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Riapertura delle indagini sulla morte di Pier Paolo Pasolini

"Pagine corsare"
"Il primo amore": "Riapriamo il caso Pasolini"

Oltre 700 autorevoli firme reclamano la riapertura dell'inchiesta
Giorgia Catapano
Agenzia Internazionale Stampa Estera
20 giugno 2007

"Ci sono cose di cui, come scriveva Pasolini, è impossibile parlare senza indignazione, senza cioè far capire l’enormità di ciò che è avvenuto. Il più atroce assassinio di un poeta dell’età contemporanea, più turpe dell’assassinio di García Lorca, un vero massacro di gruppo, è avvenuto a Roma, in Italia, per mano di italiani. E invece, per più di trent’anni, sono state cancellate prove, sono stati ignorati indizi, testimonianze e documentate contro-inchieste di giuristi e intellettuali italiani. In una situazione simile, spetta in prima persona agli scrittori, ai poeti, agli artisti, agli intellettuali, ai giornalisti e a tutte le persone libere che hanno a cuore la verità, chiedere la riapertura del processo e l’accertamento della verità. Ci sembra questo il modo migliore per ricordare Pasolini a più di trent’anni dalla sua tragica morte". Sono le parole con le quali si chiude l’appello che intellettuali italiani e stranieri hanno sottoscritto per la riapertura dell’inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini. E che ieri si sono riuniti nella libreria dell’Auditorium di Roma per spiegare, ancora una volta, le ragioni di chi chiede chiarezza. 

Lo hanno fatto il Presidente della Fondazione Musica per Roma, Gianni Borgna, la scrittrice Dacia Maraini, il regista Mario Martone e il critico Carla Benedetti. Avrebbe dovuto esserci anche Andrea Camilleri, ma non ha potuto per via di una visita medica. In sua assenza, una lettera di appoggio all'iniziativa.

È stato Gianni Borgna, in veste di padrone di casa, ad aprire l’incontro, chiarendo quale sia la situazione giudiziaria: a maggio del 2005, in una trasmissione televisiva, il reo confesso Pelosi dichiarò di non essere l’assassino di Pier Paolo Pasolini. Per trent’anni Pelosi aveva detto il contrario. Si aprì una nuova inchiesta, archiviata lo stesso anno. Il Comune di Roma, in mancanza di una parte civile, decise di costituirsi parte offesa. L’avvocato Guido Calvi si occupa da allora dell’inchiesta, come già fece durante la prima degli anni Settanta. La procura di Roma dovrà decidere se archiviare ancora l’ennesima inchiesta di fronte ai numerosi documenti raccolti da Calvi. 

Oltre alle, seppur controverse, dichiarazioni di Pelosi, ha spiegato Borgna, ci sono due documenti importanti che riguardano l'amico fraterno di Pasolini, Sergio Citti, il quale non è mai stato chiamato a deporre né dalla procura né da nessuno. Prima di tutto c’è una vera e propria deposizione filmata, realizzata mentre Citti era stremato dalla malattia, con una serie di domande e risposte, in un unico piano sequenza, nel quale Citti rivela particolari essenziali. Poi c’è il film che Martone ha realizzato sulla base delle riprese fatte da Citti all’idroscalo i giorni successivi la morte di Pasolini. Il filmato, che in origine era muto, è stato rimontato da Martone con il commento dello stesso Citti, prima che quest'ultimo morisse. 

Presto ci saranno altre deposizioni, coperte da segreto giudiziario. Quel che è evidente è che la versione ufficiale di trent'anni fa sulla morte di Pasolini non ha senso. "Non vogliamo dire chi ha ucciso Pasolini", ma per Borgna "quel che è certo è che le cose non andarono come furono raccontate. È scandaloso che in Italia non si sia mai fatta un’inchiesta vera sulla morte di un poeta così grande, che questa vicenda, al pari dei misteri italiani, non venga chiarita. La macchina di Pasolini, piena di prove, era stata presa, tenuta all’aperto, mezza distrutta. È un paradosso. Un’incuria e incapacità enormi. Forse non si voleva arrivare a una verità? Siamo un Paese così sciatto per arrivare a questa situazione?".

Per Carla Benedetti "la tesi ufficiale della rissa sessuale non sta in piedi. È stata solo una copertura servita a sviare le indagini. Non ha retto nemmeno all’inizio e non regge oggi, quando una serie di cose sono di dominio pubblico. In trentadue anni ci sono state negligenze e cancellazioni di prove. Accontentarsi della versione ufficiale vuol dire essere complici dei mandanti di un omicidio". 

"Per molto tempo", ha proseguito la Benedetti, "chi ha espresso dubbi sulla visione ufficiale è stato messo a tacere con accuse di dietrologia, di vedere complotti ovunque. Non si tratta di dietrologia, si tratta di volere la verità. Alla fine del 2005 è stato scritto un appello per la riapertura delle indagini, dal titolo "siamo tutti parte offesa". La procura di Roma aprì l’inchiesta, il fascicolo Pelosi, e la richiuse immediatamente, un'inchiesta aperta a maggio e chiusa a settembre per mancanza di fatti nuovi. La stampa non diede gran peso alla cosa, eppure era il trentennale della morte di Pasolini. Uno strano silenzio circondò la notizia. Nonostante numeri speciali, celebrazioni. Scrivere questo appello sembrava utile. Fu prima diffuso in internet, su "Il primo amore", poi pubblicato solo dall’Ansa, Liberazione, l’Unità (*). Vi sono nomi noti che sostengono l’appello: scrittori italiani, attori, registi, giornalisti, editori". Ma non c’è un sostegno solo italiano all’iniziativa, bensì, ha reso noto la Benedetti, "anche dalla Spagna, grazie all’impegno dello scrittore Esteban Nicotra, e dall’Argentina. Le firme arriveranno direttamente al Presidente della Repubblica".

Martone ha ricordato che era quindicenne quando morì Pasolini. "A scuola molti ragazzi gioivano", perché tutti sapevano che era omosessuale. E "da quel momento è stato chiarissimo il perché certe cose si sanno. Che quello fosse un delitto politico fu chiaro da questa prima reazione della gente. Il clima in cui matura l’indagine fa parte dell’indagine stessa. Quel clima per cui i ragazzi gioivano della morte di Pasolini, quel clima grigio non è passato. La costante è quel clima che non cambia: questa zona grigia, mai da affrontare e chiarire nel nostro Paese, rimane intoccabile. Il pessimismo è, temo, d’obbligo. Ma è anche d’obbligo battersi".

Dacia Maraini ha vivi nella memoria i giorni della morte di Pasolini. "Noi amici eravamo certi della cosa", ha raccontato. "Pelosi era pulito, mentre Pier Paolo era coperto di sangue, massacrato. C’è stato chiaramente un corpo a corpo, l’assassino non poteva essere pulito. C’erano cose che parlavano anche a chi non è un poliziotto. La logica diceva cose chiarissime in questa morte. Quel corpo che tutti abbiamo visto in foto indegne, da non pubblicare, diceva che non poteva essere stata una sola persona a ridurlo in quello stato. Noi, i suoi amici, abbiamo subito detto - ricordiamo le famose parole di Alberto Moravia ai funerali - che bisognava rispettarlo di più. La verità è rispetto. Il rispetto non c’è stato da nessuno. Lui aveva avuto più di quaranta denunce assurde, raccolte da Laura Betti, prese sul serio dalla magistratura. Ma non si prende sul serio il fatto degli eventi dell’assassinio. Noi abbiamo continuato a dire questo. Ma di fronte a un reo confesso minorenne che ha fatto quattro anni di galera e poi è uscito, non si può fare niente", ha ammesso la Maraini. 

"Poi, dopo trent’anni, Pelosi ha detto non sono stato io", ma per la scrittrice si tratta di "una verità parziale. Ci sono molte ambiguità, sinceramente sapeva chi è stato. Ma silenzio. Il caso si è aperto e chiuso immediatamente. Perché non è stata fatta un’indagine seria? Ci sono tanti misteri italiani: Ustica, Bologna. Perché? Noi non siamo magistrati, non possiamo dire chi è stato. Ma chi ha gli strumenti deve farlo. Crediamo che la domanda sia legittima e che debba avere una risposta. Ci torniamo sopra per l’ennesima volta. Portiamo una serie di testimonianze di artisti da tutto il mondo che parlano per la verità. Per rispettare un grande artista come Pasolini l’unico modo è trovare la verità. Il fatto che fosse omosessuale e di sinistra forse crea ancora delle resistenze, un muro di gomma, una zona grigia. Ma noi insistiamo con la testardaggine degli umili. Noi non vogliamo diventare complici con il silenzio, dunque parliamo".

Le adesioni per la riapertura dell’inchiesta sono oltre settecento, persone che chiedono si faccia luce sulla morte dell’intellettuale che nel suo ultimo libro incompiuto, "Petrolio", aveva sollevato verità scomode, come i retroscena della morte di Enrico Mattei. 

VEDI ANCHE:
La conferenza stampa promossa da Carla Benedetti/"Il primo amore" il 19 giugno 2007
Giorgio Mele in "Aprile On Line"
Una petizione per la riapertura delle indagini sulla morte di Pierpaolo Pasolini
Roberta Lemma in "Comincia l'Italia"
A trent'anni dall'uccisione di Pier Paolo Pasolini
Sara Regimenti, Redazione di Roma One
La testimonianza di Dacia Maraini, Redazione di Roma One
La testimonianza di Gianni Borgna, Redazione di Roma One
La testimonianza di Mario Martone, Redazione di Roma One
Veltroni e la controinchiesta su Pasolini, Aldo Cazzullo, Corriere della Sera
Le "news" di "Pagine corsare"

INOLTRE:
Sulle indagini [1975] si veda la sezione "processi" di "Pagine corsare"; la controinchiesta dell'"Europeo" e in particolare l'articolo di Gian Carlo Mazzini I sei errori della polizia.
Si veda anche la sezione "L'omicidio di Pier Paolo Pasolini", prodotta dopo le nuove dichiarazioni di Pino Pelosi alla trasmissione televisiva "Ombre sul giallo" del 7 maggio 2005

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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