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"Il primo amore": "Riapriamo il caso Pasolini" A trent'anni dall'uccisione
Riaprire il caso Pasolini. È la richiesta di centinaia di scrittori, intellettuali, amici di sempre dello scrittore che perse la vita 32 anni fa all'Idroscalo di Ostia, colpito selvaggiamente per ore, senza che sia stata fatta completamente luce sui responsabili. Per l'omicidio infatti, l'unico a essere condannato fu il "ragazzo di vita" Pino Pelosi, insieme ad "ignoti" (così recita la sentenza). Dopo la clamorosa ritrattazione del condannato (che ha scontato solo 4 anni di prigione) in una trasmissione televisiva del maggio 2005, il Comune di Roma ha deciso di costituirsi "parte offesa" reclutando l'avvocato Guido Calvi per una controinchiesta che sembra avviarsi alla sua conclusione. Finora, intanto, il sito internet letterario "Primo Amore" ha già raccolto mille firme (in Italia e all'estero) con lo slogan "Anche noi parte offesa". L'obiettivo è arrivare ad averne un numero ancora maggiore, e presentare il documento al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché si interessi al caso. "In realtà la ricostruzione
dell'uccisione di Pierpaolo non ci ha mai convinto - spiega Dacia Maraini,
che insieme all'allora marito Alberto Moravia lo frequentava assiduamente
- era evidente che Pino Pelosi era "pulito", in tutti i sensi: non aveva
neanche un graffio, i suoi vestiti erano puliti, cosa che sarebbe stata
impossibile se fosse stato lui a colpire il nostro amico, che fu ritrovato
in una pozza di sangue".
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