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Commenti e notizie Un
articolo storico
Quando, a notte inoltrata, Ugo Gregoretti annunciava che alle 16 di oggi il Palazzo del Cinema sarebbe stato aperto agli autori, alle forze politiche democratiche e alla cultura cinematografica, nel piazzale ancora gremito di giovani che premevano contro i cordoni della polizia scoppiava un grande applauso. Si concludeva così, con questa «prima importante vittoria», come l’ha definita Gregoretti, la lunga, convulsa, incredibile, domenica del Lido. La mostra sospesa da Chiarini, l’apertura rinviata a martedì dal sindaco ing. Favaretto-Fisca, presidente della Biennale. Il direttore praticamente esautorato, la direzione assunta in prima persona dal Consiglio comunale di Venezia. Il principio della gestione culturale da parte dell’assemblea delle forze del cinema che riesce a far breccia tanto da profilarsi come l’unica soluzione valida e possibile. Tutto ciò è avvenuto fra ieri e stanotte, in un accavallarsi tempestoso di avvenimenti, di comunicati, di incontri, di dichiarazioni, di smentite. Nella cornice - non va dimenticato - di un apparato poliziesco gigantesco e intimidatorio, mobilitato con l’intento di reprimere con estrema violenza qualsiasi tentativo di protesta, in grottesca contrapposizione con la scenografia «contestataria» che il prof. Chiarini aveva fatto allestire dentro al Palazzo del Cinema. La soluzione
Chi, se non il prof. Chiarini, aveva dichiarato a Parigi e a Londra: «Se i contestatori useranno la forza risponderò con la forza»? Chi, se non il presidente della Biennale nonché sindaco di Venezia assicurava ai «benpensanti»: «La Mostra si svolgerà regolarmente, come gli altri anni della riforma dello statuto parleremo a ottobre»? Ebbene, il caos e la confusione sono venuti ieri da questa parte. Sabato sera, il Comitato di coordinamento per il boicottaggio ha tenuto una affollata manifestazione a Ca’ Giustinian. C’erano con Zavattini e Gregoretti, molti altri autori noti e meno noti dell’Anac, da Pontecorvo, Ferreri, Maselli, Samperi, Faenza a Solinas, Pirro, Del Fra, Ferrara, Angeli. C’erano le forze politiche della sinistra, i dirigenti dei circoli e delle riviste di cinema, i tedeschi della Sds, i francesi dell’Unef e degli «Stati generali del cinema». Unità e chiarezza politica: queste le caratteristiche della manifestazione. Dall’altra parte, dalla parte della Mostra, l’iniziativa era ormai nelle mani delle forze repressive. Chi dirigeva le operazioni era il questore di Venezia, a disposizione del quale erano stati posti la Celere di Padova e un battaglione mobile di carabinieri. Nella notte fra sabato e domenica, Pasolini e Pontecorvo riuscivano a incontrare il direttore prof. Chiarini, e porlo dinanzi alle gravi responsabilità che si andava assumendo. Tra l’altro il direttore si trovava tra le mani un numero di film ben minore di quello che aveva programmato. A questo punto iniziava la «fuga dalle responsabilità». Chiarini infatti, l’uomo che si era vantato ancora l’altro giorno di essersi sempre messo sotto i piedi lo statuto della Mostra, di averla riformata e trasformata tenendo testa a tutti, dai produttori agli uomini di governo, decideva all’improvviso di scaricare sul sindaco-presidente il peso che l’opprimeva. Avrebbe potuto accogliere
le richieste degli uomini del cinema, presiedere una Mostra gestita in
forma assembleare. Non ha voluto. Ha tentato di rovesciare sui «contestatori»
la «dichiarata volontà di creare gravi incidenti», quando
il pericolo di incidenti stava tutto nella ottusa chiusura ad ogni dialogo
e nella determinazione della polizia. Ma a questo punto: cosa è
accaduto? È apparso chiaro come il prof. Chiarini non fosse ormai
che uno strumento, la testa di turco delle forze politiche conservatrici
che gli stavano dietro e che - dopo averlo tanto avversato - lo sostenevano
in questo suo malinconico tramonto di direttore progressista della Mostra
del cinema. Il sindaco di Venezia, trovatosi improvvisamente allo scoperto,
costretto a ricevere senza più coperture nelle proprie mani questa
cosa bollente che era diventata la mostra, non se la sentiva più
di fare il duro, di tenere l’atteggiamento intransigente cui aveva spronato
fino a ieri il direttore e il Consiglio d’amministrazione. Decideva di
discutere, di trattare. Convocava al Palazzo del Cinema i capigruppo di
tutti i partiti del Consiglio comunale per trovare una soluzione di compromesso,
per offrire una qualche apertura ai «contestatori» in modo
di poter aprire la Mostra
Si profilava la possibilità
di una gestione della Mostra assunta dal Consiglio comunale, dal momento
che il sindaco prospettava le sue dimissioni da presidente della Biennale.
Pci e Psiup proponevano
Il corteo
Ma una controffensiva è
già iniziata. Chiarini punta adesso, in una ricerca cieca di riaffermare
un suo prestigio personale, di affossare definitivamente la Mostra. E questo
risulta essere anche l’orientamento degli organismi ministeriali (predominanti
nel Consiglio d’amministrazione della Biennale) che si propongono di sconfessare
i primi accordi raggiunti dal sindaco. L’Anac, a nome del Comitato di coordinamento,
ha prontamente reagito, prendendo posizione per il proseguimento delle
trattative in corso per giungere rapidamente a una gestione culturale della
Mostra e la sua
Un primo segno del nuovo
clima che gli orientamenti del governo tendono a creare lo si è
avuto questa sera, quando gruppetti organizzati di provocatori hanno tentato
di creare delle risse nei confronti degli uomini del cinema, riuniti in
assemblea nella Sala Volpi del Palazzo del Cinema e
Alle 23.30 si aveva un piccolo
colpo di scena: il direttore, prof. Chiarini, faceva il suo ingresso nell’assemblea
dei giornalisti e iniziava una esposizione autodifensiva in cui sosteneva
la validità del proprio operato.
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