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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998 
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"Pagine corsare"
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A San Basilio la "Partita di Pier Paolo"
per gentile concessione dell’Agenzia di stampa OMNIROMA di Roma

Una foto storica di
«quando Pasolini giocava al calcio»
un ringraziamento a Francesco Pasqua

(OMNIROMA) Roma, 29 ottobre - Giornalisti, scrittori, filosofi, registi, attori, qualche politico: avversari sul rettangolo di gioco, ma uniti nel nome di Pasolini. Al campo Francesca Gianni, a San Basilio, si è giocata la "Partita di Pier Paolo". Un quadrangolare organizzato dallo Uisp col contributo di Regione, Provincia e Comune che rientra nell'ambito delle manifestazioni volute dal Campidoglio per celebrare i trent'anni dalla scomparsa dello scrittore e regista bolognese. A contendersi la vittoria del torneo la Nazionale registi, quella degli scrittori, il Philosophy Football Club (squadra di filosofi inglesi) e la Pasoliniana, una selezione di attori, giornalisti e politici tra cui Giulio Scarpati, Giovanni Floris e Silvio Di Francia. Ospiti a bordo campo anche il giornalista Marco Mazzocchi, l'assessore capitolino all'Ambiente, Dario Esposito, e il "padrone di casa", il presidente del Municipio V, IvanoCaradonna. 

Gli incontri sono stati intervallati dalla lettura, da parte dell'attrice Beatrice Luzzi, di alcuni brani sul calcio di Pasolini. Sul campo anche un arbitro d'eccezione: un ex detenuto di Rebibbia, oggi in semi-libertà, alla sua prima uscita ufficiale come direttore di gara dopo l'abilitazione ottenuta grazie a un corso organizzato dallo Uisp.

Le squadre si sono affrontate in incontri di semifinale e finali della durata di venti minuti per tempo. Pasoliniana e Filosofi inglesi sono scesi in campo con la maglia, una rossa ed una azzurra, con impresso il volto di Pasolini e il numero 30 col nome dello scrittore e regista.

Per la cronaca ad aggiudicarsi il quadrangolare è stata la Pasoliniana che nella finalissima ha superato la formazione dei Filosofi inglesi dopo i calci di rigore. Al termine della manifestazione targhe ricordi per tutti i partecipanti e coppe consegnate ad ognuna delle squadre. 

Il presidente del Municipio V, che ha dato il simbolico calcio d'inizio alla finalissima, ha così commentato il senso della manifestazione: "Sono contento che il torneo si sia svolto a San Basilio. In un territorio vicino alla prima casa romana di Pasolini, a Rebibbia, che 4 anni fa ho insistito fosse acquistata assieme al Comune. Oggi vogliamo ricordare il momento 'sportivo' di Pasolini, ma anche testimoniare che si tratta di un poeta fortemente contemporaneo. E per questo, proprio nella sua casa, il mio municipio con l'Istituzione delle biblioteche di Roma e la Casa internazionale della poesia hanno organizzato manifestazioni per il 2 novembre, giorno in cui ricorre il trentesimo anno dalla sua scomparsa, e una rassegna che vedrà protagonisti per tutto l'anno numerosi scrittori".

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«Ho giocato con Pasolini all’ala»
da "Il Giornale", 28 ottobre 2005

Fabio in regia, Pier Paolo all'ala. E poi, al fischio finale, tutti attorno a un tavolo per un buon bicchier di vino. Non è il racconto di una partita normale, ma il romanzo di una vita. Anzi due, quella di Fabio Capello e di Pier Paolo Pasolini, così diversi e così vicini. «Lo conoscevo, era un amico, giocavamo a pallone insieme e ci ritrovavamo a Grado: che nostalgia», dice l'allenatore della Juve parlando del poeta e scrittore friulano, di cui ricorre il trentennale della morte.

Domani a Roma si giocherà «la partita di Pier Paolo», quadrangolare di calcio sul campo della Cisco Roma, a San Basilio, il quartiere dei ragazzi di vita pasoliniani. Tra una partita e l'altra saranno letti brevi brani dedicati da Pasolini al calcio. E ci si ricorderà con nostalgia di quelle serata di calcio con l'amico Capello.

«Conoscevo Pasolini per gli articoli che scriveva sul Corriere della Sera», sono le parole dell'ex centrocampista della Juve e della nazionale, che con Pasolini condivideva la terra d'origine, il Friuli, e in misure diverse passione per il calcio e amore per la cultura. Erano gli «scritti corsari», un po' come i colpi calcistici del campione Capello, che Pasolini esaltava in un'intervista al Guerin Sportivo del '75: «Questa velocità ha creato un nuovo, grande giocatore: Capello. Quando, secondo il mito del gioco all'italiana, Meazza-Rivera, Capello andava al trotto o al piccolo trotto, era un buon giocatore e basta. Adesso che è costretto a correre, e anche tanto, è diventato appunto un grande».

Ma sono altre le parole dell'amico che Capello ricorda. «Ho avuto la fortuna di trovarmi con lui diverse volte a Grado - racconta -. Una persona piacevole, mite, quasi timida. Quando parlava traspariva la sua grande cultura, il suo grande interesse per ogni cosa. Gli piaceva molto discutere di argomenti calcistici. E aveva una buona conoscenza e competenza del nostro mondo. Come giocatore, visto il fisico, non poteva che stare all'ala. Buon dribbling, buona tecnica, buona velocità. Poco tiro. 

Dopo le partite, delle bellissime cene tutti assieme, chiacchiere del più e del meno fra un piatto di pesce ed un bicchiere di vino bianco del Collio. Che nostalgia! Ciao Pierpaolo. Con affetto».

 

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Sotto: una foto storica della "nazionale attori", dovuta alla cortesia
di Francesco Pasqua che l'ha inoltrata a "Pagine corsare". Si riconoscono, oltre a Pasolini,
Ninetto Davoli, Franco Citti, Mario Valdemarin, Adamo, Fabio Capello...
[Pasolini è stato sepolto a Casarsa con la maglietta della Nazionale Attori]
[...] quando i ragazzini s’erano ormai stufati di giocare, un sabato, alcuni giovanotti più anziani si misero sotto la porta col pallone tra i piedi. Formarono un cerchio e cominciarono a fare del palleggio, colpendo la palla col collo del piede, in modo da farla scorrere raso terra, senza effetto, con dei bei colpetti secchi. Dopo un po’ erano tutti bagnati di sudore, ma non si volevano togliere le giacche della festa o i maglioni di lana azzurra con le strisce nere o gialle, a causa dell’aria tutta casuale e scherzosa con cui s’erano messi a giocare...
[...] Tra i passaggi e gli stop si facevano due chiacchiere. “Ammazzete quanto sei moscio oggi, Alvà!” gridò un moro, coi capelli infracicati di brillantina. “‘E donne”, disse poi, facendo una rovesciata. “Vaffan...”, gli rispose Alvaro, con la sua faccia piena d’ossa, [...] Cercò di fare una finezza colpendo il pallone di tacco, ma fece un liscio, e il pallone rotolò lontano verso il Riccetto e gli altri che se ne stavano sbragati sull’erba zozza. Allora il Roscetto si alzò e senza fretta rilanciò il pallone verso i giovanotti. [...]
[Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita]

[si veda anche, in "Pagine corsare"
Pier Paolo Pasolini: “Il calcio «è» un linguaggio con i suoi poeti e prosatori”,
a cura di Angela Molteni]

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A San Basilio la "Partita di Pier Paolo"
 

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