"Pagine
corsare"
Notizie
Pasolini e la Calabria
31 dicembre 2006
Riemerge dall'oblio una
dura lettera di protesta del parlamentare socialista
alla Commissione di vigilanza.
Quando il senatore Gino Bloise bacchettò la Rai
per il caso Pasolini:
«Il delitto è stato trattato come un attacco
rozzo e incivile alla
cultura e all'impegno»
di Domenico Marino
Pasolini e la Calabria. Molti
i legami tanto intellettuali quanto umani che uniscono il poeta e il Tacco
dello Stivale. A cominciare dalla querela
per diffamazione scagliata contro il corsaro dal sindaco democristiano
di Cutro per il quadro a tinte fosche con cui l'intellettuale raccontò
per il settimanale "Successo" il piccolo centro del Crotonese. Vi si era
fermato durante il viaggio a bordo di una Fiat Millecento che fruttò
il reportage La lunga strada di
sabbia riproposto in volume dall'editore Contrasto con le fotografie
di Philippe Séclier. «In ognuno dei miei soggiorni in Italia,
in un modo o nell'altro – ha scritto il fotografo transalpino in apertura
del volume – ho incrociato Pasolini, fino a quando poi La lunga strada
di sabbia non mi ha portato sulle sue tracce: allora ho voluto mettere
i miei passi dietro ai suoi, vedere ciò che lui aveva visto, capito
e sentito, lanciarmi a mia volta su quella strada in sua compagnia, seguendola
come lui l'aveva descritta. Così, nell'estate del 2001, con i miei
amici cileni Samuel Leon e Pedro Micelli, due documentaristi, mi metto
in cammino». E di questo viaggio sono frutto le ammalianti fotografie
che raccontano la Penisola corredando il reportage del corsaro.
Ma c'è un altro, importante
legame tra Pasolini e la Calabria. O meglio, tra Pier Paolo Pasolini e
un intellettuale calabrese: Gino Bloise, poeta anch'esso, ma pure senatore
della Repubblica per due legislature nelle file del Psi e più volte
sindaco di Cassano All'Ionio.
Il legame tra Pasolini e
Bloise è messo nero su bianco dalle due cartelle di una lettera
del senatore socialista, membro della Commissione di vigilanza sulla Rai,
al presidente della stessa, Sedati. Bloise non accettò l'atteggiamento
quasi semplicistico con cui la televisione di Stato trattò il delitto
Pasolini, imprigionandolo subito nella comoda istantanea di un omicidio
maturato in ambienti omosessuali e compiuto solitariamente da Pino Pelosi
(Pino la rana) con un fradicio pezzo di legno strappato a un'indicazione
di fortuna dell'Idroscalo di Ostia. E trent'anni dopo, soprattutto dopo
le rivelazioni dello stesso Pelosi, guarda caso proprio dinanzi alle telecamere
della Rai, confermano quanto guardò lontano in quella occasione
Gino Bloise. Lui come moltissimi altri, che non accettarono mai quella
lettura del delitto Pasolini.
Scriveva Bloise nel novembre
1975:
«Caro Sedati,
la televisione italiana, che tu come presidente e io come membro della
commissione di vigilanza del Parlamento dovremmo controllare, domenica
2 c.m., nel dare notizia dell'assassinio di Pier Paolo Pasolini, ha compiuto
uno degli atti più odiosi di venti anni di sistematica manipolazione
dell'informazione (la prima trasmissione Rai risale al 1954, ndr).
Non erano passate poche ore dall'identificazione del cadavere e già
la TV con perentoria sicurezza raccontava a milioni di cittadini turbati
e commossi la "verità".
Anche in questo caso, come
già per le bombe di Milano, per Pinelli e per cento altri episodi
della strategia della tensione, ai responsabili dell'informazione televisiva
tutto è stato subito chiaro: Pasolini era stato ucciso da un "ragazzo
di vita" che all'ultimo momento si era ribellato alla violenza del suo
sconosciuto ed occasionale partner. Questo era quanto aveva affermato alla
polizia dal ragazzo sorpreso sulla macchina dello scrittore. Questa dunque
era la verità. Ma quale verità? Mi domando e ti domando.
Ancora una volta la verità della questura. Ancora una volta la verità
che non tiene conto di tutti i fatti; che non si pone interrogativi inquietanti;
che non scava oltre le apparenze. e in più, questa volta, una verità
da usare contro la cultura e l'intelligenza.
Sì, presidente, proprio
così, perché il modo in cui la televisione ha trattato la
morte di Pasolini io l'ho sentito, e con me migliaia di intellettuali,
come un attacco rozzo e incivile alla cultura e all'impegno. [...] Certo
per i dirigenti dellinformazione televisiva la tentazione di prendersi
una meschina vendetta postuma contro l'intellettuale che li aveva accusati
di essere fra le principali cause della degradazione della nostra società
deve essere stata irresistibile. Per me invece è stato come se il
poeta fosse stato ucciso una seconda volta, ed i suoi resti messi alla
berlina di fronte a venti milioni di cittadini della televisione di Stato.
Ora io mi chiedi e ti chiedo:
cosa mai controlliamo se la Tv di fronte alla morte violenta di uno dei
maggiori intellettuali europei di questo secolo, invece di accostarsi con
pudore e riserbo, si comporta in maniera ignobile? Cosa mai controlliamo
se di fronte a fatti così gravi non abbiamo la forza di protestare
e il coraggio di chiamare i responsabili a rendere conto? Una risposta
dobbiamo pur darla, altrimenti dovremo dare ragione a quanti pensano che
il nostro controllo non sia che una comoda copertura per i manipolatori».
* * *
Gino
Bloise, giornalista, esperto di scienza dell'educazione, è nato
a Cassano Allo Ionio il 14 Marzo 1926.. Ha ricoperto diversi incarichi
politici e amministrativi: sindaco del comune di Casano-Sibari per quindici
anni, senatore della Repubblica per due legislature, vice presidente della
Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania, ha diretto e condotto studi e
ricerche, quale presidente del Laboratorio di educazione permanente, sui
sistemi scolastici nazionali ed esteri, sul fenomeno dell'emigrazione,
sulle minoranze linguistiche, ecc. Ultimamente è stato segretario
Generale dell'Istituto "Ferdinando Santi" e direttore della rivista "Avanti
nel Mondo" e cura per "Europaforum" gli speciali - Regioni. Gino Bloise
è morto a Cassano allo Ionio nel 2001.
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