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Tutte le poesie a cura e con uno scritto di Walter Siti - Saggio di Fernando Bandini Cronologia a cura di Nico Naldini Meridiani Mondadori, Milano * * * Con la poesia si conclude l’edizione - cominciata nel 1998 e diretta da Walter Siti - che ha consacrato a classico uno scrittore scomodo e amatissimo del Novecento. I due tomi indivisibili raccolgono tutte le poesie di Pasolini, con numerose novità rispetto all’edizione Garzanti del 1993. In primo luogo diversa è l’organizzazione del materiale, per cui le poesie là raggruppate in una sezione di “varie” sono state reinserite nei progetti da cui l’autore o i vari editori le avevano estratte. Sono proposte inoltre alcune raccolte del tutto (o quasi del tutto) inedite, come l’esperimento plurilinguistico. L’italiano è ladro, il lungo “poema in forma di sceneggiatura” Bestemmia, i 112 sonetti de L’hobby del sonetto, per un totale di circa 400 pagine di inediti. Si aggiunge poi la “scoperta”
del Pasolini traduttore di poesia: alla decina di testi noti finora, qui
se ne affiancano altri sessanta. Corredano il Meridiano un ampio saggio
introduttivo di Fernando Bandini, un saggio complessivo di Walter Siti,
e una bibliografia completa di tutti i testi pasoliniani usciti a stampa.
Note e notizie sui testi, a cura di Walter Siti, Maria Careri, Annalisa Comes, Silvia De Laude e Caterina PetreccaCONTENUTI: Bibliografia - Repertorio
cronologico delle opere pubblicate in vita - L'opera rimasta sola, di Walter
Siti
Dal saggio introduttivo di Fernando Bandini Un discorso critico che si ponga di fronte alla totalità dell'opera poetica di Pasolini deve fare i conti con la eterogeneità delle esperienze che la contraddistinguono nel corso degli anni. L'unica cosa che permane identica a se stessa è il modo con cui, nella teoria e nella pratica, Pasolini pensa alla scrittura poetica come scrittura privilegiata, luogo dell'assoluto, dove ogni asserzione diventa verità e il privato può presentarsi come un universale. A questa perenne tensione verso la poesia vanno ricondotte anche tutte le altre sue scritture, compreso il cinema. In numerosi interventi egli ascrive le sue molteplici esperienze a questa volontà poetica ininterrotta e onninclusiva. Per questo è difficile analizzare l'opera in versi di Pasolini limitandosi alla descrizione dei fatti formali. Pasolini è un poeta che cerca la propria forma al di là (al di sopra?) dello stile, mimando ogni volta una nuova figura di sé attraverso una pronuncia sacrale, "sciamanica" dei testi (è Zanzotto a parlare di un Pasolini-sciamano). Ed è a sua volta illegittimo trattare l'opera poetica di Pasolini come un fatto autonomo e concluso in se stesso. I generi diversi che Pasolini affronta simultaneamente (romanzo, teatro, cinema, la stessa attività saggistica) costituiscono un unicum agglutinato e compatto. Fermare l'attenzione sull'opera in versi è in qualche maniera tagliare in gran parte l'orizzonte vasto e inquieto in cui essa va collocata. L'unica legittimità di un discorso circoscritto alla sola poesia viene dal fatto che esso può recare un contributo alla comprensione di una personalità tra le più complesse del Novecento. Complessa anche nella perenne iterazione dei temi che trasmigrano da un genere all'altro con una (almeno in apparenza) provvisorietà ed ecletticità di soluzioni formali. Nei suoi stessi esordi friulani - il suo periodo esistenzialmente oltre che poeticamente più felice - la forma è tutta nella pronuncia di quella lingua appartata e vergine, cristiana e romanza, ai cui colori il poeta affida ogni intenzione e sogno. Nell'editoriale", scritto in friulano, di "Stroligut di cà da l'Aga" Pasolini mette in epigrafe un passo di Shelley che detta: "Nell'infanzia della società ogni autore è necessariamente un poeta, perché il linguaggio stesso è poesia". La lingua costituisce il testo ed è insieme qualcosa che lo trascende: una cosa aliena sentita, nella suggestione di una perdurante adolescenza, come lingua celeste. Pasolini aveva anche scritto una sorta di romancero in uno spagnolo orecchiato e approssimativo, all'inseguimento di un'altra lingua celeste: quella che gli sembrava risonare nei versi di Lorca, Jiménez, Machado e altri iberici (sono i poeti che dominano la sua giovanile formazione poetica, ai quali si dovrà anche aggiungere il Tommaseo traduttore dei Canti illirici e greci). Ai toni di quei poeti spagnoli, attenti al melos popolare e ai suoi stilemi (ma chiusi nell'ambra di lucori manieristici che riducono iterazioni e riprese a inediti echi del cuore), è vicino Pasolini giovane. Rivelatore, da questo punto di vista, l'esergo posto in limine alla Suite furlana, un verso di Machado: "Mi juventud, veinte anos en tierra de Castilla", dove la Castiglia è il Friuli; esergo che riappare nel Gran madrigale del 1949. Questa vicinanza ad alcuni poeti del Novecento spagnolo spiega perché il friulano di Pasolini - almeno all'altezza degli esordi - sia così privo di ogni corrivo abbandono al canto, rifugga da ogni macchia vernacolare, si presenti così compatto ed essenziale. E ben a ragione Contini, suo primo prestigioso recensore, parlava di lingua "quasi marmorea, che s'affranca senza lotta dai ritmi canonici delle abitudini paesane". * * * Sono usciti i due volumi, il nono e il decimo, dei Meridani Mondadori dedicati a le poesie e con molti inediti, con cui si conclude la pubblicazione di tutta l'opera di Pier Paolo Pasolini. Un impressionante complesso di pagine che, se da una parte sembrano il piedistallo per un monumento, dall'altra sembrerebbe sgretolarne e disperderne unità e forza. Tra poesie e apparati sono 3.800 pagine, in vendita a 98,00 euro, delle quali 400 di testi inediti o conosciuti solo in piccole parti, come per i 112 componimenti di “L'hobby del sonetto”, di cui ne erano apparsi sinora solo sei, come si conosceva solo un piccolo estratto delle 100 pagine del poema in forma di sceneggiatura 'Bestemmià. Lo spiega lo stesso Walter Siti, curatore dell'opera, nella sua Nota all'Edizione, dove scrive che c'è nella sua versione lunga anche il poemetto “L'italiano è ladro”, la raccolta completa 'Inferno e paradiso proletariò, quindi i diari 1948-'49 e il progetto di raccolta “Poesie marxiste 1964-'65”, oltre a 72 traduzioni poetiche. Sempre Siti ci fa sapere di aver escluso da questo corpus, oltre a tante piccole cose giovanili, un 'Tancredì in ottave, e mille altre cose speso troppo informi, tutte correzioni e ripensamenti da cui sarebbe difficile estrarre una versione in qualche modo definitiva. Migliaia di pagine di versi che compongono un corpus imponente che fanno di Pasolini, per quantità, forse il poeta più prolifico del nostro secondo Novecento, e che trovano il loro senso intimo proprio in questa mole, che nasce da un bisogno forte di scrivere, di fare poesia praticamente con cadenza quotidiana, sin da ragazzino, per necessità artistica e esistenziale assieme, a conferma della tesi di un Pasolini letterato in cui c'è una forte corrispondenza tra vita e opera. [dal "Giornale di Sicilia"] . Romanzi e racconti - La saggistica - Il cinema - Il teatro |
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