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Perché ricordare Pasolini?
Nel 2005 ricorre il trentennale della scoperta del grande intellettuale
di Andrea Carnevali
"Il Quotidiano di Ascoli Piceno" 17 ottobre 2005

Nel 2005  si ricorda il trentennale  della scomparsa di Pier Paolo Pasolini,  figura  di grande interesse nella cultura italiana. Pasolini utilizzò spesso per descrivere la diversità  la metafora dell’ebraismo, ma anche per indicare la diversità. Una diversità che poteva corredarsi di altri termini: la militanza comunista, il sesso doloroso e incompreso, la stessa eccezionalità culturale, lo stesso profetismo della figura. La stessa è anche individuata dall’appartenenza a una classe, a un’etnia perseguitata, a un continente povero.

Su questa diversità – in ciò consiste uno degli aspetti della radicalità dell’artista – Pasolini proietta uno sguardo che analizzi il presente saggiandone le revulsioni e gli orrori, ma anche la possibilità di riscatto. Egli pensava che dall’Africa, ad esempio, venisse un impulso di riscatto per noi europei. È insomma, come Benjamin o Adorno, una delle varianti europee della “speranza” critica  nata dalle ceneri di Marx.  Nei lavori sul cinema La Rabbia, Sopralluoghi in Palestina, Comizi d’amore, Appunti per un film sull’India, Appunti per un’Orestiade africana, Le mura di Sana’a, La forma della città. Sicuramente quello che più rende particolare la produzione agli occhi della critica è sicuramente la sessualità di Pasolini, che ha ovviamente un ruolo essenziale,  come di norma avviene nella vita degli uomini.

Il sesso è una delle componenti culturali e antropologiche, ma anche irrazionali e corporee, che individua il nostro essere al mondo. Pasolini che si rifà agli archetipi culturali – dalla classicità culturale alla psicanalisi – ma ancor più alla sua esperienza. In Comizi d’amore lo tratta tuttavia con molta intelligenza e delicatezza. Per questo il film continua a essere vivo per la sua attualità, anche per ragazzi giovani. Pasolini – che rivela ancora una volta l’attenzione del grande scrittore – mostra alla la nostra società testi nei quali si indicano ragionamenti e questioni contraddittorie che nessuno allora vedeva e, si tracciando linee di tendenza vicine alla Scuola di Francoforte.

È il Pasolini analista della degradazione antropologica e dell’apocalisse ventura. In questo senso i documentari e La Rabbia si situano su una linea di ricerca positiva, si potrebbe quasi dire di ottimismo.
 


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