La saggistica
 


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"Pagine corsare"
Saggistica

Pasolini è rock?
di Italo Moscati, novembre 2005

Vuole il caso che i fasti di "RockPolitik" coincidano in pieno con le celebrazioni pasoliniane. I giornali, la tv, i teatri, i cinema, i cineclub, gli atenei, le accademie, le parrocchie, i musei, le sedi di partito, la radio, anzi le radio,eccetera, propongono e trasudano lacrime e pensieri (?) sui trent'anni dalla scomparsa del grande poeta-regista-corsaro. Mentre il paese continua a interrogarsi chez Celentano ma anche fuori casa - secondo lo schema: questo qui o quello là è rock o è lento? -; e mentre attecchiscono altre parole d'ordine contemporanee suggerite dagli spot pubblicitari di un telefonino - videochiamani... videochiamala! -, l'atmosfera culturale e politica nazionale tira un sospiro. Non più tutte le strade ma le scorciatoie portano a Roma, ovvero al centro degli interessi e delle attenzioni. Basta prestare orecchio e accorgersi che negli uffici, sui tram, in metro, a passeggio, nei negozi, nelle famiglie, nei dibattiti tra artisti e intellettuali, sotto il casco, in auto, motorino, nel week end, nella sfilata, nella manifestazione, in parlamento, nei consigli regionali e comunali la scorciatoia della battuta vince su tutto. Provate a dire qualcosa. Nessuno vi, ci salverà dalla affermazione o dalla domanda sul tormentone "ma tu sei rock o sei lento?" Avviene anche per Pasolini. 

Parlo per partito preso: ho scritto un libro "Pasolini passione", edito da Ediesse, e ad esso mi rifaccio per dire senza pudore quel che sto per dire. 

Secondo l'emulsione delle molte opinioni sul cadavere di Ostia e sull'immortale fissato nei fotogrammi dei suoi film e nelle pagine dei suoi libri e nelle prediche laiche del corsaro, Pasolini è rock. 

Qualcuno ha persino tentato accostamente con i cadaveri del rock, tipo Kurt Cobain, senza preoccuparsi di ricordare che il destino ha voluto che la droga non si è mai separata abbastanza dall'anticamera della morte. 

Pasolini è, o sarebbe, rock perché è stato vittima dei postumi di un amplesso gay dagli sviluppi imprevisti. Lo è o lo sarebbe perché il complotto (fascista?) contro di lui, per ucciderlo, è stato invocato ma mai provato. Lo è perché c'è in piedi (?) l'ipotesi che qualche scampolo di una banda della Magliana o pre-post Magliana si sia incaricato di farla finita con un artista scomodo, e quindi rock. 

Qualcun altro, invitando il colto e l'inclita guarnigione dei massmedia, ha invocato il ritorno alla letteratura di Pasolini e un po' meno al suo cinema, perché la letteratura e soprattutto la poesia pasoliniana sono rock. E così via. Beh, io mi sono convinto, studiando Pasolini, conoscendolo, ascoltandolo in vita alla radio e alla tv, tenendo conto delle sue provocazioni contro quest'ultima (mezzo di barbarie) che sia stato e si conservi come uno lento, anzi lentissimo. 

Passa il tempo e Pasolini continua a scavarci dentro, impedendoci di dimenticarlo o di averlo catalogato una volta per tutte. Vorrei scommettere: tra dieci, venti anni, la situazione non cambierà. La maschera di sangue di Ostia continuerà a fare la fortuna in tv o altrove di giallisti, autori di horror e di noir, persino dei peggiori speculatori di macabri cerimoniali. 

Come pure, i critici si dilanieranno (maschere di sangue ma grottesche) fra loro per decidere cos'è meglio: il Pasolini del cinema, della poesia, del romanzo o delle invettive a mezzo stampa o tv? Ben vengano, tutti costoro, in buona o mala fede, becchini per mestiere o per vocazione, proponenti o meno di processi di beatificazione mediante santini, commemorialisti laici sperduti nel vuoto di idee da riempire con anniversari, tributi, risarcimenti, revisioni...

Non faranno che rallentare i movimenti, anzi li stanno determinano senza piena coscienza, sicuri di essere rock perché Pasolini era ed è rock; e se fosse in vita magari accetterebbe l'invito di Adriano per dimostrare e confermare di esserlo, lui che portava i pantaloni a campana e camicette colorate a fil di pelle come Adriano. 

Io sono del parere opposto. Pasolini è lento come quanti non scambiano il rock né per un'etichetta di qualità, doc (di che cosa?), né lo citano per riesumare l'antica, poco gloriosa lavagnetta con gli elenchi dei buoni e cattivi (dove stanno i buoni?), né credono che il copione di un varietà tv equivalga alle tavole del Mosè-Celentano.

Eppure Pasolini andava veloce nel suo lavoro, nella sua vita, nei suoi amori, nei suoi giudizi, compresi quelli sulla tv. Ma era lento. Lento perché pensava. Lento perché tornava e ritornava a correggersi, a progettare e a ri-progettare, cercando lentamente tra una e l'altra forma di espressione artistica. Non cercava "lo spettacolo della libertà" ma cercava la libertà nello spettacolo e altrove nella sua vasta opera (e da qui, come reazione al suo impegno, insulti, bocciature, processi, condanne). Adriano manipola il primo. Pasolini interpretava il secondo, sapendo bene che sul video questo - ovvero la libertà senza manipolazioni - non funziona. 

Ciao Pasolini, a domani, a fra poco; e non tra dieci, venti, trent'anni, nel calvario delle commemorazioni che danno talvolta più lusso e lustro a chi le organizza e le fa, che allo stesso Pasolini. I tuoi lettori e i tuoi spettatori non seguono i singhiozzi dei tempi e i calendari delle convenzioni.

Italo Moscati
 

Pasolini è rock?, di Italo Moscati
 

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