"Pagine
corsare"
Notizie
L'ultima intervista
all'Auditorium di
Roma
ROMA - LUNEDÌ 12 DICEMBRE ORE
18,00
Auditorium Parco della
Musica - Teatro Studio

La proiezione di due filmati
inediti e di particolare interesse saranno l’occasione per confrontarsi
sull’importanza e sul vuoto lasciato da Pier Paolo Pasolini in un appuntamento
promosso dal Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali in collaborazione
con la Fondazione Musica per Roma e RaiSat che si terrà il prossimo
lunedì 12 dicembre alle ore 18,00 nel Teatro Studio dell’Auditorium
Parco della Musica.
L’ultimo
anno, l’ultimo film, l’ultima intervista è il tema del primo filmato
in programma: Pasolini 1975, una produzione RaiSat Cinema World
di Leopoldo Santovincenzo. Il 1975, anno che ha segnato la recente storia
nazionale con i suoi eventi sociali e politici, fa da sfondo all’ultimo
anno di vita di Pasolini. Dal gennaio ’75 Pasolini inaugura mesi di frenetica
attività sul fronte editoriale, pubblicistico e cinematografico:
è l’anno in cui realizza
Salò, destinato a diventare
il suo ultimo film, prepara il
Porno-Teo-Kolossal che avrebbe girato
nella primavera 1976, redige la celebre Abiura della Trilogia della
Vita, lavora furiosamente al romanzo Petrolio, licenzia per la stampa
La
Divina Mimesis
e la raccolta poetica La nuova gioventù,
scrive su quotidiani e riviste gli articoli sulla società e sulla
cultura italiane che poi confluiranno nelle raccolte Scritti corsari
e
Lettere
Luterane ingaggiando virulenti confronti dialettici con i maggiori
intellettuali del paese, viaggia, cura le edizioni straniere di alcuni
suoi volumi, incontra fotografi, artisti, studenti e giornalisti. Sono
i segni di una stupefacente energia fisica e intellettuale che sembrano
schiudere nuove e ricchissime stagioni di creatività.
Pasolini 1975 ripercorre
quei mesi di folle lavoro fino alla brusca interruzione, di una vita e
di un’opera. Il documentario include materiali di repertorio Rai, fotografie,
interviste realizzate per l’occasione - tra gli altri a Dante Ferretti,
Furio Colombo, Piero Ottone, Fabio Mauri. Paolo Bonacelli (tra i protagonisti
di Salò) legge alcuni estratti dagli scritti e dalle lettere
pasoliniane. Ma il documento di eccezionale interesse e assolutamente inedito,
all’interno di Pasolini 1975, è l’ultima
intervista rilasciata a Parigi dallo scrittore e regista alla televisione
francese, il 31 ottobre ’75, soltanto un giorno prima di essere ucciso.
La serata sarà anche
l’occasione di vedere un raro filmato: Il Silenzio è complicità
del 1976, la cui copia è stata gentilmente concessa da Cineteca
di Bologna, Associazione Fondo Pier Paolo Pasolini, Bologna.
Il documento, realizzato
subito dopo la morte di Pasolini, è firmato collettivamente da un
gruppo di personalità di rilievo del mondo del cinema e della cultura
come Laura Betti, Bernardo Bertolucci, Mauro Bolognini, Mario Monicelli,
Ettore Scola, Enzo Siciliano. Tutti si interrogano sulla scomparsa traumatica
dello scrittore, interrogano e intervistano sul significato della figura
dell’intellettuale e sulla sua morte la gente comune, i giovani, gli abitanti
delle borgate che Pasolini frequentava, alcuni bambini che rispondono in
modo sorprendente.
Goffredo
Bettini (nella foto a sinistra) che presenterà il filmato
ricorda che fu commissionato nel 1976 dalla Federazione giovanile comunista
a oltre 30 registi.«Ognuno di questi registi contribuì in
modo anonimo alla sua realizzazione: così ad esempio la scena iniziale
fu girata da Bertolucci con Citti e Davoli nella torre di Viterbo dove
il poeta si rifugiava negli ultimi tempi». Si vede il suo tavolo
di lavoro nudo e francescano, il paesaggio intorno che occhieggia da una
finestra.
Il Silenzio è complicità
fu seguito personalmente da Goffredo Bettini. «Mi chiesero di stare
dietro alla Betti che aveva avuto l’idea, - dice ancora Bettini che con
Kim Arcalli, uno dei più insigni collaboratori pasoliniani - montò
e ricostruì il film una volta che esso fu realizzato». Bettini
ricorda il rapporto che Pasolini prima della sua scomparsa aveva stabilito
con gli iscritti della Federazione giovanile comunista. Un dialogo sofferto
e continuo che era andato avanti in più occasioni: «Pasolini
non voleva per nulla né blandirci né violentemente contestarci»,
ricorda uno di quei giovani intervistati nel documentario. «Si applaudono
soltanto i luoghi comuni, mentre sarebbe il caso di coltivare l’atrocità
del dubbio», lo scrittore aveva detto ai giovani comunisti durante
un dibattito sulla terrazza del Pincio poco prima del 2 novembre 1975,
quando all’Idroscalo di Ostia venne spietatamente assassinato.
In quella occasione - ricorda
ancora Bettini - Pasolini parlò di Salò [sopra,
un fotogramma del film]: «È un film terribile, molto duro,
ma vi ho dedicato una scena che dovete indovinare». Quando poi il
film fu proiettato dopo la morte dello scrittore, quella scena fu facilmente
individuata, «ci aveva dedicato l’immagine di quel giovane che saluta
a pugno chiuso interrompendo nel film per un attimo la catena delle umiliazioni»,
conclude Bettini.
Parleranno dei filmati presentati,
di Pasolini ed in particolare degli eventi legati all’ultimo anno della
sua vita: Gianni Borgna, Goffredo Bettini, Leopoldo Santovincenzo e Enzo
Sallustro.
Ingresso gratuito previo
ritiro dei biglietti che verranno distribuiti, fino a esaurimento, da un’ora
prima l’inizio della manifestazione presso la biglietteria centrale dell’Auditorium.
Info 06-80241281.
11 dicembre
2005
.
Roma - Pier Paolo
Pasolini a una manifestazione insieme ai giovani
della Fgci. A destra,
un giovanissimo Walter Veltroni
.
------------
L'intervista a Pier Paolo
Pasolini
di Philippe Bouvard di
Dix de Der, Antenne 2
Di ritorno
dalla Scandinavia, Pasolini fece tappa
a Parigi il 31 ottobre 1975;
fu ospite del programma Dix de Der,
trasmesso dalla Tv francese
Antenne 2
.
Lei pensa che i cineasti
si siano spinti oltre…
«No, i cineasti no.
Forse i produttori di pellicole cinematografiche».
Quando uscirà il
suo ultimo film Le 120 giornate di Sodoma, pensa che scandalizzerà
ancora una volta?
«Io penso che scandalizzare
sia un diritto, essere scandalizzati un piacere. Chi rifiuta il piacere
di essere scandalizzato è un moralista, è il cosiddetto moralista».
Il sesso è politica?
«Naturalmente».
E la scatologia?
«Anche la scatologia
è politica. Non c’è nulla che non sia politico».
E il cannibalismo?
«In certi ambienti
è un fatto politico reale. In altri un fatto politico metaforico».
Lei crede che sia il modo
migliore per sbarazzarsi dei propri nemici politici?
«Ho fatto proprio
in questi giorni due modeste proposte alla maniera di Swift. Ho proposto
di divorare gli insegnanti della scuola dell’obbligo e i dirigente della
televisione italiani. Sono coriacei. Abbiamo dei buoni stomaci».
Ha sempre lo stesso odio
per i borghesi e la borghesia?
«Non si tratta di
odio, è qualcosa di più e di meno. Devo piuttosto rinunziare
a questa specie di odio perché in Italia sono tutti diventati borghesi».
Quando sono i borghesi
a decretare il successo di un suo film la rende triste saperlo?
«Non succede mai che
siano dei borghesi a decretare il successo di un mio film. Sono le élites
borghesi, quelle a cui io stesso appartengo».
Perché oggi non
è più militante?
«In che senso?».
Non è più
militante politico
«Lo sono più
che mai. Non sono mai stato iscritto ad un partito politico. Sono un indipendente
di sinistra e continuo a militare più che mai».
Prova mai nostalgia dei
tempi in cui la gente la insultava per strada?
«Mi insultano ancora».
E lei prova un certo piacere?
«Se non lo rifiuto
è perché non sono un moralista».
Quale qualifica professionale
preferisce? Poeta, romanziere, dialoghista, sceneggiatore, attore, critico,
regista?
«Nel passaporto c’è
scritto semplicemente scrittore».
Perché ha circondato
le riprese delle 120 giornate di un grande mistero?
«E’ stato girato nel
mistero perché così si opera bene, nel mistero. Ho cercato
di difendermi più di altre volte perché c’erano dei pericoli
immediati, incombenti, niente di speciale».
Cosa intende per pericoli
immediati?
«L’apparire di qualche
moralista che richiede di essere scandalizzato».
Lei pensa che sia stata
quella di Salo l’epoca della grande decadenza?
«E’ stata la decadenza
del periodo hitleriano, non certamente quella del grande capitalismo occidentale».
In questo film un centinaio
di ragazzi e ragazze vengono sottoposti a trattamenti particolarmente crudeli,
a supplizi e oltraggi. Come li ha scritturati questi cento ragazze e ragazzi?
«Per la verità
ho seguito i numeri che per Sade sono magici, il numero quattro. Le vittime
sono in tutto una ventina, non un centinaio. Per sceglierli ho semplicemente
fatto come per tutti gli altri film: ho incontrato migliaia di persone
e ho scelto quelle che mi sembravano ideali».
Ci sono attori masochisti?
«Se li ho scelti vuol
dire che lo sono».

|