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in Italia e all'Estero
settembre-novembre 2008
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Pentedattilo Film Festival dedicato
a Pier Paolo Pasolini
e i ricordi di Domenico Notarangelo
www.strill.it
20 settembre 2008
Pier Paolo Pasolini e
il suo rapporto con la Calabria sono stati al centro della prima giornata
del festival, iniziato con la conferenza di presentazione all’interno
della chiesa di SS. Pietro e Paolo.
All’interno della chiesa
è stata allestita la mostra fotografica: “Il vangelo secondo Matera”,
del giornalista-fotografo Domenico Notarangelo, in collaborazione con la
casa editrice “Città del sole” che ha edito l’omonimo volume. Si
tratta di una vera e propria testimonianza del rapporto di amicizia e collaborazione
di Notarangelo con il regista, nata in occasione dei lavori per il film
“Il vangelo secondo Matteo”, girato a Matera.
Tonino de Pace, oltre a
ricordare la figura di Pasolini, ha dato qualche delucidazione sul documentario
“Pasolini e la Calabria. Comizio d’amore”, proiettato alla fine della
conferenza: «Si tratta di un lavoro in cui abbiamo cercato di far capire
il rapporto che il regista ha avuto con la nostra regione. All’inizio
controverso ma poi di estremo amore con una popolazione che aveva tutte
quelle caratteristiche di emarginazione e quelle radici contadine cui Pasolini
era interessato. Il nostro è stato il tentativo di documentare questo
percorso che lo ha portato fino a Reggio nei giorni della rivolta del ’70».
L’invito di de Pace è quello di non guardare a Pasolini in maniera ideologica:
«Lui era uno che modulava le sue idee sugli accadimenti, senza pregiudiziali.
Per questo dico che non bisogna guardarlo in modo ideologico».
Franco Arcidiaco, oltre
a ringraziare Notarangelo il cui libro, ha detto «rappresenta uno dei
lavori più importanti editi dalla mia casa editrice», ha raccontato qualche
aneddoto: «Avevo 15 anni nel ’68 e ho vissuto quegli anni e la figura
di Pasolini molto intensamente. Era uno che risvegliava le coscienze, sempre
critico. Noi dividevamo il mondo in due, buoni e cattivi e lui invece con
i suoi ragionamenti ti spiazzava sempre».
Molto seguita e apprezzata
la testimonianza di Domenico Notarangelo. Un racconto pieno di aneddoti:
«Pasolini era stato prima in Palestina alla ricerca di una location adatta
per il suo film, senza però trovare quello che cercava. “Qui è tutto
maledettamente moderno” aveva commentato. Alla fine, dopo alcuni tentativi
in Puglia, il maestro aveva trovato in Matera le caratteristiche che potevano
richiamare i paesaggi in cui era vissuto Cristo decidendo quindi di girare
il suo film lì. A quei tempi - continua Notarangelo- io ero corrispondente
dell’Unità e militante del partito comunista. Pasolini era un personaggio
scomodo per tanti ed era spesso vittima di aggressioni da parte di gruppi
neofascisti. Temendo che potessero verificarsi anche a Matera, gli organizzatori
delle riprese pensarono di rivolgersi alla locale sezione del partito comunista
per predisporre una specie di servizio d’ordine. Io avevo 34 anni all’epoca
e fui incaricato della cosa. Nacque così il rapporto tra me e il maestro.
Sinceramente parlando ero sicuro che non ci sarebbero stati problemi di
aggressioni, Matera è una città democratica e la gente non avrebbe mai
fatto del male a Pasolini, comunque mi misi a disposizione e organizzai
un servizio d’ordine. Non solo. Quando lui volle conoscermi e lo incontrai
nella hall del suo albergo, mi chiese di trovargli 50 comparse che avrebbero
dovuto interpretare il ruolo di sacerdoti e farisei». Notarangelo si commuove
mentre racconta questi aneddoti: «Ne ho un ricordo molto vivo, lucidissimo.
È come se tutto stesse succedendo di nuovo adesso. Gli chiesi: che facce
devono avere queste comparse? E lui con una battuta mi rispose: sai, quelle
facce fasciste! Gli trovai 51 comparse, ne scelse 50. Man mano che girava,
i negativi venivano mandati a Roma dove venivano lavorati e poi ritornavano.
Pasolini visionava il girato assieme ai suoi assistenti ed io ero lì con
loro. A un certo punto il maestro mi disse: “devi anche tu fare una parte,
devi fare il centurione”. Io gli chiesi: “Quanto tempo ci impiegheremo?”
E lui: “3 ore”. Furono tre giorni! Fu in quel momento che decisi di
fare delle fotografie sul set. Prima non ci avevo neanche pensato. Non
era facile perché c’è il fotografo di scena, ma me lo consentirono
ugualmente. Feci 70 fotografie in 3 giorni. Mi ero preparato due macchinette
cui avevo allungato le cinghie per poterle avere con me nonostante il vestito
da centurione che dovevo indossare. Quando non ero occupato come comparsa,
fotografavo».
Notarangelo racconta anche
un aneddoto curioso su Pasolini e il suo rapporto con il PCI: “Essendo
corrispondete dell’Unità, telefonai al giornale e dissi: “Ho la possibilità
di fare un articolo su Pasolini che sta girando un film, lo volete?”
Mi risposero: “No, grazie. In caso lo facciamo noi”. Alla fine non
lo fecero neanche loro e così l’Unità “bucò” il film “Il vangelo
secondo Matteo”. Pasolini era un personaggio scomodo per tanti. Amava
discutere. Era sempre circondato da giovani che gli facevano domande ma
poi era lui a farle a loro. Voleva conoscerli, sapere cosa pensavano, che
film guardavano, in che contesto vivevano, cosa leggevano».
Sulla foto che compare nella
copertina del suo libro, “Il vangelo secondo Matera”, l’autore racconta:
«Vidi Pasolini senza occhiali e vicino alla macchina per le riprese. Lui
portava sempre delle lenti scure e mi sembrò importante fargli uno scatto
senza. La cosa curiosa è che impiegai un po’ a sistemare la macchina
fotografica, lui capì che lo stavo per fotografare e che ero in difficoltà
ma temporeggiò come per darmi il tempo, alla fine riuscii a fare lo scatto,
uno dei più belli: Pasolini senza occhiali, vicino alla camera che guarda
nell’obiettivo. Una foto importantissima.
Sarajevo: incontri internazionali di
poesia
www.strill.it
23 ottobre 2008
Gli incontri internazionali
di poesia di Sarajevo, giunti quest’anno alla VII edizione, sono ormai
diventati un evento molto atteso nella capitale bosniaca. La misura dell’attenzione
rivolta alla tre giorni organizzata dalla Casa della Poesia di Baronissi
(Salerno) è immediatamente percepibile dall’affollata conferenza stampa
tenutasi giovedì 2 ottobre presso la sede dell’ambasciata italiana.
Il saluto dell’Ambasciatore d’Italia in Bosnia, Alessandro Fallavollita
e la presentazione del programma da parte dell’organizzatore Sergio Iagulli,
sono seguiti da decine di inviati della stampa e delle emittenti radio-televisive
(c’è perfino una troupe italiana di Levante, trasmissione di Rai 3),
che richiedono infine di intervistare anche i poeti presenti, Josip Osti
e Giancarlo Cavallo, l’uno nato a Sarajevo e l’altro a Salerno.
Il legame tra le due città,
inaugurato dall’amicizia tra Alfonso Gatto ed Izet Sarajlic (poeta al
quale gli incontri sono dedicati) negli anni ’50 del secolo scorso e
rinsaldato, dopo la tragica morte del primo e l’apocalittico assedio
di Sarajevo degli anni ’90, dagli incontri promossi dalla Casa della
Poesia con Sarajlic, che ne divenne presidente onorario, è infatti uno
degli assi portanti degli Incontri.
Sarajevo non è soltanto
una splendida e martoriata città, e Sarajlic non è stato solo un grande
poeta: essi sono anche il simbolo di una convivenza multietnica e multiculturale
che resiste, nonostante tutto.
Resistenza è stata la parola
chiave più volte pronunciata nel corso delle tre serate: la poesia, così
spesso umiliata e dimenticata, resiste ben oltre la gloria effimera dei
successi della “società dello spettacolo” che si consumano in un giorno,
e ritorna col suo messaggio d’amore e di speranza, a testimoniare, schierandosi
senza timore dalla parte del debole contro la violenza arrogante dei potenti.
È quanto testimoniano,
sin dalla prima sera (3 ottobre), in una cornice organizzativa perfetta
che consente, attraverso la videoproiezione delle traduzioni dei testi
in italiano e bosniaco, al folto pubblico che riempie la sala del Kino-Teatar
“Prvi maj” di seguire agevolmente le letture che si susseguono; comincia
Josip Osti, ora residente in Slovenia, con le sue raffinate e struggenti
poesie d’amore, seguito dall’ironico e pungente poeta francese Francis
Combes, dalla poesia musicale del grande poeta spagnolo Felix Grande (ci
si perdoni il facile ma necessario gioco di parole), da Cletus Nelson Nwadike
poeta sfuggito ai massacri in atto nel suo paese (la Nigeria) ed oggi rifugiato
in Svezia ed infine Rafael Courtoisie, uruguaiano, il cui poemetto “Persitenza
del debole”, ad oltre un decennio dall’apparizione (anche in traduzione
italiana) conserva intatta la sua tensione drammatica e strappa al pubblico
in sala un lungo e convinto applauso.
Anche la seconda serata,
preceduta dalle due proiezioni di film di Pier Paolo Pasolini, “La
ricotta” e “La terra vista dalla luna” (sottotitolati in bosniaco
per l’occasione) presentati da Francesco Napoli e con un’interessante
intervista-commento a Giuseppe Conte, si apre su un teatro ancora una volta
colmo all’inverosimile con il gruppo musicale che da anni ormai accompagna
l’evento (capitanato dal bravo Riccardo Morpurgo) e continua con presenze
di tutto rilievo, in primis Sinan Gudzevic che è uno dei beniamini di
casa, il quale con l’ironia e il sarcasmo dei suoi epigrammi diverte
il pubblico che ne apprezza anche la raffinata “confezione” classica;
la serba Jasmina Ahmetagic e la spagnola Guadalupe Grande tengono alta
la voce della poesia al femminile con un linguaggio che riesce a coniugare
l’elaborazione del pensiero con la densità dell’immagine; il poeta
ed intellettuale marocchino Abdellatif Laabi, che per difendere la libertà
di pensiero ha pagato con lunghi anni di carcere il suo pesante tributo,
di cui il pubblica apprezza la misura breve ma capace di giungere immediatamente
all’orecchio ed al cuore portando una denuncia dell’ingiustizia ed
una riflessione sui destini dell’uomo. Completano la serata due poeti
di lingua italiana: Giuseppe Conte, da anni ai vertici della poesia italiana
di cui è stato alfiere in più di trenta diverse nazioni, che con la sua
perfetta interpretazione riscuote un prolungato e caloroso applauso; e
Giacomo Scotti, trasferitosi giovanissimo nella Jugoslavia dal suo paese
nel napoletano, la cui biografia di intransigente pacifista potrebbe riempire
le pagine di più di un romanzo, con la sua poesia limpida, appena venata
dalla nostalgia per la terra dell’infanzia.
Col ritorno del sole dopo
la classica pioggia di Sarajevo, più volte cantata da Sarajlic, comincia
la terza e conclusiva giornata. La proiezione pomeridiana del corto
di Pasolini “Che cosa sono le nuvole”, ancora una volta magistralmente
introdotta da Francesco Napoli, precede i reading della serata. Inizia
il poeta e grande intellettuale di casa, Marko Vesovic, testimone e cronista
della tragedia di Sarajevo; subito dopo, il salernitano Giancarlo Cavallo
legge dal suo “Quadreria dell’Accademia” il poemetto “Sarai Sarajevo”
racconto tra cronaca memoria e sogno del suo rapporto con Sarajevo. Un’onda
emotiva si riversa sul pubblico in sala, si scioglie
nell'applauso finale e culmina
nell’abbraccio del poeta con il generale Jovan Divjak, artefice della
difesa di Sarajevo ed insignito della Legion d’Onore in Francia, indicato
tra i giusti per aver difeso i più deboli sia in tempo di guerra che,
attraverso la “Fondazione per costruire la Bosnia-Erzegovina attraverso
l'educazione” da lui creata in tempo di pace fin dal 1994.
Miroslav Kosuta appartiene
alla minoranza di lingua slovena di Trieste e le sue poesie raccontano
un’esistenza quotidiana fatta di cose comuni permeate da grandi presenze
affettive ed insuperabili tragedie umane. Il portoghese Ivo Machado attraversa
con la sua scrittura
l’esperienza quotidiana
e ne trae una fitta rete di metafore con esiti sorprendenti ed affascinanti.
Chiude la manifestazione una voce giovane della Bosnia, Almir Kolar, in
cui convivono la peculiare esperienza infantile della guerra con le ansie
che pervadono la gioventù di gran parte del mondo occidentale.
Pasolini visto dalla terra: La Rabbia
a Sarajevo
www.cafebabel.com
25 ottobre 2008.
Sarajevo ha ricordato Pasolini
[vedi pezzo precedente], e ha lasciato che ad accoglierne la memoria fossero
gli stessi poeti, bosniaci e stranieri. Non esiste, oggi, un’altra città
per La rabbia di Pasolini (testo del poeta friulano che era diventato
parzialmente un film il cui progetto è stato ripreso da Giuseppe Bertolucci).
Il film è stato proiettato a Sarajevo il 25 ottobre.
Pier Paolo Pasolini terminava
La
rabbia annunciando l’alternativa alla violenza con quella del «sorriso
dell’astronauta» che indichi la via del cosmo: unica garanzia per la
pace perpetua e reale. Sarajevo (dei versi e dei poeti) scommette ancora
sulle vie della terra.
«Soltanto le grandi borghesie
industriali possono suscitare casi di rabbia rilevanti. In Italia no, perché
la borghesia è piccola e anche la rabbia contro la borghesia è provinciale,
è piccola e limitata. Ecco perché il mio tipo di rabbia non catalogabile
si presenta come uno dei pochi tipi di rabbia in Italia. Anche i comunisti
rivoluzionari italiani in questo momento sono ancora, tutto sommato, dei
borghesi o dei piccoli borghesi in doppiopetto che, invece che avere alle
loro spalle, per rassicurarli, i dogmi del cattolicesimo e del conformismo
borghese hanno i dogmi dell’ideologia marxista» (da La rabbia).
Pier paolo Pasolini, l'artista delle
visioni
"Il
messaggero veneto"
19 settembre 2008
Com'è consuetudine, è
stato un colloquio intorno all'opera di Pier Paolo Pasolini, in particolare
intorno al Pasolini poeta, a fare da preludio alla nona edizione di pordenonelegge.it,
ieri, nella giornata di Aspettando pordenonelegge.
Al convento di San Francesco
è andata in scena Volgar'eloquio, la registrazione (su magnetofono, infatti
la qualità dell'ascolto non è stata delle migliori privando il pubblico
della capacità di Pasolini di penetrare nell'emotività di ciascuno),
di un intervento in un liceo di Calimera (Lecce), che il poeta casarsese
fece 12 giorni prima di essere assassinato, nel 1975.
Il significato di quest'intervento,
in un contesto apparentemente marginale - come ha spiegato Roberto Chiesi
[del Centro Studi-Archivio Pier Paolo Pasolini di Bologna] - andò ben
oltre: Pasolini si soffermò a spiegare i motivi della propria critica
della modernità, ossia i temi controversi della sua tormentata polemica
corsara e luterana. Parlò dell'omologazione del pluralismo linguistico
e culturale, del dialetto che «è il problema di una sopravvivenza culturale
e antropologica», della «falsa tolleranza» del consumismo. Per introdurre
il proprio intervento, recitò gli ultimi versi del monologo finale della
sua tragedia autobiografica Bestia da stile, in cui si rivolge ad
un ragazzo di destra.
«I valori che stanno dietro
la difesa della particolarità culturale - ha spiegato Chiesi -, dovrebbero,
secondo Pasolini, essere fatti propri o da una destra sublime o da una
sinistra che ancora non esiste. Pasolini corregge il tiro e precisa gli
aspetti più provocatori e estremi delle sue posizioni: quello che vorrebbe
è in realtà un progresso reale in coesistenza con i valori dell'antico.
Un'utopia insomma. E lui lo sa».
È stato Alfonso Berardinelli,
già professore di letteratura contemporanea all'università di Venezia,
a guidare il pubblico in un affascinante viaggio nella poesia di Pier Paolo
Pasolini, in compagnia di Gian Mario Villalta, direttore artistico del
festival.
«La poesia non gli bastava
e non basta a spiegare Pasolini: se non fosse stato uno straordinario critico,
regista, giornalista, indimenticabile personaggio drammatico, creato dalle
circostanze in cui visse, messo in scena da se stesso, la sua poesia non
sarebbe quello che è - ha esordito. Pasolini credo che fosse essenzialmente
un artista esistenzialmente e visionariamente superdotato o ipersensibile,
ma spesso tecnicamente non all'altezza di se stesso, delle proprie visioni
e ambizioni, spesso retorico, affrettato e imperfetto».
SalinaDocFest: Festival del documentario
narrativo
www.alcinema.org
22-28 settembre 2008
Il 26 settembre al centro
congressi di Malfa (Salina - Eolie) il film Come si fa a non amare Pasolini
di Mimmo Calopresti chiuderà la sezione "Reperti di Memoria", dedicata
a Pier Paolo Pasolini e presentata da Serafino Murri - il pubblico dell'isola,
che sta seguendo numerisissimo il fitto programma del festival, potrà
assistere alla proiezione degli ultimi tre documentari in concorso.
Roma: all'Ambra Jovinelli nove giorni
di musica,
cinema e teatro per ricordare il Sessantotto
"Il
Messaggero"
31 ottobre 2008
Proprio nel giorno in cui
fuori, a Roma, migliaia di studenti hanno manifestato contro i provvedimenti
del ministro Gelmini, dentro, all’Ambra Jovinelli, è stato presentato
un progetto per ricordare il periodo delle contestazioni per antonomasia,
il Sessantotto, e per confrontare quelle spinte e quel clima con gli attuali
attraverso proiezioni, spettacoli, concerti e videoinstallazioni. «Con
il ’68 ci sono differenze ma anche similitudini: manca la simultaneità
planetaria di allora - ha spiegato Mario Capanna, leader del Movimento
studentesco nella Milano di quarant’anni fa - ma di questo non si può
fare una colpa agli studenti. Ci sono però similarità incredibili. Non
sappiamo che evoluzione avrà, quanto durerà questo movimento ma è certo
che ha riportato la discussione civile a un confronto serrato».
Il titolo del progetto,
nato in collaborazione con la Regione Lazio, è I sogni dei padri ricadono
sui figli ovvero “A quarant’anni dal ’68”. Parafrasando il
concetto della nemesi storica, propone una nove giorni che parte stasera
con l’intervista di Andrea Purgatori a Capanna e Michele Placido e con
la proiezione di Hair di Milos Forman, e prosegue fino all’8 novembre.
Tra le pellicole in programma, anche I protagonisti di Agosti, Teorema
di Pasolini, Generazioni a confronto di Giovanna Taviani,
I
pugni in tasca di Bellocchio, Fragole e sangue di Hagman,
Amore
e rabbia di Bertolucci-Pasolini-Lizzani-Godard-Bellocchio.
Altre iniziative hanno riguardato
il teatro e la musica, con particolare attenzione alle canzoni di protesta:
Tra
Azzurro e Contessa, viaggio musicale con Sandro Portelli, Paolo Pietrangeli,
Giovanna Marini, Pietro Brega, Ivan Della Mea e Oretta Orengo.
La Casa della Poesia ha ricordato
la cinematografia di Pier Paolo Pasolini
3 novembre 2008
www.ecostiera.it
A trentatré anni dalla
morte di Pier Paolo Pasolini, Casa della Poesia a Baronissi, cenacolo culturale
internazionale, lo ha ricordato il 3 novembre con una serie di proiezioni,
proponendo alcuni film brevi del grande scrittore e regista, tragicamente
scomparso il 2 novembre 1975 e recentemente presentati con successo agli
Incontri internazionali di poesia di Sarajevo. E' stata anche l'occasione
per presentare i futuri progetti e illustrare i percorsi di visione e riflessione
del centro che accoglie importanti poeti che arrivano da tutto il mondo.
I film di Pasolini in visione saranno : La ricotta (1963), La
terra vista dalla luna (1966), Che cosa sono le nuvole? (1967).
Settimana Europea dei Giovani:
a Reggio Emilia Gianni Borgna
2 novembre 2008
www.bologna2000.com
Per il primo appuntamento
con la Settimana europea dei giovani, lunedì 3 novembre è stato ospite
il professor Gianni Borgna, con un duplice appuntamento. Alle 17 Borgna
ha incontrato le realtà culturali e giovanili del territorio per un confronto
aperto su Cultura e creatività giovanile, alle 21 appuntamento
con Giovani e infelici, una serata dedicata a Pier Paolo Pasolini,
l’intellettuale e scrittore che Borgna conobbe e con cui collaborò.
Fra l’altro, il 2 novembre ricorreva il 33° anniversario dell’uccisione
dell’artista. I due appuntamenti con Borgna sono stati realizzati in
collaborazione con il liceo scientifico Aldo Moro e hanno visto la collaborazione
del collettivo di giovani autori Astolfo sulla Luna.
Lezione di Nichi Vendola su Pasolini
agli studenti
dell’Università di Skopje (Macedonia)
"Il
Paese Nuovo" - Quotidiano del Salento
3 novembre 2008
In un’aula magna del Rettorato
dell’Universita Skopje, capitale della Macedonia, si è tenuta davanti
a duecento studenti di italianistica la lezione del Presidente della Regione
Puglia Nichi Vendola sulla vita e le opere di Pierpaolo Pasolini, a trentatré
anni dalla morte. Presenti
all’incontro l’ambasciatore
italiano in Macedonia Donatino Marcon e l’assessore regionale al Mediterraneo
Silvia Godelli.
Vendola ha confessato “una
certa emozione e gratitudine per questa accoglienza” a chiusura dell’ottava
Settimana della lingua italiana nel Mondo. “Voglio darvi spunti di riflessione”,
ha esordito Vendola rivolgendosi agli studenti, “su un personaggio fondamentale
della cultura italiana, il cantore di una vita perentoria di un’Italia
pre-boom economico degli anni ’50, evocatore di un mondo fuori
dalla storia, fisicamente forte ed espressivo come quello del popolo contadino
e rurale”. Per Vendola “la poetica di Pasolini è l’antitesi del
decadentismo dannunziano d’elite contrario alla società di massa”.
Pasolini, ha ricordato Vendola, “è il letterato che ha dato dignità
alla plebe sottoproletaria delle borgate romane che racconterà nel suo
capolavoro Accattone”. Citando poi l’opera “Le ceneri di Gramsci”
il Presidente della Regione Puglia ha ricordato “come il mondo vero di
Pasolini fosse l’estetica della passione, dove l’arte è alla ricerca
della diversità”, come dimostrano i suoi capolavori cinematografici
e narrativi. Infine Vendola ha citato uno dei drammi che Pasolini viveva
all’epoca, cioè l’uniformità del linguaggio degli italiani grazie
alla pubblicità. “Piange ciò che muta anche per farsi migliore”,
la frase che Vendola ha riproposto agli studenti per descrivere la tragedia
vissuta dallo scrittore friulano di fronte alla modernità avanzata. Alla
fine della lezione, durata circa un’ora, Vendola è stato salutato con
un lungo e caloroso applauso da parte degli studenti.
QUI
un filmato sulla lezione - visibile anche nel sito
web di Nichi Vendola
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INVITO
ALLA LETTURA
BRANI
DI PIER PAOLO PASOLINI
TUTTI
GLI AGGIORNAMENTI
A
"PAGINE CORSARE"
DA
OTTOBRE 1998
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