|
|
|
Saggistica Pier Paolo Pasolini,
I due volumi, a cura di W. Siti e F. Zabagli, di complessive 3357 pagine, sono preceduti da una meticolosa cronologia della vita del poeta-regista curata da Nico Naldini e da tre testimonianze: quella di Vincenzo Cerami, già suo allievo undicenne alla scuola media Francesco Petrarca di Roma, quella di Mario Martone e l’affettuoso ricordo di Bernardo Bertolucci dal titolo Il cavaliere della valle solitaria. Racconta Bertolucci, allora ragazzino, che lo vide sull’uscio di casa (Pasolini in visita ad Attilio) e lo sognò la notte stessa nei neri panni del killer interpretato da Jack Palance nel film di Stevens. Curiosamente, la stessa impressione di uomo della frontiera la ritroviamo nell’intervista di Rita Cirio a Fellini, in Il mestiere del regista. Fellini così ricorda i sopralluoghi fatti assieme a Pasolini per Le notti di Cabiria: “Giravo con lui per certi quartieri immersi in un silenzio inquietante. Mi conduceva come fosse Virgilio e Caronte insieme, di entrambi aveva l’aspetto; ma anche di uno sceriffo, di un piccolo sceriffo che andava a controllare ambienti molto familiari. Ogni tanto sbucavano da certi angoli bui imprevedibili presenze, ragazzetti che lui si compiaceva di presentare come fossimo in Amazzonia, tra esseri fantastici, selvaggi, antichi.” Una di quelle ambigue creature
sarà il suo carnefice in quella notte del 2 novembre 1975, nello
spiazzo abbandonato vicino al mare di Ostia. L’atroce episodio è
narrato con partecipazione commossa da Enzo Siciliano nella biografia Vita
di Pasolini (Giunti, 1995 [ora, riveduto e ampliato, Mondadori, 2005]),
che non trascura le ombre, non ancora dissolte, di quel delitto. Marco
Tullio Giordana, nello stesso anno, trae un film dagli atti processuali;
il libro dallo stesso titolo, Pasolini un delitto italiano (Mondadori,
1994) raccoglie i materiali per la realizzazione del film, e contiene l’intervista
che Furio Colombo fece a Pasolini il giorno prima della morte, e lo stesso
regista intitolò Siamo tutti in pericolo.
Nella sterminata bibliografia su questo autore, vogliamo segnalare anche Pier Paolo Pasolini, il cinema in forma di poesia, a cura di Luciano De Giusti (Edizioni Cinemazero, 1979) che, film per film, raccoglie le impressioni dell’autore sulla sua opera, e Da Accattone a Salò, a cura di Vittorio Boarini, Pietro Bonfiglioli e Giorgio Cremonini (Edizioni Compositori, 1982), che li commenta attraverso le pagine della critica del tempo. Tra i volumi editi dal Fondo Pier Paolo Pasolini, ricordiamo Le regole dell’illusione. I film, il cinema (Roma, 1991), a cura di Laura Betti e di Michele Golinucci e due splendidi volumi fotografici: Pier Paolo Pasolini. La forza dello sguardo (Charta, 1993) comprende tra l’altro le fotografie della performance Intellettuale di Fabio Mauri avvenuta alla Gam di Bologna poco prima della sua morte, mentre Pier Paolo Pasolini. Corpi e luoghi, a cura di Michele Mancini e Giuseppe Perrella (Theorema, 1981) fotografa puntualmente i luoghi dei suoi film (strade, bar, fiumi), gli oggetti (copricapi, paramenti, mezzi di trasporto) e le citazioni pittoriche, da Pontormo a Rosso Fiorentino, della Ricotta. Da non trascurare inoltre La musica nell’opera letteraria e cinematografica di Pier Paolo Pasolini di Giuseppe Magaletta (Quattroventi, 1997) e il monumentale testo di Roberto Calabretto Pasolini e la musica (Cinemazero, 1999), riccamente illustrato da disegni e riproduzioni di spartiti, dove troviamo i testi scritti per lo spettacolo Il Canzoniere di Laura Betti e quel Soldato di Napoleone, musicato e cantato da Sergio Endrigo, che fu oggetto di un intervento censorio per vilipendio all’esercito italiano. Da ricordare ancora il Pasolini
critico cinematografico di I film degli altri, a cura di Tullio
Kezich (Guanda, 1996), lo studio sugli scenari architettonici pasoliniani
Le città del cinema: Pier Paolo Pasolini dell’Istituto Universitario
di Architettura di Venezia (1995), e Atelier Farani. Pasolini: il
costume del film (Università di Parma-Skira, 1996), dove tra
l’altro Roberto Campari ricorda la collaborazione tra il regista e il geniale
costumista Danilo Donati. Pasolini e Bologna raccoglie gli atti
del convegno del dicembre ’95 a Bologna (Pendragon, 1998) a cura di Davide
Ferrari e Gianni Scalia, con testi di Renzo Renzi, Francesco Leonetti e
Niva Lorenzini. Concludiamo con un testo ancor fresco di stampa, Voce
e silenzio nel cinema di Pier Paolo Pasolini, di Giacomo Manzoli, anche
questo un’edizione Pendragon (2001): denso e inconsueto excursus sull’uso
della parola e della voce nell’opera di Pasolini, che arriva fino ad occuparsi
dei personali metodi di doppiaggio utilizzati dall’autore per i propri
film ed eccezionalmente per Trash di Morrissey.
Mauro Bonifacino -
Cinefilo da sempre, si è laureato in fisica probabilmente confondendo
Einstein con Eijsenstein. Pubblicista part-time ha tenuto la rubrica cinematografica
su "Bologna&Bologna", primo free-press emiliano; a questa esperienza
very free è seguita una breve parentesi su un quotidiano locale
che poco gradiva le sue critiche non sempre lusinghiere. Salvato dalla
Cineteca di Bologna, ha creato insieme a Manuela Marchesan e sotto la direzione
scientifica di Renzo Renzi, il primo catalogo di tutti i film girati in
Regione.
|
. |
|
|
|