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corsare"
Commenti e notizie
Laura Betti vista da
Grieco
L'attrice-musa di Pasolini
ha la sindrome di Yoko Ono e cerca nuova forza lavoro, Il Riformista novembre
2003
Che
Laura Betti sia entrata nella fase irreversibile della «sindrome
di Yoko Ono» sono in molti a pensarlo. Anche perché i sintomi
ci sono tutti, dal senso di isolamento e incomprensione alla volubilità
delle decisioni, e vanno acuendosi. Come Maria Luisa Spaziani e tante altre
donne che si sono trovate a gestire l'esclusiva eredità materiale
o spirituale di illustri scrittori, musicisti, intellettuali defunti: con
testamenti più o meno autocertificati. La differenza tra Laura Betti
e le altre è che lei, pur essendo stata attrice-musa di Pasolini,
non è sua parente né è stata la sua compagna, come
invece la volpe montaliana o Yoko Ono per Lennon. Un legame tutto spirituale.
Che con il tempo ha reso solo più profondo il fossato tra Laura
Betti e gli altri sodali dell'intellettuale scomparso, i vari Vincenzo
Cerami e Dacia Maraini.
L'ultima trovata della «vedova-madre»
postuma di Pier Paolo Pasolini - come la definisce affettuosamente David
Grieco, assistente alla regia dello scrittore friulano e amico di lunga
data della Betti - è stata quella di traslocare in blocco il fondo
di Pier Paolo Pasolini da Roma a Bologna. Molto amareggiato il Comune di
Roma, che con Walter Veltroni aveva in passato assicurato sulle intenzioni
della Betti di donare il fondo al Campidoglio. Ma il vero divorzio si è
consumato con la Fondazione Di Vittorio, nella cui sede romana era custodito
il fondo: un centinaio di faldoni di scritti inediti, materiale legato
ai film, tesi di laurea, persino documenti che riguardano gli atti processuali,
oltre a migliaia di foto private e una audio e videoteca dei programmi
a cui Pasolini partecipò. Ora finirà alla biblioteca della
Nuova Cineteca di Bologna (presieduta da Giuseppe Bertolucci), città
di Giorgio Guazzaloca. Comunque, chi conosce Laura Betti sa che la politica
c'entra poco, è l'umore che comanda. Che la Betti e Pasolini siano
nati a Bologna, poi, è un privilegio d'anagrafe che vale poco; Roma
è stata la sua città elettiva, come sono pronti a ricordare
decine e decine di scrittori e registi nati sotto l'ala pasoliniana.
«Fino a poco tempo
fa i rapporti con la Di Vittorio erano buoni - racconta David Grieco, uno
dei pilastri del fondo Pasolini - adorava Cofferati, per esempio, poi non
so cosa sia successo, forse niente, chissà. La verità è
semplicemente che il fondo ha una gestione assolutamente personale, incentrato
sulla figura di Laura Betti, con tutti i suoi aspetti positivi e negativi.
Lei ha deciso di seguire il suo umore, l'avrà deciso in base a come
si è svegliata la mattina».
Più che di dietrologia
politica, Grieco parla di un caso patologico: «Indubbiamente se lei
non ci fosse stata e non avesse lavorato in questi trent'anni raccogliendo
materiale di ogni genere, molto di Pasolini sarebbe andato perduto. Per
esempio ci sono interventi di Pasolini in tv che alla Rai non si trovano
e lei ha conservato. Però lei si sente come la vedova di Pasolini,
morbosamente attaccata a tutto ciò che lo riguarda, e in modo ossessivamente
protettivo, materno. Non ha mai trovato pace dopo la sua morte, e l'aver
fatto tutto il lavoro da sola le ha radicato la convinzione di essere l'unica
depositaria del ricordo di Pasolini, pensa di essere l'unica a rispettare
la sua memoria, si sente l'unica custode. È una vera paranoia».
Riguardo ai possibili sviluppi
della faccenda, Grieco non esclude che la Betti possa decidere di trasferirsi
a Genova o Timbuctù, per un altro cambio di umore: «Il vero
problema è che lei cerca qualcuno che l'aiuti con tutto quel materiale,
perché non è più come un tempo, quando giovani studenti
e scrittori in erba erano disposti a sopportare le sue urla e i suoi lamenti.
Non c'è più nessuno. Lei continuerà a girare finché
non troverà un po' di forza lavoro che le dia una mano, ma li mette
tutti in fuga, e molti non apprezzano il fatto che lei si sia arrogata
il diritto di gestirlo tutto lei sola, come una vedova gelosa».
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