"Pagine
corsare"
Poesia
Pier Paolo Pasolini
I
pianti
1946
Iin Pier Paolo Pasolini.
Tutte le poesie, Meridiani Mondadori, 2003
[...]
II
Nonnuccia, nonnuccia
nonnuccia,
chiamo, solo nei campi.
Su te sepolta di fresco,
per la prima volta,
scende la notte nel Cimitero...
Voglio scalfire con un
grido
il tempo immenso,
interrompere per un momento
l’eternità della tua
luce,
luna.
Luna che nasci sul tumulo
fresco
di quella morta
su cui ti misuro infinita.
[...]
VI
Sul mio magro seno
voi posate i vostri ultimi
sguardi.
Tu tieni la candela,
e tu la bacinella con la
bambagia.
Il prete mi bagna d’olio.
Maledetto sia, e voi tutte,
figlie
che non gridate alto
il dolore del mio ultimo
giorno.
[...]
VIII
Nonnuccia, nonnuccia,
io chiamo.
E tu lontana nei sogni
della morte.
Ti tocco, ti bacio un poco,
ma tu sei lontana
coi tuoi gemiti
dentro un’ombra mortale.
[...]
XI
Tu ti prepari,
a salpare per il cielo infinito.
E già spandi intorno
il suo silenzio mortale.
XII
Sì, gridano i fanciulli
a gennaio,nel paese che
meriggia beato.
Le carrette
fanno un dolce strepito
per l’aria solatia.
E tu, ignota e lontana,
non guardi e non odi.
[...]
XIV
Quaggiù
nell’ultima luce della
vita,
il tuo corpo flata ancora
un poco.
È qui tra noi,
vivo nel suo sonno pur cieco.
È qui tra noi.
Adesso il pianto è più
dolce
che di te ci resta solo
un lieve sonno.
Ora è più dolce piangerti,
che sei ancora fra noi,
ma dici che nel tuo seno
affannato
nasceranno le erbette
in Aprile.
Nascerà la prima erbetta
d’Aprile
e noi vivi canteremo
sulle zolle felici.
Ci sarà il consueto odore
d’Aprile,
le piccole rose lucenti
di pioggia.
E tu lontana
in grembo a un tempo infinito,
o giovinetta.
[...]
XVI
Potrei gridare,
o creatura,
sulla tua vita sparita.
Straziarmi
sugli antichi giorni
della tua gioventù.
Dolore, fatica, e mali,
ecco l’inganno
che ti ha condotta senza
vita
alla morte.
[...]
XVIII
Ecco, è finita.
Le figlie ti reggono il
busto,
e tu soffi,
sui loro capelli,
l’ultima vita.
O nonnuccia, che fai?
Vuoi che ti deterga
la fronte sudata sull’origliere
con un piccolo panno?
Le figlie gridano a perdifiato
«Muori come una colombuccia,
senza chiedere nulla.»
Ma tu
hai valicato il confine.
XIX
Ti sostengo sulle braccia
o corpicino,
mentre le figlie assettano
i lenzuoli.
Poi ti vestono
a fatica
gridando e piangendo.
Le vecchie vicine
cominciano a consolarci.
Alzati,
e scacciale via,
strappati l’abito domenicale
di seta,
e col tuo scialle stracciato,
scendi ad attizzare il fuoco.
[...]
XXV
In sogno
ero nell’orto.
Aprile
ardeva dolce sui fiori.
Tu, lungo il muro,
lontana, lontana,
mi sei apparsa.
Accorato
il tuo volto sopra la
veste scura
di morta
mi sorrideva.
E la tua bocca diceva:
Che fai?