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"Pagine corsare"
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Pasolini e la città perfetta
di Guglielmo Ragozzino, il manifesto 4 settembre 2005
Sviluppo senza progresso
Un'iniziativa di "Sbilanciamoci!"

Tra due mesi saranno trent'anni che Pier Paolo Pasolini è stato ucciso. Molti sono convinti, sempre più convinti, che gli assassini siano pur sempre coperti da un altro dei misteri d'Italia, quelli che il poeta credeva di avere penetrato. L'altra sera al Corviale, Goffredo Fofi ha attribuito alla borghesia la responsabilità del delitto. E di colpo ha riportato l'uditorio al clima degli anni `70, una generazione fa. 

Fofi parlava in tema di «Sviluppo senza progresso/Le riflessioni di Pasolini sulle trasformazioni sociali, culturali, economiche dell'Italia»; e parlava in un modo ammirevole, da testimone del tempo, da intellettuale critico, da maestro. 

Pasolini era presente attraverso una citazione e due video. La citazione, riletta da Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci! è un passo degli «Scritti corsari»: 

«Sviluppo e progresso sono sinonimi? (...) Oppure indicano due fenomeni opposti tra loro che solo apparentemente coincidono e si integrano? (...) la Destra vuole lo sviluppo (per la semplice ragione che lo fa), la Sinistra vuole il progresso. Ma nel caso la Sinistra vinca la lotta per il potere ecco che anch'essa vuole lo sviluppo. Uno sviluppo però la cui figura si è ormai fissata nel contesto dell'industrializzazione borghese (...) I consumatori di beni superflui sono da parte loro, irrazionalmente e inconsapevolmente d'accordo nel volere lo sviluppo. La 'massa' dunque è per lo sviluppo (...) portatrice dei nuovi valori del consumo. Ciò non toglie che la sua scelta sia decisiva, trionfalistica, accanita».
Se questa era la citazione, il primo video era un'intervista della Rai del 1974 sulla forma della città. Una finta intervista che serviva per saltare via la censura dei tempi; in realtà Pasolini parlava da solo e mostrava e filmava due esempi di città perfette, Orte e Sabaudia. Della prima mostrava la compatta bellezza, degradata dalle case popolari dall'architettura sciatta, cresciute intorno; e seguendo i movimenti della macchina da presa si vedeva, attraverso i suoi occhi, come avviene la distruzione del bello. Di Sabaudia negava la comune convinzione che ne fa una città fascista, spiegando che il fascismo era solo un gruppo di malavitosi al potere, mentre il resto d'Italia era rimasto tale e quale, contadino come prima, come sempre, fino alla distruzione di tutto, cui Pasolini assisteva, profeta disarmato.

Il secondo video era invece un lavoro degli studenti del liceo Kant di Roma ispirato al «Petrolio» pasoliniano e girato nella via di Torpignattara, uno dei luoghi preferiti. Percorrendo, dopo tanti anni, quelle stesse strade e piazze e giardini, i giovani cineasti del Kant riuscivano a rileggere la loro stessa storia, quella che nessuno gli avrebbe mai raccontato; e questo attraverso la visione di Pasolini, eletto loro amico, loro fratello, loro pari. 

E così un ragazzo del liceo ha mostrato tutto il suo cortese ma fiero dissenso da Fofi che raccontava di Pasolini per quello che era stato nella vicenda politica e sociale italiana di trenta e quaranta anni fa. E Fofi ha fatto davvero un racconto ammirevole. Ha parlato degli operai che emigravano a Torino. Ha descritto la grande capacità di vedere e trasformare in bellezza e in memoria i volti e i gesti delle persone, quelle che stavano per scomparire, travolte dal progresso e dallo sviluppo. 

Noi pensavamo (non era vanità a spingere Fofi a dire «io pensavo», ma proprio il contrario) che Pasolini avesse torto, che non capisse che la trasformazione dell'Italia («l'unica rivoluzione mai avvenuta» secondo Fofi) dall'agricoltura all'industria, era una vittoria della classe operaia contro il capitale, non la perdita dei valori antichi. E invece Pasolini vedeva più in là; rimpiangeva il mondo antico scomparso per sempre, capiva l'India e l'Africa. E sapeva filmare e raccontare uomini e donne, ragazzi e vecchi, farli piangere e ridere; sapeva raccontarne le case, la preghiera, il dono, l'amore, la vita, la morte: tutto quello che conta e che forse sta diventando merce.

 


"Sbilanciamoci!", Sviluppo senza progresso - Articolo del "manifesto"
 

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