitto attraverso i suoi occhi. In questo modo ottiene una sequenza muta e senza tempo, sospesa nella metafora e nell'immagine.
Una lunga carrellata di illustrazioni dedicata a Pasolini, alcune delle quali davvero imponenti, chiude il volume, a dimostrazione di un affetto profondo e del segno lasciato anche nelle generazioni future, persino in autori o in giovani che non hanno avuto modo di vedere il regista in vita.

Con "Il delitto Pasolini", Maconi partecipa profondamente alla tragedia del 2 novembre 1975 e produce un'opera a fumetti sfaccettata, difficile e per nulla scontata. Con discrezione e rispetto, prende in prestito dalle opere e dagli appunti di Pasolini e le traduce in una metafora a fumetti ricca di significati. Sfiora appena il patetico quando, durante l'intervista a Colombo, decide di inserire le immagini delle Torri Gemelle in fiamme: ma è un momento quasi dovuto, visto che è in questa sequenza che l'autore dimostra la straordinaria attualità dei messaggi che ci ha lasciato l'intellettuale friulano. Non rinuncia alla mera descrizione dei fatti avvenuti dopo l'omicidio, in un certo modo evocativi del momento storico in cui avvengono: un periodo drammatico della storia d'Italia, ma anche un periodo che aveva un Moravia o un Pasolini.
In breve Maconi riesce appieno a sfruttare l'occasione offerta da Becco Giallo e comunica, a più livelli, il dramma e i significati della morte di questo protagonista del Novecento, dosando sapientemente poesia, cronaca e tragedia, attraverso un'opera a fumetti consapevole e matura.

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Pasolini
Davide Toffolo - Coconino Press, 2005 

Edito per la prima volta nel 2002 per le Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pasolini segna un punto di svolta nella carriera fumettistica di Davide Toffolo. Come il precedente Carnera, la montagna che cammina e il recente Il re bianco, anche in questo caso siamo di fronte ad una biografia sui generis, in cui l'autore fa a meno dell'aneddotica per concentrasi meglio sulle emozioni che scaturiscono dall'incontro con l'artista trattato.
Non a caso il Pasolini che l'autore racconta non è il vero Pier Paolo Pasolini, o almeno questo sembra dalla lettura del fumetto. Costui si veste, parla e assomiglia nei tratti somatici al poeta e cineasta scomparso nel 1975, ma non può essere il Pasolini originale dato che tutto il racconto si svolge ai nostri giorni. Però questa è la cosa meno importante del fumetto, un sentito viaggio all'interno della parola dell'autore, non tanto per carpirne la portata profetica, ma per comprendere il senso di una poetica proiettata all'interno di una società che, in confronto ad oggi, era profondamente differente.
Per fare questo Toffolo mette in gioco la propria persona, o meglio la propria trasfigurazione in forma di personaggio all'interno del proprio fumetto, per poter parlare ad un poeta immaginato e/o immaginario, per poter capire quali sue riflessioni possano ancora oggi scuotere le coscienze di noi borghesi assopiti, senza che tali parole siano sradicate dal contesto storico e sociale in cui sono state pronunciate. Questa paradossale intervista, fatta di pochi incontri, si muove su scenari di un'Italia diversa da quella pasoliniana, anche se l'autore si sforza nel tentativo di scoprire dove sia finita l'immagine e l'estetica di quel paese. E per questo va a visitare il luogo della morte del poeta (un po' come fece Nanni Moretti in Caro diario) oppure le vie dove girò Accattone, uno dei suoi migliori film.

Intervista a Pasolini, la prima edizione 
Questo Pasolini fuori sincrono, così come ce lo racconta Toffolo, è veramente strano, ieratico, distaccato dal mondo che cerca di analizzare con le proprie riflessioni. Più vicino ad un personaggio di un suo film che al vero Pasolini, quasi che l'autore del fumetto abbia condensato la poetica e la personalità dell'artista friulano in un'unica figura, per questo irreale, ma altrettanto potente e affascinante.
Con un andamento ellittico, fatto di dialoghi a due, di riflessioni e allegorie, il libro di Toffolo risulta riuscito nel tentativo di non essere banale e didascalico, anche se l'ampio uso di testi del poeta di Casarsa poteva generare l'effetto contrario. Invece quest'aspetto è ben integrato all'interno di un racconto che per Toffolo (o perlomeno per il suo omologo di carta) è un viaggio iniziatico e conoscitivo della figura e dell'importanza artistica di Pasolini. Un'esperienza che si esaurisce con un mancato appuntamento, quasi che il poeta volesse sottrarsi dall'essere totalmente spiegato, analizzato, conosciuto, per poi ricomparire e riemergere nell'allucinazione che chiude il libro in una sequenza di rara poesia.

Insomma, più che un omaggio ad una delle figure italiane più importanti del ventesimo secolo, sembra che Toffolo abbia voluto calarsi profondamente nel senso delle riflessioni e dell'arte di Pasolini, immaginando un fumetto più espressivo che verista. Dipingendo e raccontando un poeta morto da trent'anni, Toffolo un po' parla di sé e del perché ad un certo punto della propria esperienza la vita e le opere di Pier Paolo Pasolini diventino così importanti per lui, come uomo e come artista. La risposta, semmai debba esserci, rimane però sospesa, e forse neanche il fumettista la conosce. Ma questo non è per forza un difetto in quanto nella vita e nell'arte l'importante è interrogarsi, anche a costo di non ottenere tutte le risposte.
Con quest'opera e con il precedente "Carnera, la montagna che cammina", Toffolo ha impresso una svolta alla propria carriera, abbandonando in parte lo stile con cui si era precedentemente mostrato al suo pubblico attraverso opere come Fregoli o Piera degli spiriti, per esplorare così percorsi decisamente inediti. Un cammino questo che non sembra doversi arrestare dopo il recente "Il re bianco", in nome di una ricerca artistica forse ancora non compiutamente espressa, ma originale e coraggiosa.

 


Pasolini, una vita a fumetti
 

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